Mondiale Innsbruck 2018
Alessandro Fancellu in esclusiva: il mio bronzo frutto di una grande prova di squadra, Polartec scelta migliore per la mia crescita

Alessandro Fancellu in esclusiva: il mio bronzo frutto di una grande prova di squadra, Polartec scelta migliore per la mia crescita

(foto: Bettini)

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Nella prova in linea Juniores del mondiale di Innsbruck il nostro Alessandro Fancellu ha strappato un bronzo più che meritato ed anche una buona dose di applausi. Il comasco classe 2000 ha brillato in una gara segnata dallo show di Remco Evenepoel, in cui la nostra nazionale si è comunque segnalata per il suo atteggiamento combattivo e mai rinunciatario. In un gruppo infarcito di elementi con potenzialità da podio è alla fine emerso proprio l’alfiere del Club Ciclistico Canturino 1902, bravo a far valere le proprie doti di scalatore lungo l’ascesa di Igls ed anche lucido nel gestire il serrato duello con l’elvetico Alexandre Balmer nei km finali. Insieme al nostro giovane portacolori abbiamo ripercorso le fasi salienti della contesa, per poi soffermarci sui suoi progetti in vista del salto di categoria.

 

Cosa si prova ad avere una medaglia mondiale al collo e come è andato il tuo rientro in Italia?

“Appena tornato a casa abbiamo dato una festa con tutti e miei parenti, mentre a scuola i miei compagni mi hanno accolto con una torta ed uno striscione. Mi sento di fare un ringraziamento speciale a tutti per l’entusiasmo con cui mi hanno seguito e per i bei pensieri che mi hanno dedicato. In Austria sono stato per qualche giorno come in una bolla vista l’esaltazione del momento, ma adesso, ad una settimana di distanza dalla gara, comincio a rendermi conto del valore di questo bronzo, di cui sono davvero orgoglioso”.

 

Che gara è stata la vostra vissuta da dentro e quanto è stato difficile mantenere il sangue freddo nel testa a testa con Balmer?

“A livello di spettacolo penso sia stata una corsa davvero avvincente, con la caduta di Evenepoel nel tratto in linea che ha contribuito a far esplodere la situazione molto prima dell’ingresso nel circuito. Come nazionale ci siamo fatti trovare pronti da subito e soltanto l’incidente di Rubino ci ha impedito di scollinare in cima alla salita di Gnadenwald con ancora tutti e 6 gli effettivi  nel drappello di testa. Da quel momento abbiamo deciso di sfruttare il vantaggio numerico con una serie di attacchi e, sull’ultimo passaggio di Igls, è toccato a me fare la mia mossa. Soltanto Balmer è riuscito a seguirmi, senza però dare alcun tipo di contributo nell’alimentare l’azione. Nessuno di noi due era sicuro della propria superiorità in volata e, una volta terminato il tratto in discesa, è iniziata infatti una vera battaglia di nervi. Dopo avermi dato un paio di cambi poco convinti ha provato anche a staccarmi in almeno un paio di occasioni, ma ho tenuto duro senza perdere la calma. Non posso certo definirmi un corridore di spunto, ma per fortuna nello sprint finale sono contate soprattutto le energie residue”.

 

Avete dovuto un po’ reinventare la vostra tattica dopo il ritiro di Rubino. Pensi che la sua assenza abbia inciso parecchio nelle fasi calde della gara?

“Samuele era una delle pedine fondamentali della squadra e già al Trofeo Buffoni di metà settembre aveva dimostrato di essere uno degli atleti più in forma del momento. Sapevamo quindi che poteva essere il nostro riferimento per l’ultimo giro, ma purtroppo è rimasto tagliato fuori quando mancavano ancora tanti km al traguardo. Siamo stati bravi però a non perderci d’animo e a reagire subito con decisione, puntando su una strategia coraggiosa come quella di sganciarci a turno. Penso che il risultato finale ci abbia dato ragione, con un terzo posto di assoluto spessore”.

 

In questo mondiale Evenepoel non ha tradito le attese e si è confermato il padrone assoluto della categoria. Nonostante il suo evidente strapotere vi siete comunque presentati al via con l’intento di batterlo?

“Già alla vigilia eravamo tutti consapevoli che sarebbe stato nettamente il favorito. Ha mostrato un motore diverso dagli altri sin dalla Corsa della Pace di inizio maggio e non si è fermato per tutta la stagione. La vera mazzata in termini di morale per noi rivali è arrivata però agli europei, dove ha staccato tutti dopo pochi km, tagliando il traguardo con quasi 10’ di vantaggio sul secondo. In cuor nostro ad Innsbruck speravamo comunque di poterlo contrastare, visto che al Giro della Lunigiana, pur vincendo la corsa, non era riuscito a scavare delle differenze così marcate. Non siamo partiti già battuti quindi, ma quando ha iniziato a cambiare passo c’è stato davvero poco da fare per tutti”.

 

Cosa ti ha impressionato maggiormente di lui nel correrci contro?

“Ti colpisce il fatto che spesso non segue alcuna disciplina tattica e, quando entra in azione, non si risparmia per neanche per un metro. Trasmette davvero la sensazione di conoscere la sua forza e di poter fare quello che vuole in corsa”.

 

Nel calendario nazionale scarseggiano le gare adatte agli scalatori come te. A riguardo come di sei trovato in questi due anni da Juniores?

“Nel complesso non mi sono sentito particolarmente a disagio, anche se per gli atleti dotati in salita e poco veloci come me ci sono sicuramente meno opportunità per vincere. In questa categoria la maggior parte delle gare si risolvono con degli sprint più o meno ristretti, dove i corridori con le mie caratteristiche non partono di certo avvantaggiati. Penso comunque che ci siano diverse prove prestigiose e dal percorso selettivo sia in campo internazionale che dentro i confini italiani. Non credo quindi di potermi lamentare in tal senso”.

 

Effettuerai il salto di categoria approdando ad una formazione Continental straniera come la Polartec-Kometa. Quali sono i motivi di questa scelta?

“Nei primi sei mesi rimarrò nel loro gruppo under 23, in modo da potermi preparare al meglio per la maturità. Dopo gli esami tornerò ad allenarmi a pieno ritmo e sarò integrato a tutti gli effetti nella squadra Continental. Penso sia la strada migliore per il mio processo di maturazione, anche se all’inizio dovrò prendere con tutta probabilità delle belle mazzate. Mi sono reso conto infatti che all’estero ci sono dei ritmi e delle modalità di affrontare le gare molto diversi da quelli a cui siamo abituati in Italia e testandomi in un contesto del genere andrò ad aggiungere molto al mio bagaglio di corridore”.

 

In quale grande corsa sogneresti di primeggiare nel più o meno prossimo futuro?

“La gara che più mi affascina è il Giro di Lombardia, non solo perché si disputa sulle strade di casa mia. Nonostante si tratti di una prova di un giorno presenta infatti ogni anno dei percorsi davvero belli ed impegnativi, molto adatti a chi sa andar forte in salita”.





05/10/2018

Marco Bea


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