Giro d'Italia 2018
Valerio Conti in esclusiva: contento del mio Giro ma peccato per le fughe, nessun problema di sicurezza a Roma

Valerio Conti in esclusiva: contento del mio Giro ma peccato per le fughe, nessun problema di sicurezza a Roma

(foto: Bettini)

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Tra gli azzurri usciti a testa alta e con tanta esperienza in più dall’ultimo Giro d’Italia possiamo annoverare anche Valerio Conti, migliore dei nostri, con il 4° posto finale, nella classifica dei giovani. Sin dai primi giorni il corridore romano non si è tirato indietro sia nei tentativi di attacco che nel lavoro di supporto a Fabio Aru, affrontando con buon piglio gli ostacoli di una gara rivelatasi oltremodo combattuta, in cui gli alfieri dell’UAE Team Emirates, in seguito alle difficoltà del sardo, hanno dovuto stravolgere lo spartito tattico prefissato alla vigilia. Il laziale classe 1993 ha ripercorso insieme a noi gli accadimenti delle ultime tre settimane e ha espresso le proprie valutazioni non solo sul suo rendimento individuale, ma anche su alcuni dei temi più dibattuti emersi sulle strade del belpaese.

 

Partiamo da un tuo bilancio personale della Corsa Rosa. Come giudichi questa tua terza esperienza nel GT di casa?

“Sono state tre settimane molto dure. In questa edizione il livello era davvero alto e infatti, in termini di andature, è stato il Giro più intenso tra quelli che ho disputato. Penso di aver comunque corso con lo spirito di chi vuol essere protagonista e nel complesso sono contento di quanto fatto. Purtroppo le fughe non hanno avuto grande spazio e questo aspetto mi ha sicuramente penalizzato un po’ a livello di risultati personali. Di solito dalla seconda settimana in poi il gruppo tende a concedere qualcosa agli attaccanti, ma quest’anno, vista anche la situazione della generale, si sono sviluppate delle dinamiche molto particolari. Ci sono state squadre, a partire dalla Mitchelton-Scott, che hanno spinto quasi tutti i giorni sull’acceleratore per favorire i rispettivi capitani, soprattutto nelle tappe sulla carta più favorevoli ai tentativi da lontano”.

 

Rispetto alle tue precedenti apparizioni qual è stata la principale differenza che hai riscontrato in gara?

“La qualità media dei partecipanti era tra le più alte degli ultimi anni e questo fatto si è percepito parecchio anche all’interno del plotone. Non c’è stato un attimo di tranquillità e, per tensione e ritmi, sembrava quasi di essere al Tour. Tante frazioni sono state condotte a tutta dal primo all’ultimo chilometro, con le stesse fughe che finivano per sganciarsi più per sfinimento che per concessione del gruppo. Una corsa così battagliata è stata senza dubbio spettacolare per gli appassionati e per chi assisteva da casa, anche se io avrei sicuramente preferito che ci fosse meno controllo”.

 

L’eccezione in tal senso è stata la tappa di Pratonevoso, dove è andato in porto un tentativo composto da tanti passisti e da pochi atleti adatti ad un arrivo in quota. In luce di quanto detto c’è qualche rimpianto per questa giornata in particolare?

“Quella di Pratonevoso in effetti è stata l’unica frazione in cui è arrivata una fuga classica e non esserci entrato rappresenta senza dubbio un rammarico, anche perché al suo interno c’erano tutti corridori alla mia portata. Davanti eravamo tuttavia già coperti da Marcato e, sia come singolo che come squadra, non c’era la possibilità di agire diversamente una volta che il gruppetto ha preso il largo. Gli attaccanti sono evasi in pianura quando si viaggiava a 60 km/h e in questi casi entra in gioco anche un po’ di fortuna. Per chi ha le mie caratteristiche è molto più facile inserirsi nell’azione buona su dei percorsi mossi e più impegnativi, dove si riesce a fare la differenza di forza”.

 

Nell’atto finale di Roma ci sono state parecchie polemiche per le condizioni del fondo stradale, con la relativa neutralizzazione dei tempi per la generale. Che idea ti sei fatto di quanto accaduto?

