Mondiale Innsbruck 2018
Tatiana Guderzo in esclusiva: il bronzo pesa quanto un oro, istinto e voglia di rivalsa dietro questa medaglia

Tatiana Guderzo in esclusiva: il bronzo pesa quanto un oro, istinto e voglia di rivalsa dietro questa medaglia

(foto: Bettini)

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La medaglia azzurra più sofferta e palpitante all’ultimo mondiale di Innsbruck è arrivata per mano di Tatiana Guderzo, bronzo nella prova in linea delle donne elite. La veterana della nostra nazionale femminile, iridata a Mendrisio 2009, ha messo in campo cuore ed esperienza in una corsa rivelatasi oltremodo selettiva, spaccata a metà dal fenomenale assolo di Anna Van Der Breggen. Dopo essersi esposta in prima persona in un attacco sviluppatosi a 70 km dal traguardo la vicentina si è fatta trovare pronta anche nell’ultimo giro, in cui ha preso d’anticipo le avversarie più pericolose, per poi ingaggiare un’avvincente battaglia con le compagne d’avventura sulla salita di Igls. La portacolori della BePink ha ripercorso con noi le fasi salienti della gara, ragionando anche sul valore di questo podio e sulle prospettive per il suo futuro da atleta.

 

Ciao Tatiana e complimenti per questo fantastico risultato. Che sapore ha la tua medaglia di bronzo e come la collochi all’interno della tua già straordinaria carriera?

“Come dichiarato a caldo subito dopo l’arrivo metto questo bronzo quasi alla pari della mia maglia iridata di Mendrisio, soprattutto per come è arrivato e per tutte le difficoltà che ho attraversato nell’ultimo periodo. È stato un anno davvero duro sia per i tanti problemi fisici, compresa un’operazione di appendicite, che per alcuni scossoni emotivi, a partire dalla perdita di mio nonno. Non sono mai riuscita a trovare stabilità nella mia condizione fisica e ne ho risentito parecchio anche in termini di tranquillità. In cuor mio sentivo comunque di poter dare ancora molto e, soprattutto, di valere un risultato del genere”.

 

A livello tattico avete dovuto ridisegnare un po’ i piani dopo l’azione della Van Der Breggen, visto anche il marcamento tra le tante favorite rimaste tagliate fuori dal tentativo buono. Come e quando è nata la tua decisione di lanciarti all’attacco prima dell’ultima scalata di Igls?

“La nostra tattica in partenza era molto semplice. Sapevamo che l’Olanda sarebbe stata il faro della corsa, con la Van Der Breggen come punta di diamante. L’obiettivo era quindi quello di seguire qualsiasi mossa delle atlete in maglia arancione e di inserirsi in tutti i tentativi più pericolosi. La leader designata per noi era Elisa Longo Borghini e sulla carta io sarei dovuta essere completamente a suo sostegno. Il ciclismo tuttavia è bello proprio perché i tanti scenari previsti alla vigilia possono essere stravolti nell’arco di pochi km e la fiammata della Van Der Breggen ha cambiato tutte le dinamiche. Il mio attacco al termine del penultimo giro è stato puramente istintivo, anche perché, senza le radioline, non avevamo grandi riferimenti. Una di noi ci doveva essere in quell’azione e io mi sono gettata sulle ruote della Canuel e della Pieters senza pensarci troppo, per consentire anche ad Elisa ed Erica Magnaldi di stare al coperto in vista della salita conclusiva”.

 

Quando hai capito di avere la possibilità di salire sul podio?

“Quando ci siamo trovate a metà strada tra il gruppo e le altre attaccanti c’è stata una fase di stallo ed incertezza, poiché non avevamo un’idea chiara della situazione e dei distacchi. Personalmente non avevo davvero percezione della nostra posizione in corsa, anche una volta raggiunto il terzetto con Rivera, Jasinska e Fahlin ad inizio salita. Per fortuna subito dopo è arrivata la nostra ammiraglia, che mi ha comunicato di essere nel gruppetto buono per il bronzo, suggerendomi anche di provare, qualora ne avessi avute ancora, a fare selezione. Da quel momento in me si è accesa una nuova speranza e ho trovato le forze per portare un ulteriore attacco, nonostante i morsi della fatica alle gambe. In quella parte della scalata ho pensato soltanto a dare tutto, senza badare più nemmeno alla reazione delle mie avversarie”.

 

Nella vostra gara il percorso sembra aver davvero rispettato le attese in quanto a durezza.

“Il circuito era già di suo di quelli tosti, ma la vera sorpresa in tal senso è stata rappresentata dal tratto in linea iniziale. Oltre alla dura ascesa di Gnadenwald, che tutte conoscevamo, c’erano infatti diversi saliscendi anche nei primissimi km. A dispetto di quanto segnalato nell’altimetria si trattava di strappi che sono rimasti sulle gambe di tante ragazze nelle fasi successive. Una volta entrate ad Innsbruck avevamo già superato un dislivello decisamente importante e questo ha fatto sì che alla fine emergessero soprattutto le individualità delle atlete. C’è da dire comunque che noi elite siamo piuttosto abituate ad affrontare durante l’anno tracciati di questa difficoltà, mentre per le Junior il discorso è un po’ diverso. Per loro profili del genere sono forse un po’ esagerati e, nonostante il chilometraggio inferiore, immagino abbiamo fatto davvero tanta fatica”.

