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Fabio Aru: Chi non crede in me abbia il coraggio di dirmelo in faccia

Fabio Aru: Chi non crede in me abbia il coraggio di dirmelo in faccia

(foto: Bettini)

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Fabio Aru non ci sta. L'atleta ventinovenne di San Gavino Monreale decide di rispondere alle tante parole sul suo conto, fatte dagli addetti ai lavori negli ultimi tempi, con un'intervista a "La Gazzetta dello Sport". Aru, vincitore della Vuelta a España 2015 e del titolo nazionale nel 2017, è il primo atleta sardo ad aver indossato la maglia rosa, la maglia gialla e la maglia rossa, ovvero le maglie di leader di tutti i grandi giri. Negli ultimi anni qualcosa però è cambiato e il corridore UAE Team Emirates non è più parso quello degli inizi. La ricerca delle cause, dapprima credute solo psicologiche, ha portato, in realtà, a scoprire un restringimento dell'arteria iliaca che impedendo il normale flusso del sangue agli arti rendeva impossibile lo sforzo. Ad Aprile l'intervento; il Giro d'Italia saltato, il ritorno ed un rendimento che fatica a riassestarsi sui livelli conosciuti. 

Il "Cavaliere dei quattro mori" esamina lucidamente la situazione, riconosce il calo di rendimento degli ultimi anni ma chiede chiarezza a coloro che chiacchierano: "Vorrei che me lo dicessero in faccia, vorrei questo anche per valutare se davvero conoscono quello che mi è accaduto oppure parlano tanto per parlare. Certo, arrivo da un lungo periodo negativo, il primo a non esserne felice sono io. C’era una motivazione, però. Una motivazione seria e non facile da individuare. Lo scorso aprile ho subito un intervento di angioplastica dell’arteria iliaca. Partiamo da qui."

Durante l'intervista Fabio Aru torna a parlare dell'ultima Vuelta, quella che, forse perché corsa ancora in fase di recupero, lo ha rigettato sulle prime pagine dei giornali insieme a critiche e giudizi affrettati: "Forse è stato chiesto troppo al mio motore. Però dopo è facile parlare. E comunque in Spagna un virus mi ha debilitato in modo profondo. Ne sto pagando ancora le conseguenze. Ancora oggi posso fare solo uscite brevi, massimo due ore. Non è stata una cosa lieve, ma ne sto uscendo. Da gennaio riprendo a pieno regime". 

In conclusione un bilancio tra passato e futuro: "In soldoni: sono convinto di aver perso due anni non per colpa mia, ma sono altrettanto convinto di poter tornare ai miei livelli, di lottare per traguardi importanti, di far la differenza in salita e zittire così i critici. Poi, siccome a me non piace vivacchiare, se davvero mi dovessi rendere conto di non andare più, di far fatica a tenere il passo dei migliori senza dei motivi validi, di non essere in pratica me stesso, allora sarò il primo a prenderne atto, e non escludo un passo indietro definitivo". Non si spaventino i tifosi, il sardo è il primo a non credere a questa ultima ipotesi: "Questa la ritengo un’ipotesi fantascientifica, perché so di avere le gambe per stare con i primi".





25/11/2019

Stefano Zago


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