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Matteo Malucelli in esclusiva a Diretta Ciclismo dopo l'inizio di stagione arrembante

Matteo Malucelli in esclusiva a Diretta Ciclismo dopo l'inizio di stagione arrembante

(foto: Bettini)

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Da tempo gli addetti ai lavori nel campo delle due ruote hanno un nome annotato sul taccuino: si tratta di Matteo Malucelli. L'atleta di Forlì ha solo 24 anni, classe 1993, ma già da tempo ha dimostrato che in quanto a capacità di sviluppare potenza e velocità non è secondo a nessuno. Nel 2015 il passaggio al professionismo nelle fila del Team Idea, successivamente Unieuro e lo scorso anno l'approdo all'Androni Giocattoli Sidermec dove ha trovato la guida di un espero quale Gianni Savio, da sempre maestro nel rintracciare i migliori atleti nei vivai e portarli al successo fra i grandi, oltre a un team di belle aspettative che fa della tenacia e del coraggio la dote primaria. In questo 2018 partenza arrembante di Malucelli già alla Vuelta Táchira dove ha conquistato due tappe ed è stato a un passo dalla conquista della maglia rossa di miglior velocista: così noi di Diretta Ciclismo lo abbiamo contattato per farci raccontare questo momento parlando anche di temi attuali e di futuro.  

 

Partiamo dalle vittorie in questo inizio stagione alla Vuelta Tachira. Te le aspettavi? Come hai lavorato questo inverno per essere già così brillante a inizio stagione? Sei stato a un passo dalla maglia rossa: quanto era importante per te e quanto ti è pesato non raggiungerla?

 
Questo inverno ho cercato di lavorare il più possibile e soprattutto ho cercato di curare alcuni dettagli che gli altri anni non ho considerato. Sono arrivato alle corse con "pochi" chilometri rispetto a come ero abituato ma la condizione fisica era comunque molto buona anzi addirittura migliore a dire il vero.
Per quanto riguarda la maglia rossa mi dispiace non essere riuscito a conquistarla perché rientrava tranquillamente nelle mie possibilità ma purtroppo il ciclismo non è solo matematica. Non ero partito con l'intenzione di vincerla quindi il fatto di non esserci riuscito non mi demoralizza più di tanto: la realtà è che semplicemente durante il percorso si era creata la possibilità di tenerla fino alla fine e dispiace sempre non riuscire a vincere.

A parte le tue ottime prestazioni tutta la Androni è partita benone: quali sono secondo te i segreti di questo team professional che riesce sempre a mettersi in mostra? Gli insegnamenti più importanti di Gianni Savio?
 
Sicuramente siamo un gruppo giovane, affiatato e affamato. Questo è quello che ci trasmette sempre Gianni. La voglia di vincere che è fondamentale per stare ad alti livelli. 
Non ci mette nessuno tipo di pressione ma ci dona la carica giusta per essere sempre determinati.

Davide Cassani ha detto di te:"Credo che in questa annata possa dimostrare tutto il suo valore. Velocista puro." Che effetto ti hanno fatto le sue parole? Alla luce di queste: come imposterai la stagione 2018? Quali gare sono già decise nel tuo programma?
 
Sicuramente sono parole che fanno un immenso piacere da parte del Commissario Tecnico. Quando incontro Davide mi dice sempre di dare il massimo perché si aspetta una svolta da me. Speriamo che sia l'anno buono.
 
Sono appena state annunciate le wild card per il Giro 2018: ci lasci un tuo parere personale? Formazioni invitate ed escluse.
 
Guarda voglio essere sincero la questione delle wild card non l'ho nemmeno seguita da vicino. L'Androni sicuramente se l'è guadagnata sul campo con risultati e tenacia. E tanto, tantissimo lavoro. 

Parere tecnico: quanto conta la presenza di un treno adeguato per le volate? Negli ultimi anni abbiamo visto come esistano atleti che anche senza un treno riescano a ottenere molto successi: si può riuscire a ottenere tanti successi anche senza sapendo sfruttare le scie giuste? Quali caratteristiche servono in questo caso?
 
Di una cosa sono convinto: credo che un buon treno sia il massimo per un velocista ma in gruppo ovviamente non possono e non potranno mai esserci dieci treni. Penso che qualcuno preferisca essere solo o con al massimo un paio di compagni. È bello trovarsi in testa a 200 metri e dover solo spingere al massimo, tanta fatica ma bellissime sensazioni. A me piace stare dietro e poi se riesco uscire all'ultimo momento, solitamente mi regolo in questo modo. 

Non posso non chiedertelo: gara dei sogni? E velocista modello?
 
Mi piace la Milano-Sanremo (del resto sono un velocista) ma il sogno nel cassetto è l'ultima tappa del Tour de France. Vincere a Parigi sui Campi Elisi è un sogno per ogni atleta.
Un velocista modello sinceramente non saprei. Mi piaceva Oscar Freire perché non si vedeva mai ma alla fine dava sempre la zampata vincente! Era in grado di sorprendere in ogni momento e questo dava quel qualcosa in più ad ogni competizione. 




12/02/2018

Stefano Zago


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