Mondiale Yorkshire 2019
Alessio Martinelli in esclusiva: questo argento corona un 2019 di svolta, per il futuro sogno i grandi giri, ma senza fretta

Alessio Martinelli in esclusiva: questo argento corona un 2019 di svolta, per il futuro sogno i grandi giri, ma senza fretta

(foto: Bettini)

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L’ultimo mondiale nello Yorkshire ha permesso ad Alessio Martinelli di rivelarsi agli occhi del grande pubblico, grazie ad un argento cercato quanto meritato nella prova in linea Juniores. Il classe 2001 di Bormio si è arreso soltanto allo statunitense Quinn Simmons, mattatore della corsa con 50 km di attacco di cui 33 in solitaria, strappando a sua volta applausi per l’attitudine e la grinta con un cui ha interpretato le fasi calde della contesa. Negli ultimi 2 giri del circuito di Harrogate l’azzurro si è infatti reso artefice del proprio destino, con una notevole azione individuale che, oltre a chiudere la partita per la piazza d’onore, lo ha portato anche a sfiorare un clamoroso riaggancio con il battistrada. Proprio dal racconto e dalle emozioni della gara iridata è partita questa intervista esclusiva con il portacolori del Team Giorgi, che nelle sue parole ha lasciato trasparire una maturità non comune per un ragazzo della sua età.

 

Come è andato il tuo ritorno alla “normalità” e quanto pesa questo argento ad ormai una decina di giorni dalla sua conquista?

“Diciamo che pesa abbastanza. Nelle corse a cui ho partecipato in questi giorni sono molto più controllato di prima ed è quindi diventato complicato sganciarsi per qualsiasi tentativo di fuga. C’è un’attenzione particolare nei miei confronti anche prima e dopo le gare, che sia per una foto o per uno scambio di battute”.

 

Nello Yorkshire vi siete ritrovati a cambiare il piano tattico in corso d’opera, soprattutto dopo l’incidente di Andrea Piccolo nelle fasi iniziali. Quando hai preso coscienza che saresti potuto essere te il leader della nazionale, se non addirittura un’opzione da podio?

“Nella caduta in avvio siamo rimasti coinvolti anche io e Tiberi, ma per fortuna ci abbiamo messo molto meno tempo a rientrare rispetto ad Andrea, che aveva rotto entrambe le ruote della bici. Dal canto mio mi sono reso conto di stare davvero bene e di poter dire la mia anche per le medaglie ad 70ina di km dall’arrivo. La gamba era davvero reattiva e nelle varie accelerazioni vedevo tanti avversari fare molta più fatica di me”.

 

Come è maturata la scelta della tua azione in solitaria nel finale?

“Purtroppo una volta partita la fuga di Simmons ci abbiamo messo un po’ a capire chi ci fosse dentro ed il loro reale vantaggio, che è salito presto a circa 1’. Una volta entrati nel circuito ci siamo guardati in faccia e abbiamo deciso che sarebbe toccato a me muovermi per provare a colmare il gap, mentre Tiberi e Garofoli mi avrebbero guardato le spalle in attesa del finale. Dopo aver attaccato ai -20 sono riuscito ad avvicinarmi fino a 25’’, arrivando addirittura e vederlo in alcuni tratti di rettilineo. Peccato che alla fine non ci sia stato verso di raggiungerlo, ma per quello che ho dato sulla strada ho davvero poco da recriminarmi”.

 

L’episodio chiave della corsa si è verificato a 50 km dalla conclusione, quando si è sganciato il quintetto dal quale poi ha preso il largo Simmons. Cosa è successo in quel frangente e perché non siete riusciti ad inserirvi?

“Eravamo su un breve strappo, con il gruppo tutto in fila indiana per via del forcing degli statunitensi. Un corridore in testa ha fatto il buco e i 5 sono andati via di inerzia, senza fare un vero e proprio attacco. Io e Piccolo viaggiavamo intorno alla quindicesima posizione e non siamo riusciti a chiudere, anche perché davanti hanno subito iniziato a girare e a prendere velocità”.

 

A livello individuale a tuo avviso Simmons era davvero il più forte o lo avreste potuto contrastare in una lotta frontale nel circuito, senza che si potesse avvantaggiare prima?

“È facile parlare in maniera ipotetica, ma io sono convinto che sarebbe cambiato tutto. Sicuramente ci saremmo potuti giocare la corsa in maniera diversa, senza dover rincorrere per tutti gli ultimi 50 km. Quando insegui sei sempre in una posizione scomoda e di svantaggio, soprattutto in un circuito tosto e favorevole agli attaccanti come quello di Harrogate. Ogni gara, comprese quelle più lunghe, si decide per una questione di attimi e noi stavolta abbiamo mancato quello più importante. Nonostante ciò abbiamo fatto il possibile per rimediare e ci siamo comportati molto bene come squadra, anche perché avevamo preparato tutti con grande scrupolo questo appuntamento. Il fatto di aver perso soltanto da un atleta fortissimo come Simmons ci toglie senza dubbio un po’ di amaro in bocca”.

 

In questi 2 anni da Junior ti sei misurato con corridori come Evenepoel, Simmons ed il classe 2002 tedesco Marco Brenner, altro potenziale crack per il futuro. Cosa ruberesti ad ognuno di questi tre campioni della categoria?

