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Dopo la vittoria alla Parigi Tours Matteo Trentin in esclusiva a Diretta Ciclismo

Dopo la vittoria alla Parigi Tours Matteo Trentin in esclusiva a Diretta Ciclismo

(foto: Bettini)

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Gli addii dal sapore di vittoria sono sempre particolari. Lasciano il sapore di tutto quello che è stato e l'immaginazione di quello che potrebbe essere. Così succede per Matteo Trentin, classe 1989, di Borgo Valsugana che in carriera ha già vinto una tappa al Giro d'Italia, due al Tour de France e quattro proprio in questo 2017 alla Vuelta a Espana.  Nel 2015 inoltre si era imposto alla Parigi-Tours con una media strepitosa di 49.962 km/h, successo che ha bissato proprio ieri, vincendo di potenza la gara francese. Tutto questo dal 2011, dal suo passaggio al professionismo con la Quick-Step, team che lascia in questo finale di stagione per accasarsi alla Orica. Noi di Diretta Ciclismo abbiamo rintracciato Matteo e abbiamo scambiato con lui qualche opinione su questa stagione, sul cambio team, sul mondiale appena trascorso e sulle sue aspettative per le stagioni a venire. 

Matteo intanto complimenti per questa vittoria alla Parigi-Tours. Meritatissima e forse proprio per questo ravviva il rammarico per quel quarto posto al mondiale a un passo da una medaglia che sarebbe stata anche quella un omaggio alla tua gara. Parlaci di Bergen: sensazioni e riflessioni dopo il mondiale. Cambieresti qualcosa di quella giornata? 

Grazie mille per i complimenti. Guarda per la Parigi-Tours sono contento mentre devo confessare che quel quarto posto a Bergen, per un soffio giù dal podio, brucia ancora. Mi rende proprio nervoso pensarci. Del resto però sia della giornata, se la intendiamo come condotta di gara, e degli altri azzurri della nostra squadra non cambierei assolutamente nulla. Analizzando la gara vedi che eravamo sempre al posto giusto e alla fine abbiamo corso molto bene direi. È vero! Il podio era lì e avrei potuto salirci sul terzo gradino ma ormai stiamo solamente parlando al passato. Bisogna guardare avanti. 

Cambio di Team: la nuova stagione sarà alla Orica, cosa ti aspetti da questo 2018? I tuoi obiettivi? 

Eh davvero! Cambierò squadra dopo molti anni. Sicuramente sarà molto strano per me dopo molto tempo cambiare ambiente. Ma sono molto motivato e voglio continuare a fare bene. L'obiettivo principale è uno: continuare a migliorarmi con costanza, impegno e umiltà. 

Questo è un atto di coraggio. Quali spinte emotive e motivazioni ti portano a metterti in proprio a 28 anni dopo praticamente sette anni nella stessa squadra? 

Guarda a essere sincero lo staff della Orica mi aveva già avvicinato un anno fa, nel 2016, e dopo un primo scambio di idee e progetti ero rimasto molto affascinato dal progetto che avevano già in questo 2017. Hanno sempre visto per me un ruolo centrale nella squadra e un atleta capace di vincere e di convincere nelle gare che contano. 

Su questo spunto facciamo un passo indietro alla Quick Step. Crediamo a molti non fosse chiara la tattica di gara: faceva la corsa chi ne aveva di più o avevate più capitano prefissati? A volte sei sembrato quasi frenato dal poter fare la tua gara. Che ne pensi? 

Molto semplice rispondere a questa domanda. La tattica alla Quick Step è vincere. Semplicemente vincere. Mi sembra che ci siamo riusciti bene se consideriamo che andando a vedere le statistiche negli ultimi anni abbiamo collezionato più di cinquanta vittorie all'anno. Ovviamente bisogna sempre avere uno sguardo complessivo: alla Quick Step i campioni sono sempre stati tanti. Per quello avere spazio era più difficile. Però il bilancio è comunque molto positivo e diverse soddisfazioni sono riuscito a togliermele riuscendo anche a crescere molto come atleta. 

La Vuelta a Espana 2017: la corsa della tua vita. Quattro vittorie e a un passo dalla maglia verde non fosse stato per quel piazzamento di Froome. Ti ha infastidito questo Froome piglia tutto? 

Infastidito assolutamente no. Anche perché la maglia era sua e con ben venticinque punti di vantaggio su ventinove disponibile in quell'ultima frazione a Madrid. Era un suo diritto difenderla e lo ha fatto. Quindi infastidito o innervosito no, un pochino dispiaciuto invece sì. Ovviamente ci avrei tenuto a portarla a casa anche per mettere la ciliegina sulla torta dopo una gara che ho vissuto veramente molto bene e con un'ottima condizione fisica. Ma non ne faccio per niente un dramma. 

In chiusura domanda sul futuro. Ora e ancora di più dopo l'exploit di ieri alla Parigi Tours un pensiero alle classiche devi farlo: Sanremo, Fiandre e Roubaix. Potresti fare bene e vincere tutte e tre queste gare. Quale pensi si adatti meglio alle tue caratteristiche? 

Sulla carta ti dico che tutte e tre potrebbero essere perfette per le mie caratteristiche come hai detto tu. Però purtroppo non sono mai riuscito a cogliere grandi risultati in nessuna delle tre classiche di inizio stagione. Quest'anno, eccetto alla Roubaix dove sono stato male, ero sempre e comunque nel vivo della corsa cercando di animarla.  In ogni caso il morale è alto, abbiamo già lavorato molto e continueremo a lavorare sin da questo inverno per migliorare la preparazione adattandola a questi appuntamenti. 

 





09/10/2017

Stefano Zago



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