Parole a pedali
Martina Severi: Di luoghi e di storie

Martina Severi: Di luoghi e di storie
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La storia di una persona è anche storia dei suoi luoghi: i posti, la terra che calpesti, l'orizzonte in cui ti perdi o in cui viaggi con gli occhi sognando di andare lontano, le strade di asfalto o sterrato, possono essere tutto o niente. Sono tutto quando ti regalano un piccolo destino, quando lì trovi i semi di quello che diventerai. Sono niente quando per "diventare" devi cambiare aria, devi allontanarti, esplorare nuove realtà perché l'aria di casa, così famigliare e tiepida, non ti regala quello che vuoi essere. E allora devi andare a conquistarti il tuo pezzetto di storia. Il pezzetto di storia a due ruote di cui parliamo oggi è simile e diverso: Martina Severi ha conquistato il suo tratto di futuro, qui la similitudine col racconto. Ma Martina non ha cambiato terra, ha macinato chilometri e fatica nelle strade in cui è nata, quelle Umbre, provando a far intuire a tutti cosa sia la bicicletta in una regione in cui il ciclismo non è tradizione. Sedicenne, al terzo anno in squadra a Lu Ciclone di Foligno, ci ha regalato una chiacchierata che sa di storie, di famiglia, di tradizioni e di aria di casa. 

Martina cosa vuol dire per te essere una ragazza che corre in bici e viene da Montecastrilli, in Umbria? 

Tante cose ragazzi ma principalmente devo dire che è insolito per una ragazza andare in bicicletta, e in Umbria, dove non c'è la cultura del ciclismo come invece in Toscana e nel Nord Italia, ancora di più.
I miei amici non capiscono cosa sia veramente il ciclismo per me, credono che sia solamente "andare in bici" e invece no, è un modo per esprimere me stessa, per sfogarmi, per sgombrare la mente, per pensare e anche per essere felice. È un piccolo mondo dove ci sono solo io con la mia bici! Vuol dire questo, ecco cosa vuol dire: essere felice. Il ciclismo insegna moltissime cose, è una vera e propria scuola di vita. Sicuramente si impara a fare sacrifici, cosa che non sempre gli altri sport fanno. 
Infatti, dal punto di vista alimentare, bisogna stare attenti a ciò che si mangia sia prima delle gare ma anche durante la settimana; bisogna saper sacrificare gli amici per gli allenamenti e per le gare e bisogna imparare a faticare, cosa per niente semplice.

C'è un cuore che devi ringraziare per aver iniziato a pedalare. Un cuore speciale che però circa una trentina di anni fa aveva fatto qualche capriccio e aveva dovuto essere operato. Quello di nonno giusto? 

È una storia bella e totalmente casuale. La mia non è una famiglia di ex corridori, cosa invece frequente fra le altre ragazze che corrono, e fino a qualche anno fa non si sapeva neanche cosa fosse il ciclismo. 
Una trentina di anni fa mio nonno paterno ha subito un'operazione al cuore e i dottori gli avevano detto che avrebbe dovuto iniziare ad andare in bicicletta o a camminare, ovviamente ha scelto la prima opzione. Così ha trasmesso quella che è diventata la sua passione anche a me e mia sorella. 
Inizialmente era solo uno sport da praticare per divertirsi e rimanere in salute, con il passare del tempo, quando ho dovuto scegliere fra il ciclismo e la pallavolo, mi sono resa conto che era diverso, che rispetto agli altri sport aveva quel qualcosa in più che mi faceva sentire bene.

Se ti dico "centimetro dopo centimetro"? 

