Parole a pedali
Beatrice Temperoni ovvero rock e ciclismo

Beatrice Temperoni ovvero rock e ciclismo
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Forse la canzone preferita di Beatrice Temperoni non poteva essere che Thunderstruck degli ACDC. Perché Beatrice e gli ACDC applicano le stesse cose, seppur per mezzo di strumenti diversi, ed in quel brano si ritova il tutto delle loro azioni. Piacere e dolore, caduta e ascensione, ferite, graffi e "resurrezione": rock e ciclismo. C'è il fango e c'è gloria. Ci sono le regole: ferree, punto fermo per l'uno o per l'altro. Il rock senza regole sarebbe baccano infernale e non poesia e movimento frenetico. Se non ti attieni a regole serie e disciplina nel ciclismo vai a largo. La fatica è la prima regola; la libertà è il premio. Come nell'arte, come nella musica: puoi essere infinitamente libero solo quando accetti l'idea che la libertà più bella è quella che conduce agli scopi. E per gli scopi vale la pena di rinnegare quella libertà e soffrire: a pedalare in salita, in discesa, sotto la pioggia. A comporre chiusi in una stanza, al silenzio. La musica arriva dopo un silenzio assordante. La libertà arriva dopo una prigione di fatica ed è bella proprio per questo. Perché arriva quando non ci credi più.  Beatrice Temperoni, quattordici anni, a Sanremo, con la maglia della Ciclistica Bordighera, ci ha spiegato questo. È molto altro. 

Beatrice partiamo da una suggestione: cuffia nelle orecchie e musica a tutto volume  volume. Siamo prima di una gara, che canzone fai partire?

Thunderstruck degli ACDC, non ho dubbi. È una canzone che mi piace moltissimo, soprattutto il suo ritmo mi suscita delle bellissime sensazioni. Mi piace ascoltarla in particolare prima delle gare di mtb e ciclocross perché mi regala la carica giusta. Forse questa canzone riesce a rendere la sensazione plastica delle due parole che per me sono da sempre sinonimo di ciclismo: libertà e fatica. Sono le due sensazioni che si provano sempre andando in bicicletta. La bicicletta ti permette di provare una sensazione di libertà nel pedalare che altri sport possono solo immaginare ma al tempo stesso senza fare un poco fatica, a volte anche molta fatica, non si va avanti. Libertà e fatica in sella sono concetti complementari. Senza fatica non c'è libertà e senza libertà non esiste fatica. Non a caso credo che se potessimo immaginare il coclismo come un luogo forse lo immagineremmo come la montagna. Lì è possibile sia divertirsi in sentieri di mtb che faticare su salite. Lì c'è libertà. Lì c'è fatica. 

Come e quando hai iniziato a "sfiorare" questo cocktail di libertà e fatica chiamato ciclismo? 

Mi sono avvicinata al mondo del ciclismo per puro caso. Avevo lasciato il nuoto e volevo provare un nuovo sport. Accadde che un amico di mio padre propose, così per svago, un'uscita in mtb. Che esperienza. Mi è piaciuto subito, mi divertivo tantissimo e poco dopo ho iniziato anche a correre su strada. Quando diciamo il caso. La mia prima bici è stata una mtb bianca e verde che mi è stata regalata per il mio compleanno. Confesso un piccolo segreto: io conservo tutte le mie bici. Così per quella prima biciclettina a casa c'è un posto speciale, come per tutte le altre mie bici. È una sorta di rapporto speciale. La passione è cresciuta piano piano fino ad oggi: ovviamente è ancora presto per parlare di lavoro ma mi piacerebbe se un giorno il ciclismo diventasse il mio lavoro. Sicuramente però, anche se studio, mi sono confrontata con diversi sacrifici e diverse rinunce. Il prossimo anno frequenterò la terza media ma già dalle elementari sono riuscita a organizzarmi con lo studio: nei giorni in cui non faccio allenamento studio tantissimo e cerco di portarmi più avanti possibile con i compiti.

Anche questo, in fondo, è un insegnamento del ciclismo: l'organizzazione. Giusto? 