 

Come si strutturerà adesso il tuo finale di stagione in quanto a programmazione ed obiettivi?

“In settimana disputerò il campionato italiano a cronometro con la casacca delle Fiamme Azzurre, per poi tornare a vestire i colori della BePink al Giro dell’Emilia e al Beghelli. A fine ottobre saremo invece al via del Tour of Guangxi, ultima prova del calendario World Tour femminile. A Bologna mi presenterò come campionessa uscente ed è logico che ci siano delle aspettative importanti su di me. Spero in tutta onestà di fare un buon risultato, anche per ringraziare il nostro team manager Walter Zini e le mie compagne per avermi accolto nel gruppo a stagione già avviata. Non è mai facile trovare qualcuno disposto ad introdurre una nuova pedina in corso d’opera, ma per fortuna la BePink mi ha dato l’opportunità di rimettermi in pista dopo la chiusura della mia vecchia squadra e di prepararmi con serenità per il mondiale. Walter è stato uno dei pochi a credere che potessi dire la mia anche ad Innsbruck e gli sono molto grata per la fiducia e per il sostegno”.

 

Quali sono invece i progetti più a lungo termine, sia su strada che su pista?

“Al momento, in tutta sincerità, non so ancora cosa farà il prossimo anno. A fine stagione mi prenderò una ventina di giorni in cui riflettere con calma sull’eventualità di proseguire per il 2019 o di chiudere qua la mia carriera. Non sono più una ragazzina e so  che questa mia avventura nel ciclismo, che dura ormai da 26 anni, dovrà prima o poi terminare. Voglio capire se ci sono ancora i margini per disputare una buona annata e per aiutare il quartetto dell’inseguimento a squadre a qualificarsi per Tokyo 2020, in quella che sarebbe la mia quinta olimpiade. Nonostante la medaglia di bronzo al mondiale il 2018 è stato davvero duro e non sono sicura di avere ancora la voglia e le capacità per fare i sacrifici necessari per mantenersi al top. Mi siederò ad un tavolo con Walter, con le Fiamme Azzurre e con le persone che mi sono più vicine e cercherò di prendere la decisione giusta in assoluta tranquillità, senza farmi condizionare da questo bel momento. Sono scelte queste che vanno prese né quando si è troppo tristi, né quando si è troppo euforici”.

 

È da diversi mesi che voi della nazionale su pista, a causa dei problemi al velodromo di Montichiari, siete costretti ad allenarvi in strutture di ripiego, come il Vigorelli nel periodo estivo. Come state vivendo voi atleti questa spiacevole situazione?

“Penso sia davvero triste vedere un velodromo funzionale e, almeno a livello di pista, ben fatto come quello di Montichiari ridotto in questo stato. I difetti alla struttura e alla copertura erano noti da tempo e c’era sicuramente modo di intervenire prima che il tutto degenerasse. Questa vicenda è la dimostrazione di quanto in Italia politica e burocrazia vadano a prevaricare l’attività stessa degli atleti. In pochi si rendono conto che la nostra nazionale nei prossimi mesi dovrà andarsi ad allenare addirittura all’estero e che sarà molto difficile dare continuità all’ottimo lavoro svolto fino ad oggi, proprio ora che stiamo tornando ai vertici della specialità. Bastava un minimo di impegno in più da parte degli enti responsabili per accordarsi e per trovare una soluzione prima dell’inverno. Speriamo soltanto che i segnali positivi arrivati di recente sul ripristino del velodromo di Montichiari si tramutino in qualcosa di concreto”.

 

La vostra generazione lascerà il testimone ad un gruppo di nuove leve davvero talentuoso. Ci confermi anche te che il futuro del nostro movimento femminile dovrebbe essere piuttosto roseo?

“Penso che per almeno i prossimi 8 anni saremo assolutamente coperti in termini di qualità. C’è un vivaio di ragazze che hanno già dimostrato con i fatti il loro valore, a partire da Letizia Paternoster. È un vero e proprio animale da corsa e possiede delle doti atletiche impressionanti, che spero metterà in mostra già nelle prossime Olimpiadi. Ci sono poi altre giovani come Elisa Balsamo, Marta Cavalli, Chiara Consonni e la Junior Vittoria Guazzini, tutte davvero valide in quanto a motore. Mi sembra poi che siano anche molto coese tra di loro e non posso che felicitarmi di questo. Spero che noi atlete più esperte siamo riuscite a trasmettergli quello spirito di gruppo che ci ha sempre contraddistinto, permettendoci di tirare fuori quel qualcosa in più in tante occasioni”. 





03/10/2018

Marco Bea


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