Parole a pedali
Parole a pedali. Il gioco pulito di Aurora Mantovani

Parole a pedali. Il gioco pulito di Aurora Mantovani
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L’invidia e l’ammirazione verso il fratello maggiore che pedalava già da un anno sono stati fatali per lo start sulle due ruote di Aurora Mantovani, che ha fatto il suo ingresso nel pianeta ciclismo da G4, dopo un insistenza tale da obbligare la mamma a farle come regalo per la comunione il tesserino.

Una passione grandissima nata così, per caso, in una famiglia in cui nessuno prima aveva mai corso in bici e che ha unito i due fratelli che, a distanza di anni, continuano a percorrere le differenti strade dettate da età e impegni, sostenendosi.

In un mondo che spesso non lascia spazio a chi non vince, è con un mix di divertimento e stupore che la diciassettenne portacolori del VO2 Team Pink di Sedriano - un paesino poco fuori Milano - ci ha fatto dare uno sguardo al suo ciclismo e tutto è iniziato da qui:

"Se posso aiutare non mi tiro indietro. Molto spesso mi capita di aiutare anche persone che non conosco.. Non mi piace vedere le persone in difficoltà."

 

 

Questa tua generosità influisce nel tuo ciclismo? E il ciclismo ha contribuito a potenziare questa tua caratteristica?

“Sì, influisce, i miei allenatori mi dicono delle volte che sono troppo generosa, ma arrivano tardi perché mamma me lo ripete da anni.

Non è però il ciclismo che mi ha portata ad essere così, il ciclismo mi ha insegnato tante cose, come il fatto che il fisico in una competizione o in qualsiasi raggiungimento di un obiettivo conta fino non oltre il 60%, il resto è tutta testa... Questa è una cosa che mi ha stupita molto e che ho imparato solo andando in bici.”

 

Se per il fisico ci si allena, sulla testa come si lavora? Quanto tempo dedichi all'allenamento?

“Se ci credi davvero la testa fa tutto da sola, ti viene spontaneo. Non credo ci sia bisogno di lavorarci.

L'unica cosa che mi ha insegnato la psicologa della squadra che ci ha seguite quest'anno è di non usare mai parole al negativo, una cosa che mi è molto servita perché io giù dalla bici sono molto pessimista. In bici sono tutta un'altra persona, sono più decisa e convinta delle mie capacità, anche se magari fino ad un attimo prima della partenza dicevo di non farcela.

Dedico molto tempo all'allenamento, praticamente metà delle mie giornate 6 giorni su 7 e molto spesso passo anche più delle ore che dovrei passare in sella perché, ahimè, abito lontano dalle salite quindi vado sempre verso Varese ad allenarmi e ci sono tanti km da fare.”

 

C'è qualcosa o qualcuno che, come la bici, ha il potere di spazzare via qualche insicurezza?

“Solo mio fratello, ma non sempre. Lui crede molto in me.

Si chiama Andrea, è più grande di 4 anni ed era un ciclista anche lui. Ha iniziato da esordiente e ha corso fino al primo anno da under 23, poi ha trovato lavoro e ha incominciato a fare gare amatoriali e in fixed (la bici a scatto fisso su strada), ma è da un po’ di mesi che non può toccare la bici per un problema al ginocchio. Spero si risolva presto perché mi manca allenarmi con lui.

Nonostante tutto, quando può, mi segue sempre e spesso utilizza il tempo della sua pausa pranzo al lavoro per farmi retromacchina o retromoto e mangia un panino al volo in macchina.”

 

Pensi sia importante condividere questa passione con qualcuno di famiglia?

“Si, molto, perché comunque al livello a cui sono arrivata io è difficile impegnarsi sempre e rimanere sempre concentrata in tutto ed è utilissimo avere una persona che vive a contatto con te che ti sostenga.”

 

Tra le tante emozioni che ti ha regalato il ciclismo ce n'è qualcuna che è rimasta sempre la stessa in questi anni?

“Credo quell'ansietta pre-gara che non mancherà mai.”

 

Qual è il ruolo che più ti si addice nella squadra e quali sono le tue caratteristiche?

“Non mi è mai piaciuto correre in difesa, mi piace andare in fuga e correre davanti quindi spesso aiuto la squadra coprendo le fughe ma altre volte se nel finale ho ancora delle energie e l'arrivo è in volata tiro per mie compagne più veloci di me. Mi hanno sempre detto una passista veloce, ma sto lavorando tanto in salita per migliorarmi.”

 

 

Questo impegno influenza lo studio? Cosa studi e cosa ti piacerebbe fare?

“Sto per iniziare il quarto anno del liceo sportivo Cardano a Milano e ho un’ora di mezzi per andare e un’ora per tornare da scuola.

La bici influenza molto gli orari, soprattutto nel periodo scolastico, quando le giornate sono corte. Appena arrivo a casa devo subito uscire in bici e tante volte non faccio nemmeno in tempo a mangiare, rosicchio qualcosa pedalando, poi torno verso le 18 di sera e ora che mi lavo e mi assesto un attimo, mangio e poi studio spesso fino a tardi anche se la sveglia è alle 6 meno dieci. Metto sempre me stessa in tutto quello che faccio e anche a scuola non mi piace mai arrivare impreparata.

Credo che in questo ambiente siano tutte messe come me le ragazze, non me ne vanto!!

Vorrei fare l'università di fisioterapia sperando di passare il test di ingresso."

 

Il ciclismo è...

“Uno stile di vita, una scuola che non smette mai di insegnare, uno sport per chi vuole fare fatica e un mondo di sogni da realizzare....”

 

Ti va bene così com'è o lo cambieresti?

“Lo cambierei se potessi. Nella lealtà, non mi piacciono le scorrettezze nel ciclismo come nella vita. Ma come può essere un mondo leale se non lo è neanche il mondo dello sport? Alcune persone non lo sono nemmeno in gioco. A scuola ci hanno fatto studiare il fair play, gioco pulito, secondo me il vincitore è colui che gioca pulito che molto spesso è colui che vince, ma tante volte non è così e io nel mio piccolo cerco di trasmettere questo.”






07/09/2019

Ilenia Milanese


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