“Personalmente non mi sono lamentato della situazione che abbiamo trovato. Quando fai tappa a Roma penso sia inevitabile disegnare un circuito che vada a toccare i monumenti e gli scorci più suggestivi del centro storico. Il malumore del gruppo più che per una questione di sicurezza era dovuto al fatto che in tanti si aspettavano di fare una vera e propria passerella, quando il tracciato era invece piuttosto nervoso e con tanti tratti in ciottolato. Chi non conosce i sanpietrini della capitale ovviamente non sa che si avvicinano molto al pavé tradizionale ed alcuni sono rimasti spiazzati nel percorrere un terreno del genere. Alla 21° tappa c’è gente a cui pesa un po’ dover fare corsa vera e la richiesta di neutralizzazione è partita proprio dagli uomini di classifica che non intendevano spremersi o darsi battaglia anche nella giornata finale. A livello di fondo stradale non ho notato pericoli particolari e mi sembra che non ci siano stati incidenti neanche tra i velocisti o tra gli atleti che si sono impegnati fino all’ultimo. Sono convinto che se questa tappa si fosse disputata nel mezzo del Giro non ci sarebbe stato alcun problema”.

 

Quali soluzioni alternative sarebbero più adeguate secondo te affinché la Corsa Rosa continui a terminare nella capitale?

“Da corridore romano non posso che augurarmi che ci sia continuità in tal senso, anche se, per evitare che si ripeta la polemica di domenica, sarebbe senza dubbio necessario qualche aggiustamento. A mio avviso una buona idea sarebbe quella di ridurre il circuito a due o tre tornate, inserendo in precedenza un tratto in linea completamente pianeggiante, che vada magari ad attraversare i viali periferici del quartiere Eur”.

 

Il tuo Giro e quello dei tuoi compagni è stato particolari anche per la debacle del vostro leader Fabio Aru. Che spiegazioni ti sei dato per la sua clamorosa controprestazione?

“Penso che soltanto Fabio sia in grado di rispondere con precisione a questa domanda. La mia sensazione è che le tante aspettative lo abbiano influenzato in negativo. È un ragazzo molto umile e sensibile e le difficoltà dei primi giorni devono averlo messo profondamente sotto stress a livello psicologico. Non so poi se sia stato frenato pure qualche problema fisico più specifico. Nel ciclismo ogni anno è diverso e a volte può capitare che i malanni arrivino proprio nel mese in cui si concentrano i tuoi obiettivi principali”.

 

Ti sensi di escludere quindi che ci sia stato qualche errore nella preparazione?

“Direi proprio di sì. Siamo stati spesso insieme negli ultimi mesi e dagli stessi ritiri in altura che abbiamo svolto sono sempre emersi dei valori ottimi. I selezionati per il Giro hanno svolto un programma molto simile e alla fine ci siamo tutti espressi, in base agli standard singoli, al meglio delle nostre potenzialità”.

 

Cosa prevede adesso il tuo calendario di gare?

“In passato ho sempre corso nelle settimane immediatamente successive al Giro ed anche quest’anno inizierò il mese di giugno in sella. Sono infatti in partenza per il Delfinato, gara in cui ci presenteremo con Daniel Martin nelle vesti di leader. Devo ancora parlare nel dettaglio coi tecnici riguardo a quello che sarà il mio ruolo, ma se ci sarà occasione mi piacerebbe anche provare a togliermi qualche soddisfazione personale. In seguito sarò al via dell’Adriarica Ionica Race e, forse, dei campionati italiani, prima di prendermi un periodo di stacco. A luglio accompagnerò Aru in un altro ritiro in altura, nel quale affineremo la condizione in vista del Giro di Polonia e di una più che probabile partecipazione alla Vuelta”.

 

La Vuelta potrebbe essere una bella vetrina anche per guadagnare una maglia azzurra per Innsbruck?

“Innanzitutto si tratta di una corsa che mi piace molto e nella quale tengo sempre a fare bene. Per il discorso nazionale posso solo dire di aver un buon rapporto col CT Davide Cassani, che mi ha già convocato in occasione dei campionati europei del 2016. Quella del mondiale è un’ipotesi affascinante, ma al momento, non avendo particolari certezze a riguardo, non ci penso neanche più di tanto. Di sicuro la Vuelta sarà un passaggio chiave per chi vorrà presentarsi in Austria al massimo della forma”.





01/06/2018

Marco Bea


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