È il mio motto. Sembrerà strano, ma non sogno di fare la ciclista. Comunque è ovvio che vorrei spingermi il più in là possibile con questo sport. Per ora il mio sogno è di vincere una gara e di giocarmela sempre con le altre. Un passo per volta. In uno sport come il ciclismo innanzitutto bisogna avere un grandissimo spirito di sacrificio, dal punto di vista alimentare, degli allenamenti e sociale perché spesso si mette la bici davanti alle uscite con gli amici; servono grinta e determinazione per raggiungere gli obiettivi desiderati e serve anche tanta umiltà, bisogna infatti sempre "volare bassi" e non montarsi la testa perché la ruota gira e come un giorno potrebbe andare tutto male, il giorno dopo potrebbe essere l'esatto contrario (e viceversa). Fino ad ora la mia soddisfazione più grande risale alla prima gara fatta da esordiente secondo anno. Era partita una fuga e all'improvviso ho deciso di uscire dal gruppo e provare a rientrare sulla testa. Oltre ad avercela fatta, ho stretto i denti fino alla fine nonostante la grandissima stanchezza e sono riuscita a conquistare un buon quinto posto. Nel futuro cercherò di ripetermi e migliorarmi. 

Possiamo dire che hai una vera e propria ammirazione per Lizzie Deignan? 

È la ciclista che ammiro di più, non solo per la bravissima atleta che è, ma anche dal punto di vista umano. Sai conta tanto anche quello: credo che, oltre all'interno della squadra, sia importante e bello fare amicizia con altre ragazze, insomma andare aldilà del colore della maglia. Io, fortunatamente, ho conosciuto tante ragazze simpatiche e gentili. Non dimenticherò mai quando dopo una caduta queste ragazze sono venute da me per domandarmi come stessi e per sincerarsi delle mie condizioni. Comunque tornando a Lizzie Deignan bisogna dire che
ciclisticamente parlando, è molto forte: sa difendersi in tutte le situazioni e anche nei percorsi meno adatti alle sue caratteristiche.
Ovviamente faccio sempre il tifo per i nostri italiani e sono sempre contenta quando riescono ad emergere in gare importanti.

Ci fai un ritratto della tua squadra? 

È il terzo anno che corro per "Lu Ciclone" di Foligno diretta da Monia Falcinelli e Luca Brufani. È una squadra tutta al femminile e quest'anno saremo in dieci fra esordienti allieve e juniores. Può sembrare un numero piccolo, ma le ragazze in Umbria scarseggiano e per la realtà in cui ci troviamo è veramente un grande traguardo.
Mi trovo molto bene con tutti, sia allenatori che compagne, perché ci sono i tantissimi momenti in cui si scherza, si ride (a volte fino alle lacrime) e ci si prende in giro a vicenda, ma anche quelli in cui ci si allena seriamente.
Le mie compagne sono fantastiche e vado d'accordo con tutte, anche con le "new entry" con cui ancora non ho avuto modo di legare particolarmente. Oltre che compagne di squadra sono amiche con cui posso confidarmi ed essere me stessa. In particolar modo, sono molto amica con Letizia Brufani (che è anche la nuova campionessa italiana di ciclocross). Nonostante il fatto che non ci vediamo per uscire perché abitiamo a circa 70 km, ci sentiamo tutti i giorni e siamo sempre disponibili l'una per l'altra.
Quest'anno speriamo di poter fare tutte una bella stagione e di poterci distinguere nel gruppo di gara. Sicuramente non sono fra le più forti in Italia, e le vittorie più belle risalgono a quando ero giovanissima, quando me la giocavo con i maschi e a volte vincevo anche. Con il passaggio di categoria tutto diventa più difficile e anche se le vittorie vere e proprie non sono arrivate, ci sono state molte soddisfazioni personali come i piazzamenti, nelle dieci e nelle cinque, e l'andare oltre quelle che sono le mie "possibilità". Ci sono state anche moltissime delusioni, specialmente l'anno scorso dove il passaggio di categoria si è fatto sentire in particolar modo. Inoltre è stata una stagione sfortunatissima, sono caduta svariate volte, ho rotto due caschi e quattro telai. Una stagione da dimenticare insomma! Ma questo non mi ha impedito di continuare e, anzi, ora mi alleno con tanta voglia di riscattarmi e di fare bene.
 





19/06/2018

Stefano Zago


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