Parole a pedali
Le emozioni da record di Miriam Vece

Le emozioni da record di Miriam Vece
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Incidere la storia su una pista, entrando nelle raccolte delle imprese di uno sport che ha scritto intere pagine del passato del nostro Paese. Farlo lavorando sodo per realizzare i propri sogni, mete lontane di un movimento ciclistico che perde i suoi riferimenti strada facendo.

 

Miriam Vece, cremasca, è sicuramente la più forte velocista sul panorama nazionale, nonché la prima italiana ad essere entrata nel Centro Mondiale del ciclismo UCI di Aigle come stagista a fine 2018. Ha esordito su strada quando aveva sei anni, scendendo in pista da allieva secondo anno, dove ha scoperto le sue doti di pistard e si è specializzata nelle sfide con le ruote veloci.

 

Tra difficoltà ed ostacoli, la ventiduenne portacolori del team Valcar Cylance, si è fatta strada imponendosi in maglia azzurra in Europa proprio lo scorso anno, con la doppietta dorata nella velocità individuale e nei 500 metri e l'argento mondiale nella velocità a squadre. Risultati che sono stati dei veri e propri preamboli che, una volta messi in bacheca, l'hanno condotta sul podio continentale anche ai più recenti campionati di Gand, dove ha conquistato la medaglia di bronzo nella velocità individuale e quella d'argento nei 500 metri.

 

Cosa c'è dietro a questi traguardi raggiunti, cosa significano per te e per l'Italia?

Sicuramente dietro a questi traguardi ci sono tanto lavoro e sacrifici, sia da parte mia, che da quella dei tecnici della Nazionale.

Per me e per l’Italia significano sicuramente tanto. Ci stiamo facendo vedere e stiamo dando un segnale di rinascita anche in questo settore, anche se la strada da fare è ancora lunga e piena di ostacoli!

Ma è tutto più semplice con persone al mio fianco che credono in me e mi spronano a dare il meglio di me stessa.”

 

Perché la velocità è un settore “di nicchia”?

Penso sia perché è un settore completamente diverso dalle endurance e dalla strada . È più difficile da allenare, è più specifico. Ci sono tanta palestra e lavori di forza.

In più, bisogna sacrificare la strada e non tutte le ragazze al giorno d’oggi lo farebbero, ma, sopratutto, adesso in Italia manca la pista che per un velocista è la cosa fondamentale.”

 

Lo stage ad Aigle ti ha consentito di procedere con gli allenamenti su pista mentre in Italia si faceva fronte ai problemi conseguenti alla chiusura dell'unico velodromo coperto nazionale a Montichiari. Cosa pensi di ciclismo e mancanza di strutture idonee?

Penso che in questo momento la mancanza di strutture idonee stia penalizzando il nostro settore in parte. Siamo fortunati che la Nazionale faccia fare dei ritiri in Svizzera o dove si può andare, cosicché le endurance e il gruppo junior possano continuare a lavorare per raggiungere gli obiettivi che si sono prefissati.

Spero davvero che Montichiari riapra al più presto per poter tornare a lavorare serenamente nel nostro velodromo.

Per quanto riguarda la strada, sicuramente è sempre più pericoloso allenarsi sulle strade, dovremmo iniziare a rispettarci reciprocamente tra ciclisti e automobilisti.”

 

Ripensando alla strada che ti ha portata fino a qui... il primo aggettivo che ti viene in mente per definirla e per quale motivo?

Trovarne solo uno è difficile, ma sicuramente direi “emozionante”.

Ogni gara, ogni avventura vissuta con i miei team mi ha lasciato un’emozione diversa che sicuramente sarà difficile dimenticare.”

Spesso le vere emozioni non si vedono, né di toccano, ma si tengono nel cuore. Una cosa, un fatto o una persona che il ciclismo in questi anni ti ha fatto entrare nel cuore?

Il ciclismo mi ha lasciato nel cuore tante emozioni e mi ha fatto conoscere davvero tanta gente speciale, anche o meglio soprattutto in Svizzera, dove sono adesso.”

 

Ai recenti europei ti sei confermata tra le migliori. Che significati hanno per te questi risultati? Te li aspettavi?

Sapevo che la francese e la tedesca erano molto più forti di me, quindi, molto probabilmente nella velocità potevo lottare solo per il terzo posto e così è stato. Sono molto contenta di essermi confermata anche quest’anno sul podio.

Sono molto soddisfatta anche per i 500 m, anche se la medaglia purtroppo è solo d’argento, ho fatto segnare il record italiano, quindi meglio di così non potevo chiedere. É stato sicuramente emozionante, ma quando riuscirò ad andare sotto i 34.0 lo sarà ancora di più.

 

Foto credit: Robyn Stewart





09/08/2019

Ilenia Milanese


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