Parole a pedali
Angelica Brogi: Punti vincenti

Angelica Brogi: Punti vincenti
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Le parole e i pedali hanno vinto. Perché hanno conquistato la vostra attenzione, perché hanno "sparso" per il web storie vere, belle, con la tranquillità e la dolcezza che ha caratterizzato questa rubrica sin dal suo primo numero. Questa seconda edizione partita il 29 maggio 2018 si è prolungata rispetto alla programmazione iniziale: raggruppa ad oggi venticinque perle cristalline che sommate a quelle della scorsa edizione fanno quarantanove. Ci avevano suggerito di fare numero tondo, di arrivare a cinquanta per chiudere un ciclo. Non abbiamo voluto perché ci piacciono gli spazi aperti, le chiacchierate senza minutaggio, le novità che si rinnovano. Per questo se ci sarà un numero cinquanta di Parole a Pedali sarà il primo della terza edizione il prossimo anno.  Perché a noi piace aprirli in grande stile i cicli, non chiuderli. Lavoriamo per questo. È una promessa. 

Il punto vincente. Bisogna sempre chiedersi quale sia questo punto sospeso tra i muscoli e i tendini, la testa e il cielo. Ognuno ha almeno una possibilità, una caratteristica, un'idea per vincere. Nei casi più fortunati sei un predestinato, ma accade una volta su un milione e comunque serve lavoro costante per sfruttare le doti innate, in molti altri casi sei semplicemente una testa dura. Il punto vincente è spesso la convinzione. Lo ha scritto il tennista Novak Djokovic in un libro; lo ha letto e fatto suo una giovane ragazza di Firenze. Quella ragazza corre in bici, segue il tennis, adora Djokovic e da quel giorno, anche se l'acido lattico le invade ogni singolo pezzetto di pelle, non è mai sola. Angelica Brogi, team Aromitalia Vaiano Fondriest, ha rodato un meccanismo mentale per cui i "nonostante" sono più forti di ogni "se": nonostante la fatica, nonostante il freddo, nonostante la pioggia, nonostante le cadute e il dolore, nonostante tutto c'è la bici e tanta voglia di arrivare. Perché solo nonostante tutto si vince. 

Alla base di buona parte di quello che è oggi Angelica c'è un libro. Esatto? 

Hai ragione, è un libro che mi ha aiutato in qualche modo ad affrontare le vicissitudini del ciclismo e non solo. Potrei dire che in qualche modo lo associo al ciclismo. Si chiama: Il punto vincente. La mia strategia per l'eccellenza fisica e mentale, scritto dal mio tennista preferito Novak Djokovic. Questo libro mi ha colpita perché lo scrittore, Djokovic appunto, ha passato un'infanzia difficile ma nonostante tutto non ha mai mollato ed è riuscito ad essere il miglior tennista nel mondo. La risposta ad ogni dubbio: senza mollare si superano gli ostacoli e si riesce a diventare la persona che si desidera. 

Parliamo di questo ambiente: che aria di respira nel ciclismo? 

Beh a me il clima che si respira nel ciclismo piace molto. La mia squadra è il team Aromitalia Vaiano Fondriest da questo 2018: ho già avuto la possibilità di correre con loro la mia ultima corsa nel 2017 in Cina. C'è un bellissimo clima fra noi toscane in squadra e  ci capiamo al volo. Mi aspetto di fare delle buone stagioni e di cogliere al meglio tutte le occasioni che mi si presenteranno. Sai, il ciclismo è avventura, è una continua scoperta, è adrenalina pura però finita la gara c'è una umanità particolare. Un episodio che ricorderò sempre è un abbraccio: dopo aver vinto alcune "avversarie" mi sono venute ad abbracciare con felicità. Sono questi gesti che danno valore al ciclismo. Come alcuni legami: una persona che mi porto dentro per ciò che mi ha insegnato é Franco Fontini uno dei miei primi allenatori da giovanissima. Ad oggi lo chiamo nonno perchè per me é come se lo fosse davvero, c'è ancora un grande legame e tanta stima. 

Come sono stati gli inizi di Angelica Brogi?

Ho sempre avuto una mia passione per la bicicletta: fin da piccola girellavo nel cortile di casa, certe volte pomeriggi interi, poi vedendo mio fratello più grande correre ho deciso di provarci anche io. Avevo sette anni.
Ancora oggi per la bici sento le stesse cose, le stesse emozioni. A volte capita che nel ciclismo ci siano più delusioni che vittorie ma è giusto così: quando arriveranno i momenti belli si assaporeranno ancora di più. Ci vuole tanta testa: porsi un obiettivo e volerlo davvero. Servono anche determinazione e voglia di arrivare; oggi giorno se non sei davvero concentrato su ciò che vuoi è difficile raggiungerlo. Così ho raggiunto la mia soddisfazione più grande: vincere la Monza-Ghisallo nel 2017. 

Le gare tengono via di casa per molti giorni: non si sente mai la mancanza della famiglia? 

Generalmente credo di sì. Però nel mio caso, almeno fino ad adesso, devo fare una precisazione: fortunatamente la mia famiglia mi ha seguito in quasi tutte le corse che ho disputato e con i propri familiari accanto è tutto un pochino più semplice. Nelle gare in cui non sono potuti esserci per la tanta distanza o per impegni  la loro mancanza si è fatta sentire.

Parliamo di preparazione a tutto tondo: durante la stagione e a stagione conclusa. Raccontaci. 

Finita la stagione agonistica su strada mi prendo dieci, venti giorni di riposo: non del tutto ma quasi. Alcune volte faccio delle camminate oppure dei brevi tragitti su strada, faccio cose che durante le gare non riesco sempre a fare come per esempio uscire la sera e fare tardi. Mi svago un poco in questo periodo per riattaccare la spina appena si riprende. Inizio poi la preparazione invernale che varia tra palestra e bici: faccio i classici lavori dei ciclisti, dal cambio di ritmo con il dietro macchina al potenziamento. In palestra cerco anche di potenziare la parte superiore; è importante essere fisicamente al cento per cento per rendere il massimo. Concluso il periodo invernale diminuisco questi esercizi e mi concentro sul programma di gare, nel periodo estivo ci si concentra sul dietro macchina e sulle competizioni con tante ore in bici in gara e in allenamento. Magari proprio nel luogo che associo al ciclismo: la montagna con la sua aria di libertà. 

 





06/11/2018

Stefano Zago


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