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Il 28 agosto 1988 a Renaix era Fondriest mondiale. In esclusiva il ricordo del campione di Cles

Il 28 agosto 1988 a Renaix era Fondriest mondiale. In esclusiva il ricordo del campione di Cles

(foto: Claudio Bergamaschi)

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Vincere il mondiale al secondo anno da professionista non è da tutti. I tifosi italiani esattamente trent'anni fa gioivano perché un ragazzo di Cles, appena ventitreenne ci era riuscito. Parliamo di Maurizio Fondriest, classe 1965, che a Renaix, nel mondiale Belga, incantó tutti andando a confermare le ottime prestazioni portate a termine sino a quel momento con un successo in grado, anche da solo, di dare lustro a una carriera. Diretta Ciclismo in occasione del trentennale da quell'Italia dei pedali sul tetto del mondo ha contattato al telefono Fondriest che ha voluto rivivere quei momenti con anche un commento sull'attualità e sull'imminente mondiale di Innsbruck. 

Buon pomeriggio Maurizio. Iniziamo dalla tua carriera prima di quel mondiale: tu passi professionista nel 1987, un anno prima, ma tutti in gruppo ti guardavano attentamente; merito dei risultati messi in mostra sino a quel momento

Sì, già al mio passaggio fra i professionisti iniziai col piede giusto. Se vogliamo parlare del 1988 quell'anno prima del mondiale avevo già vinto una tappa alla Tirreno-Adriatico, una tappa al Giro di Svizzera e avevo fatto bene anche alla Parigi-Tours riuscendo a concludere in terza posizione. Il piazzamento di maggior rilievo però fu sicuramente quello di cinque mesi prima della rassegna iridata Belga, quando arrivai secondo alla Milano-Sanremo. 

Il mondiale di fine Agosto era indubbiamente una competizione che attirava. Da quando avevi iniziato a pensarci? 

Fu lo stesso Alfredo Martini a parlarmi del mondiale dopo aver visionato il percorso. Mi convocó dicendomi di prepararmi bene perché quel percorso poteva essere l'ideale per le mie caratteristiche di atleta. Mi preparai bene però, sai, da lì a pensare di vincere c'è strada: il Belgio è sempre insidioso. Le strade sono cementate, non particolarmente scorrevoli, poi il tempo metereologico, il vento, la pioggia. Insomma diversi fattori che rendono tutto più difficile. Tuttavia credo ci siano stati due fattori in particolare che hanno reso più facile per me la preparazione e la vittoria. Il primo è proprio la Milano-Sanremo 1988: arrivai secondo, persi da Laurent Fignon. Si ma perché? Perché lo avevo sottovalutato, convinto di poter vincere. Una convinzione che era confermata dalle volate fatte fino a quel momento ma che doveva comunque farmi stare più accorto. Invece lo sottovalutai e arrivai secondo anche abbastanza nettamente. L'altro punto a mio favore fu invece una strategia messa a punto dal mio direttore sportivo Primo Franchini: mi sconsiglió nettamente di correre in Italia per la preparazione, indicandomi invece le gare in Belgio come via migliore. Così corsi in Belgio, lontano anche dalla tensione che si respirava qui in Italia. Credo di aver tratto indubbio beneficio da questo. 

Arriva il giorno del mondiale: raccontaci la condotta di gara di quel giorno. 

Innanzitutto eravamo una nazionale con nomi grandissimi: Bugno, Bontempi e Argentin erano punte eccezionali. Personalmente credo un episodio molto importante sia stata la maxi fuga con nomi importanti andata via ai meno settanta dal traguardo. Dentro c'erano atleti del calibro di Planckaert, di Bugno, di Bontempi ma, questo è importante, non c'erano spagnoli e danesi. I primi avevano Fernandez come punta, i secondo Rolf Sorensen. Io con quella fuga consideravo andato il mondiale, almeno per me, loro avevano l'obbligo di tirare. Così a due giri dalla conclusione ci riportammo sugli attaccanti. Partì Claude Criquiellion e lo seguii, Cassani chiuse bene il plotone. Il lavoro azzurro fu ottimale ma nel finale comunque si riportó su di noi  il canadese Steve Bauer. Da lì sanno tutti come è finita: la mia vittoria e la caduta. Paradossalmente proprio per quella caduta il mio successo è diventato ancora più famoso. Tutti ancora oggi mi chiedono come sarebbe andata senza la caduta. 

E la tua risposta? 

La risposta è che la controprova non ci sarà mai. Quando si vince si ha sempre la tendenza a dire "avrei vinto lo stesso" e questo è un dato. Però c'è anche un altro fatto: non avevo mai perso in volata dai miei due compagni di fuga, ero il più veloce. Quindi probabilmente avrei vinto lo stesso sì. Del resto anche su quella caduta ci sarebbe molto da parlare. Le cause furono diverse: le transenne non allineate perfettamente, i piedini delle stesse che non erano come oggi ma sporgenti, lo stesso cambio sicuramente ha costretto Criquiellion a sbilanciarsi, quindi come vedi difficile dare un giudizio. 

A un ex campione del mondo non possiamo non chiedere del mondiale di Innsbruck: i favoriti quali sono? Nibali, come lo vedi? 

Rispetto a Nibali ho una mia idea: avendo già vinto Giro, Tour e Vuelta per lui l'importante è il mondiale. Fossi nei dirigenti della sua squadra non mi interesserei minimamente delle tappe e consiglierei al corridore di fare le tre settimane con la massima tranquillità pensando solo al mondiale. Detto questo Vincenzo Nibali è un atleta particolare, abituato a stupire, pensa a quello che ha fatto alla Milano-Sanremo, quindi se ci stupisse sarei ben contento. Rispetto agli altri atleti italiani direi Fabio Aru, pensando allo scorso anno, e Gianni Moscon. Il favorito numero uno per me è Valverde. Però devo ammettere che su un percorso del genere in molti possono fare bene: Alaphilippe e Uran sono due nomi da curare bene. La rosa dei favoriti è molto vasta: anche Kwiatowski potrebbe insidiare i favoriti principali. Rispetto ai partecipanti ricorda molto Duitama 1995: grossi nomi, percorso duro e tanti campioni. L'insidia per chi farà la Vuelta con ambizioni di classifica potrebbe essere questa, arrivare al mondiale scarichi. Dovranno fare attenzione. 

Ci vediamo al mondiale: ci sarai? 

Ci sarò. Prima però parto per Santiago con i giornalisti di Gazzetta. Si parla di sicurezza stradale. Bisogna fare qualcosa per la sicurezza sulle strade e tutti dobbiamo sentirne il dovere, in particolare chi avendo visibilità come me è anche maggiormente facilitato nel fare passare il messaggio. 





28/08/2018

Stefano Zago


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