Sì, indubbiamente il ciclismo insegna l'organizzazione ma più che quella, a mio avviso, insegna un'altra cosa. La disciplina. Il ciclismo, come anche altri sport, ti insegna la disciplina, la tenacia e il porsi un traguardo da raggiungere. Sono tutte caratteristiche che, una volta fatte proprie, poi possono essere sfruttatr anche in altri ambiti; nel mio caso, ad esempio, a scuola. Mi alleno tre volte alla settimana: conciliare allenamenti e studio è impegnativo ma dopo le prime difficoltà sono riuscita ad organizzare il tutto. Credo che dal prossimo anno con l'inizio della terza media ma, ancor di più, con l'inizio delle superiori queste mie "doti acquisite" saranno indispensabili. Per fare il mio dovere col massimo dell'impegno a scuola e in sella e poi andare a riposarmi al mare d'estate o per negozi d'inverno. Per gestire tutto, insomma, con le giuste priorità. 

Parliamo un poco della tua squadra e dei tuoi desideri. 

Corro per la Ciclistica Bordighera, una squadra ligure che corre solo su strada. Sono molto riconoscente al presidente Guerino Lanzo: mi ha sempre dato la possibilità di praticare, oltre alla strada, sia la mtb che il ciclocross e quando può viene ad assistere alle mie gare. La squadra è importante, importantissima direi, lì ho trovato delle buone compagne e delle ottime amiche, senza dimenticare i ragazzi. Le gare più belle le sto facendo in questo 2019, da esordiente. Forse le mie preferite sono due. Nalles perché ho trovato un percorso tecnico, quest'anno reso più difficile a causa della pioggia, e La Thuile, forse il percorso piu tecnico che abbia mai fatto, pari a una gara di Coppa del mondo. Vorrei fare tantissime gare, due in particolare: una gara di coppa del mondo di mtb o una gara di ciclocross in Belgio. Lì il ciclismo ha un'altra dimensione, incredibile direi. Definire il ciclismo con una sola emozione è difficile. Se ne provano tantissime in una sola gara. Si passa dall'agitazione del pre-gara, alla rabbia per un errore, alla gioia per la vittoria o alla delusione per una sconfitta. Ecco in Belgio tutto questo è vissuto come una sorta di liturgia. Una celebrazione. 

Passiamo invece alle grandissime soddisfazioni già ottenute. Per la precisione tre. Vuoi raccontarci? 

Forse a qualcuno sembrerà banale ma il risultato più importante fino ad ora  è stato il campionato italiano di ciclocross che si è svolto a Gennaio, a Milano. Era la mia prima vera gara e l'agotazione era veramente alle stelle; però ho subito notato una cosa. Più provavo il percorso e più mi sentivo bene, più stavo in sella più diventavo sicura di me e di quello che avrei potuto fare. La mattina, prima della gara, riprovando il percorso ero tranquilla e forse questo ha contributo a creare i presupposti per il risultato. Quella maglia tricolore è davvero un tesoro prezioso per me. Hai precisato bene: in realtà le soddisfazioni sono tre. Recentemente, infatti, ho conquistato anche il campionato italiano mtb e strada. 

Facciamo una riflessione sul movimento ciclistico rosa? 

Il ciclismo da sempre è stato prettamente maschile ma per fortuna pian piano le cose stanno cambiando. Fino a qualche anno fa la ragazza che faceva ciclismo era rara mentre di recente, anche grazie alla spinta delle case costruttrici interessate al mercato, il ciclismo femminile ha cominciato a crescere e questo fa ben sperare per il futuro. Non a caso la squadra per la quale corro, la Ciclistica Bordighera, quest'anno, per quanto riguarda noi ragazze, è sponsorizzata su strada dalla LIV, la linea che la Giant dedica alle donne.

Arriviamo alle persone. C'è una persona che riveste un'importanza fondamentale nella tua vita di atleta? 

La persona più importante è mio papà. Lui mi è sempre stato vicino da quando ho iniziato a correre. È lui che si occupa completamente delle mie bici e dei miei allenamenti su mtb. Ha una cura grandiosa per me è la mia passione. Anche mia mamma e mia sorella appena possono cercano di venire a vedermi. Devo ringraziare anche tante altre persone che hanno sempre una buona parola: certe volte, dall'esterno, non si capisce quanto un complimento o una parola di conforto possano fare la differenza.





20/07/2019

Stefano Zago


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