Parole a pedali
Parole a pedali. Il ciclismo sulla pelle di Manuela De Iuliis

Parole a pedali. Il ciclismo sulla pelle di Manuela De Iuliis
condividi la pagina:

Ciclismo e tempo è un binomio con più d'una chiave di lettura.

Le due ruote hanno fatto la storia di Paesi interi, tra i quali la nostra amata Italia, hanno contribuito all'emancipazione della donna, costruendo quel movimento che, ancora oggi, ha tanta strada da fare. La bicicletta non ha età e non è mai troppo tardi per pedalare, ma ogni cosa ha il suo tempo e anche il ciclismo in qualche modo lo ha.

Qualche volta capita, però, che il percorso stupisca e che alcune tappe imposte da tradizione ed età vengano trasgredite: Manuela De Iuliis ne è l'esempio.

Dopo essersi avvicinata al ciclismo amatoriale da ventenne, la molisana, abruzzese d'origine, ha esordito nella massima categoria nel 2016 tra le file del team Michela Fanini per poi passare a vestire per tre stagioni la maglia della Conceria Zabri Fanini. Dopo una manciata d'anni trascorsi a raggiungere gli ambiti traguardi di quella che è stata un'anomala sfida sui pedali, la ciclista ventottenne ha lasciato l'agonismo, è tornata “a casa” per realizzare quel grande sogno in sospeso e cambiando, ancora una volta, forma alla sua avventura sui pedali.

 

Ti sei recentemente laureata in scienze delle attività motorie e sportive. Cosa c'è dietro a questo traguardo e perché hai scelto di portare il ciclismo femminile per la tua tesi?

 

Dopo il liceo scelsi di iscrivermi a scienze delle attività motorie e sportive perché era l'indirizzo universitario che più mi rispecchiava in assoluto. Arrivata al terzo anno mi mancavano pochissimi esami, anche se i più difficili, e ci fu l'opportunità di andare in Toscana per correre in una squadra elite.

Le difficoltà che ho dovuto affrontare sono state molte di più rispetto ad una ciclista che entra nel mondo delle élite dopo aver corso in tutte le altre categorie precedenti. Questo perché sono passata alla massima categoria direttamente dalle granfondo, dal vedere il Giro Rosa in TV come una cosa lontanissima, a correrlo realizzando un sogno!

Così, per un periodo, ho accantonato gli studi per realizzare il sogno sportivo di correre in bici e, ad oggi, posso dire che di sogni ne ho realizzati due, visto che ho concluso anche gli studi.

La scelta della tesi era quasi scontata ed ho avuto la fortuna di trovare un professore (quello di antropometria) che mi ha appoggiata fin da subito. Nel mio lavoro di tesi parlo della travagliata e difficile storia del ciclismo femminile, passando per le donne che hanno lasciato un segno importante nella lotta verso l'emancipazione, accenno alla disparità tra ciclismo maschile e femminile, oltre che alle differenze antropometriche e biomeccaniche applicate al ciclismo.

È stata una gioia aver avuto la possibilità di toccare un argomento a me caro come quello del ciclismo femminile, che ho potuto vivere sulla mia pelle.”

 

Nella ricerca e stesura della tesi, quali sono stati il lato positivo e negativo del tema che ti hanno colpita di più?

 

Il lato positivo è senza dubbio quello della tenacia e della determinazione delle donne verso la lotta della libertà di poter pedalare. Un esempio è Alfonsina Strada.

Il lato negativo è quello dell'inesistenza, ancora oggi, di una parità assoluta con il ciclismo maschile, inoltre, lo Stato non tutela in pieno le atlete, in quanto non sono ancora riconosciute professioniste con la conseguenza che non possono godere di tutti i diritti di cui godono i maschi. Si sta facendo qualche passo in avanti, visto che è stato istituito un fondo statale destinato alla maternità delle atlete e che, per le cicliste che faranno parte del WorldTour, l'UCI ha promosso una riforma, che entrerà in vigore a partire dal 2020, che mira all'incremento della professionalità dell'ambiente, anche attraverso il riconoscimento di alcuni diritti come uno stipendio minimo”.

 

Amatoriale-agonistico-amatoriale: racconta un po' il tuo viaggio nel ciclismo.

 

Ero affascinata da mio padre che usciva in mtb e così lo convinsi a farmi uscire con lui, poi ho scoperto la bici da corsa grazie ai miei amici che avevano - ed hanno tutt'ora - la "Rocchetta Bike", una piccola squadra di ciclismo nel mio paese molisano. Ho così incominciato a pedalare con loro e anche a fare le prime gare. All'inizio mi sembrava impossibile riuscire a vincere le granfondo, poi, quando ho realizzato le prime vittorie, mi sembrava irraggiungibile il sogno di correre con sole donne! Dopo qualche anno, sono riuscita ad entrare nel ciclismo agonistico in una squadra elite. Tutto quello che mi sembrava tanto lontano sono riuscita a guadagnarlo con tanta passione e sacrifici. ”

 

Com'è stato abbandonare l'agonismo, come ti hanno raccolta nell'amatoriale e come ti sei avvicinata poi al triathlon?

