Mondiale Innsbruck 2018
Andrea Piccolo in esclusiva: difficile fare meglio del bronzo nella crono, come nazionale abbiamo corso per vincere, nonostante Evenepoel

Andrea Piccolo in esclusiva: difficile fare meglio del bronzo nella crono, come nazionale abbiamo corso per vincere, nonostante Evenepoel

(foto: Bettini)

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Il mondiale di Innsbruck nella categoria Juniores ha messo in vetrina, oltre al fuoriclasse Remco Evenepoel, anche il nostro Andrea Piccolo. Il magentino classe 2001 ha infatti conquistato un bronzo di peso nella prova a cronometro, alle spalle proprio del “cannibale” belga e dell’australiano Lukas Plapp, dopo essersi segnalato per l’intera stagione come uno dei talenti in erba più interessanti del nostro movimento. Lo score di 11 vittorie nel 2018, unite a diversi piazzamenti negli appuntamenti internazionali, testimonia la continuità di un atleta che non ha patito affatto la transizione dagli allievi ed il confronto con i rivali più esperti del secondo anno. Il portacolori del Team LVF ci ha raccontato in esclusiva alcune curiosità sulla sua rassegna iridata e sul suo percorso di crescita come corridore.

 

Ciao Andrea e complimento per questo bel risultato. Che esperienza è stata in Austria e come è andato il tuo rientro a casa?

“Diciamo che ho voluto godermi fino in fondo la settimana e infatti sono rimasto ad Innsbruck anche nel weekend, per seguire le altre gare. Sono tornato a casa domenica sera e i miei genitori mi hanno riservato un’accoglienza speciale, con dei cartelloni che avevano preparato appositamente per celebrare il mio bronzo. Sono davvero contento di quello che sono riuscito a fare in questo mondiale, in cui penso di essere andato davvero forte, in primis ovviamente nella prova a cronometro”.

 

La sensazione è che i tempi di Evenepoel e Plapp fossero quasi inavvicinabili. Pensi che il bronzo sia stato il massimo risultato possibile?

“La prestazione di Evenepoel è stata davvero mostruosa ed era assolutamente fuori portata per qualsiasi rivale. Plapp invece mi ha distanziato di soli 14’’, ma dal canto mio era davvero difficile fare una gara migliore di questa. Me la sono giocata al massimo delle mie possibilità, gestendo tra l’altro lo sforzo con grande attenzione. Sento di aver dato tutto dall’inizio alla fine e credo che, visto quanto espresso sulla strada, il terzo posto sia il risultato più giusto”.

 

Nella prova in linea, anche al netto dell’ottimo bronzo di Fancellu, vi siete mossi da vera squadra, pur essendo abituati a rivaleggiare tra di voi per tutta la stagione. Come avete cementato il gruppo e come vi siete trovati a gestire le dinamiche di una corsa pazza come quella di giovedì scorso?

“Bisogna sottolineare che abbiamo preparato questo mondiale nei minimi dettagli. Nella fase di avvicinamento abbiamo svolto un ritiro a Livigno col CT Rino De Candido, proprio per stare insieme e per affinare la condizione. Siamo arrivati in Austria quindi con tanta motivazione e, soprattutto, con la consapevolezza dei rispettivi ruoli. Una volta in gara la caduta che ha coinvolto Rubino ed Evenepoel ci ha un po’ stravolto i piani, visto che io e Benedetti avevamo il compito di marcare il belga in previsione di un suo più che probabile attacco da lontano. Abbiamo deciso quindi di muoverci a turno, per provare a prenderlo in contropiede e per costringere qualche altra nazionale a lavorare. Quando Evenepoel è rientrato e ha cominciato a sgasare purtroppo non c’è stato più nulla da fare per l’oro, ma per fortuna siamo comunque riusciti a centrare un grande terzo posto con Fancellu”.

 

La presenza di Evenepoel ha un po’ minato le vostre ambizioni di vittoria in partenza o non vi siete fatti condizionare da questo punto di vista?

“Il nostro obiettivo era quello della medaglia d’oro e non abbiamo mai pensato di ritrovarci a competere esclusivamente per la piazza d’onore. Ogni gara ha una storia a sé e gli imprevisti sono sempre dietro l’angolo, anche quando sei il più forte. La sua caduta ad esempio avrebbe potuto benissimo tagliarlo fuori dai giochi e alla fine è stato bravo lui a rifarsi sotto. Come nazionale abbiamo fatto del nostro meglio per contrastarlo e creargli delle difficoltà, pur non riuscendo nell’intento”.

 

Nel corso dell’anno hai avuto modo di confrontarti più volte in maniera diretta con il fenomeno belga, spesso senza neanche sfigurare. Cosa ti ha impressionato di più di questo fenomeno nel correrci contro?

“La cosa che ti colpisce di più è la sua incredibile facilità. Anche quando sei a tutta trova sempre la forza per cambiare ulteriormente passo, all’apparenza senza quasi fare fatica. Se sei al limite è praticamente automatico che ti faccia saltare”.

 

Al tuo primo anno nella categoria Juniores ti sei già affermato come uno dei migliori corridori del panorama internazionale. Hai paura di avvertire un po’ di pressione in vista di una stagione 2019, in cui ci saranno giocoforza parecchie aspettative su di te?

“Vengo da un’annata ricca di successi, ma per il 2019 non voglio focalizzarmi troppo sul fatto di dovermi ripetere. Sento di non avere più nulla da dimostrare riguardo alle mie qualità e, un po’ come per questo primo anno, ragionerò insieme alla squadra in funzione di determinati obiettivi”.

 

Ha fatto vedere di essere piuttosto poliedrico e di saper interpretare bene qualsiasi tipo di terreno o di situazione di corsa. Che tipo di corridore vorresti diventare per il prossimo futuro?

“Con i miei preparatori ci stiamo rendendo conto che nel ciclismo attuale, specie nelle corse a tappe, è sempre più importante saper andare nelle prime contro il tempo. Ormai è molto più facile che a vincere un GT sia un cronoman in grado di difendersi in salita, piuttosto che uno scalatore puro. Per questo motivo penso che potrei avere delle buone attitudini per i grandi giri e mi piacerebbe coltivarle anche in futuro. A riguardo però non sono categorico, visto che me la cavo anche nelle gare secche e negli sprint ristretti. Al momento non mi precludo alcuna strada quindi ed andrò ad indirizzarmi soltanto una volta uscito dalle categorie giovanili”.





04/10/2018

Marco Bea


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