“Remco è sempre stato un fuoriclasse assoluto ed è talmente perfetto da potergli invidiare ben poco. Va forte ovunque e alla prima stagione da pro’, a neanche 19 anni, ha saputo vincere ben 5 corse, quando sappiamo tutti quanto sia complicato a quei livelli anche vincerne soltanto una in tutta la carriera. Simmons è un grande talento, ma per caratteristiche siamo difficilmente confrontabili. Lui è un atleta di passo e di potenza, mentre io sono di base uno scalatore. Con Brenner invece abbiamo molto di più in comune, sebbene lui vada molto meglio di me a cronometro, in un esercizio dove devo migliorare ancora parecchio”.

 

Con questi presupposti la tua carriera potrebbe anche svilupparsi in futuro nella direzione dei GT?

“Il mio sogno sarebbe proprio quello di competere nelle grandi gare a tappe. Ho sempre avuto di mio delle ottime doti di recupero, che mi consentono di non accusare cali particolari anche in prove impegnative come, ad esempio, il Giro della Lunigiana. Sono consapevole tuttavia di dover crescere ancora tanto, anche perché con gli Juniores di norma non si va mai oltre i 5 giorni consecutivi di corsa”.

 

In questi anni stiamo vedendo sempre più giovani talenti approdare e sfondare molto presto tra i grandi. Anche te ti sei fatto tentare dalle sirene del professionismo?

“In effetti c’è una netta inversione di tendenza rispetto al passato e adesso tutti hanno fretta di passare il prima possibile. Io però voglio intraprendere un percorso diverso da quello di Piccolo e Tiberi, già sicuri di una maglia World Tour per il 2021, cercando di fare le cose in maniera graduale. Non voglio rischiare di esagerare adesso per poi ritrovarmi con la coperta corta tra qualche anno, quando avrò raggiunto anche il livello di maturazione mentale giusto per reggere il confronto con i professionisti”.

 

La scelta di approdare alla Colpack dalla prossima stagione è dettata proprio da queste motivazioni?

“Con il mio preparatore ed il mio procurato abbiamo individuato nella Colpack l’ambiente ideale per poter crescere senza eccessive pressioni. Il prossimo anno avrò anche la maturità e dovrò quindi stare concentrato pure sul fronte degli studi, nel quale comunque non ho mai avuto particolari problemi. Con loro avrò sia la possibilità di gestire in tranquillità la prima metà del 2020, a partire dalle settimane a ridosso degli esami, che di misurarmi in alcune corse con i professionisti”.

 

Da parte tua mi sembra emerga anche la volontà di curare con attenzione gli studi, aspetto singolare per un atleta capace di raggiungere anche i vertici mondiali.

“Sono sempre stato dell’idea che sia fondamentale, anche per noi sportivi, conseguire almeno il diploma di maturità. In verità starei anche pensando di proseguire con l’università, che non credo affatto sia incompatibile con la nostra attività. Un Under 23 in media dedica alla bici circa 4 ore al giorno e rimarrebbe quindi una buona dose di tempo da impiegare in qualcosa di costruttivo come lo studio. Facoltà come quelle di fisioterapia e di scienze dell’alimentazione mi affascinano molto e mi permetterebbero anche di approfondire alcuni aspetti importanti sia per la pratica del ciclismo, che per la vita di tutti i giorni. C’è da dire che sono piuttosto fissato con la dieta e con il peso e mi piacerebbe quindi agire a riguardo con ancor più cognizione di causa anche a livello personale”.

 

Sei giunto ormai al termine del tuo biennio da Juniores ed è il momento quindi di tracciare anche dei piccoli bilanci. Cosa ti porterai dietro in particolare da questa categoria e dalle ultime due stagioni?

“Negli ultimi due anni ho imparato tantissimo, a partire dal modo di muovermi e di comportarmi in gara. Ho capito che per vincere non basta essere il più forte, ma che bisogna invece saper stare in gruppo, dosare le energie e fare le scelte giuste nei momenti decisivi. Ho imparato tanto anche al di fuori delle corse. Il mio allenatore in particolare ci tiene molto affinché io sappia parlare ed relazionarmi in maniera positiva con le persone. Dopo il mondiale per capirci ho ricevuto centinaia di chiamate, messaggi e richieste, ma mi sono impegnato per rispondere direttamente a tutti. Penso di averci messo un paio di giorni per completare l’impresa, ma la cosa non mi ha pesato per niente. Quando ottieni un risultato del genere hai delle responsabilità in più nei confronti dei tifosi o dei tanti bambini che sognano la maglia iridata. La società con cui ho iniziato a correre ad esempio mi ha chiesto di venire a trovarli e di seguire un allenamento dei giovanissimi, anche solo per scambiare due chiacchiere con loro. Ci andrò giusto domani e sarà strano, ma al tempo stesso bello, recitare il ruolo di idolo per questi piccolissimi corridori”.

 

Questa nuova dimensione non sembra spaventarti affatto insomma.

“Di certo non ero tanto abituato ad avere i riflettori puntati in questo modo, anche perché tra il secondo anno da allievo ed il primo da junior avevo vinto giusto una decina di corse. In questa stagione invece ho fatto un grosso salto di qualità, grazie anche al cambio di preparatore avvenuto a metà del 2018. Sono molto maturato sia a livello fisico che caratteriale e, mantenendo questo approccio, sento di poter dare ancora tanto in futuro. I semplici risultati non dicono tutti nella categoria Juniores e penso che dalla prossima stagione si apriranno nuove opportunità per uno che va forte in salita come me”.





06/10/2019

Marco Bea


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