 

Abbandonare l'agonismo è stata una delle cose più brutte per me, provavo un sentimento di amore e odio per la bici. Quando ho smesso non sono riuscita a salirci per esattamente tre mesi, mi faceva stare male l'idea di non essere più in gruppo! D'altro canto, però, ero sollevata e felice perché sapevo che tutte le mie energie le avrei impiegate per riprendere una cosa troppo importante che avevo lasciato in sospeso: gli studi! Come mi hanno riaccolta nell'amatoriale?Male. Tutti a dire "Ecco, ora torna qua e se vince non è giusto!" Al triathlon mi ci sono avvicinata perché a "casa mia" - a Castel San Vincenzo in Molise (un posto bellissimo!) - fanno una gara, il Triathlon dell'Orso, a cui ho sempre pensato di partecipare. Così, un giorno mi sono detta: "Perché non provarci?" ed ho iniziato a seguire il mio amico Antonio che già da anni è nell'ambiente! A luglio ho fatto questa gara e nonostante fossi uscita tra le ultime nella frazione di nuoto sono riuscita a tagliare per prima il traguardo (avvantaggiata dal fatto che il percorso della bici prevedeva molta salita e poi pioveva anche. In pianura non si riesce a fare la differenza!). È stata un'emozione bellissima! Ora faccio parte della squadra molisana di triathlon, la "Swim Academy Three".”

 

La scorsa estate ti abbiamo vista correre il GiroE: com'è stato pedalare lungo le strade del Giro d'Italia?

 

È stata un'esperienza spettacolare e indimenticabile che mi ha regalato emozioni uniche! Ho pedalato per quasi tutte le tappe e devo dire che non è stata una passeggiata come molti pensano. Si pensa che una volta saliti su una bici elettrica va da sola, ma posso assicurare che bisogna pedalare! In salita ovviamente aiuta, ma si pedala comunque, mentre in pianura la pedalata assistita non serve a nulla se si superano i 25 km/h. Ho girato tantissimo grazie al ciclismo e con il GiroE è stato lo stesso. Ho visitato posti dell'Italia incantevoli! È stata un'esperienza che rifarei altre mille volte e ringrazio il DS e il Manager Baldini per avermi dato la possibilità di vivere da vicino non solo il GiroE, ma anche tutto il Giro d'Italia dei professionisti! Spero che ci sarà la possibilità di poter rivivere quelle emozioni. Inoltre, il GiroE mi ha fatto cambiare completamente l'opinione che avevo a riguardo delle due ruote con pedalata assistita: bisogna prima di tutto fare la distinzione tra ciclismo e bicicletta! L'e-bike è un mezzo che dà la possibilità anche ai meno allenati di poter provare le emozioni che ti dà lo scalare un passo di montagna in bicicletta ed è anche un mezzo che apre mille porte al mondo dell'eco-sostenibilità. Io, che sono un'amante della natura, sostituirei l'utilizzo delle macchina con le e-bike (ovviamente nei limiti dei km). Poi ovvio che la e-bike non è ciclismo... il ciclismo è fatica e spesso sofferenza... la e-bike è solo bicicletta.”

 

"Ogni cosa a suo tempo", sei d'accordo?

"Sì, d'accordissimo.”

 

A proposito di tempo... Non è mai troppo tardi per...

"Come la dedica della tesi: A mamma e papà. A chiunque crede che non è mai troppo tardi per realizzare i propri sogni.

 

C'è un momento di questi anni sulle due ruote che porterai sempre nel cuore?

"Di momenti ce ne sono tantissimi, ma uno in particolare mi ricorda una delle emozioni più belle: la partenza della tappa del Giro Rosa ad Isernia, possiamo dire a "casa", dove c'erano la mia famiglia e tutti i miei amici.Un ricordo che porterò per sempre nel cuore!”

 

Il tuo prossimo obiettivo sportivo e quello della tua vita?

 

"La stagione è finita, ma già penso con entusiasmo a quella 2020. Resterò con la stessa squadra "Team Cesaro Falasca" e mi divertirò nel mondo delle GF.

Poi continuerò a fare gare di Triathlon con la squadra "Swim Academy Three". Insomma, diciamo che non mi farò mancare nulla. Invece altri obiettivi al di fuori di quelli sportivi, sono quelli che riguardano la mia vita professionale. Sto cercando di capire bene su cosa "buttarmi", ma una cosa è certa: lo sport è la mia vita e la mia vita sarà per lo sport, anche a livello lavorativo!”

 

 

 

Foto credit Foto4Go







07/11/2019

Ilenia Milanese


condividi la pagina:
ALTRE NOTIZIE

condividi la pagina:



Associazione Diretta Ciclismo
via S.Pertini 159 - 55041 Camaiore (LU) - P.IVA 02302740465
Questo sito non è una testata giornalistica o similare e viene aggiornato senza alcuna periodicità esclusivamente in base ai contenuti dei collaboratiri del sito, pertanto, non pu essere considerato in alcun modo un prodotto editoriale ai sensi della L. n. 62/01.
Informazioni su privacy e disclaimer Archivio