Parole a pedali
Rossella Ratto: Chiamatemi Tet

Rossella Ratto: Chiamatemi Tet
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Immaginatevi una ragazzina a un ritrovo di partenza di una gara allieve. Lì, con tutta la luce negli occhi che solo certe età sanno donare, mentre nella testa canticchia una canzone: "Quiero ser como tu" dei Mama Kids. Chi è quel "tu"? A chi vuole assomigliare questa ragazzina? Poi fate un balzo indietro nel tempo e visualizzatela su un divano con i fratelli davanti a una telecronaca di una tappa alpina del Tour de France. La bimba chiede al fratellino di leggere la scritta sul teleschermo: è un qualcosa di incomprensibile in una lingua sconosciuta. Il francese. Il bimbo legge, legge la parola "Tetè". La femminuccia decide che quel suono è bello, non sa cosa vuol dire ma le piace , così sceglie di essere "Tetè". Di nuovo avanti nel tempo: questa volta a Firenze, in Italia. C'è una giovane donna con le lacrime agli occhi sul podio di una manifestazione ciclistica. È il mondiale. Chi è? Vi sveliamo un segreto: è la stessa ragazza che canta la canzone di Contador, è la stessa bimba che decide di chiamarsi Tetè: è Rossella Ratto. Una ragazza nata il 20 ottobre 1993 che nella vita ha scelto di essere una ciclista. Con lei abbiamo fatto una chiacchierata piena di suggestioni: alcune ve le abbiamo riproposte in questa introduzione, altre le troverete nel pezzo che segue. Per conoscere una ragazza prima e una ciclista del team Cylance Pro-Cycling poi.

 

Delle tante idee che ci hai regalato partiamo dal punto zero: quando hai deciso di correre in bicicletta? Raccontaci la tua storia su quel mezzo che fa sognare migliaia di persone. 

È una passione, quella per il ciclismo, nata quando ero piccolina e vedevo la TV con mio fratello. Eravamo entrambi piccolissimi e ci divertivamo. Da quei momenti nasce anche il mio soprannome: "tetè." Sai, chiedevo a mio fratello di leggere la scritta "tete de la course" sopra lo schermo e lui essendo piccino pronunciava "tetè". Anche quando ho iniziato a correre ho sempre voluto essere identificata con gli attaccanti, con la fuga, così ho mantenuto quel soprannome. Anche oggi sono "tetè" con la stessa passione di allora. La bicicletta è un mezzo unico. Ti permette di essere libero. Puoi andare a conquistarti un panorama, puoi scalare le montagne. È qualcosa di immenso. Libertà certo ma anche debolezza. Sei solo tu! Quello che sarai, quello che farai, deriverà da te, dalle tue forze, dal tuo lavoro. Devi lavorare seriamente per poter andare in bici. È una libertà che ti guadagni con il lavoro e la fatica. Al momento corro per una squadra californiana, Cylance Pro-Cycling, oltre a far parte del gruppo sportivo delle Fiamme Azzurre. La maggior parte della stagione la trascorro con la squadra californiana che ti accennavo. Siamo tante ragazze di nazionalità diverse: americane, serbe, spesso spagnole. Questa è una delle ricchezze di questa esperienza: avere il privilegio di conoscere altre usanze, altri modi di pensare. Spesso noi diamo per scontato un determinato modo di pensare o agire senza renderci conto che in realtà la bellezza sta proprio nelle differenze: certe cose sono sedimentate nella nostra società ma ci sono altri modi, completamente diversi, di pensare o di interagire da scoprire. Il prossimo anno cambierò team perché Cylance chiude: correrò comunque per una squadra straniera. Spero di condividere esperienze belle come quelle di questi anni con tutte le mie compagne.

Tra le compagne di squadra come non parlare di Giorgia Bronzini. Chi è Giorgia in squadra? Chi è la campionessa del mondo in squadra? E visto che siamo in tema: tu di campionato del mondo sai più di qualcosa, vero? Cosa rappresenta Firenze? Terzo posto nel 2013.  

Giorgia è senza dubbio una donna squadra. Una campionessa come testimoniano le vittorie ma anche una ragazza semplice e di assoluta disponibilità con tutte le atlete della squadra del gruppo. Non sempre accade così quindi quando accade si apprezza anche di più, se possibile. Essendo l'ultimo anno è tutto un pochino diverso ma dobbiamo ritenerci fortunate: io personalmente mi ritengo molto fortunata per aver potuto ascoltarla e apprendere i suoi insegnamenti. 
Firenze è un ricordo fantastico. Una giornata indimenticabile, una performance unica: porto nel cuore quei momenti. Faranno sempre parte di me. Questa è la bellezza ma c'è anche una fonte di stress derivante da quella giornata. Spesso mi dicono "Come mai non sei più sul podio al mondiale?" Non è bello sentirsi dire così: prima bisognerebbe analizzare tutti i dati raccolti nelle gare. Se lo si facesse ci si renderebbe conto che il livello femminile è salito incredibilmente: io sono ancora in grado di fare una prestazione di quel tipo. Come me però tante altre ragazze. Quindi potrebbero dire che indubbiamente Firenze è stata un battesimo meraviglioso nel mondo professionistico ma anche una grossa fonte di responsabilità per gli anni a venire. Vestire la maglia azzurra è una esperienza unica, un riconoscimento importantissimo. Con quella maglia addosso dai il massimo sempre e comunque: non esiste affaticamento, non esiste dolore. Spingi a tutta. Magari poi alla sera arrivi in camera in hotel e non riesci più a camminare, allora ci ripensi e ti dici: "Mannaggia quanto ho spinto oggi!" Ma in gara ti da una forza incredibile: è un qualcosa che non tutti riescono ad ottenere e che tanti sognano. Bisogna onorarla.

Parliamo di vittorie e sconfitte. Un manuale da Rossella Ratto per gestirle? Lo facciamo? 

Ognuno affronta delusioni, vittorie e sconfitte a modo suo: addirittura anche in base al momento della sua carriera in un si trova. Io in questi ultimi anni ho passato periodi difficili soprattutto per ragioni di salute: ho scoperto di avere problemi con il glutine e di essere celiaca. La celiachia ti rende molto più debole: lavori tanto a casa e magari il tutto va in fumo perché mangi un piatto di ragù che non potevi mangiare. Detto questo io adotto un metodo quasi scientifiche: prima analizzo tutti i dati raccolti in gara, poi valuto il livello, diciamo così, mentale, quindi se per esempio non sono stata abbastanza testarda, infine vedo i possibili errori tattici o tecnici commessi in gara o nei confronti delle mie colleghe. Anche i feedback delle compagne aiutano tantissimo. Una volta dopo una gara in cui era riuscita a piazzarsi Giorgia Bronzini è venuta da me: "Grazie Ros, grazie davvero!" Incredula ho chiesto per cosa mi ringraziasse visto che in quel finale non ero riuscita a stare davanti. Vedi? Quella che per me poteva essere una sconfitta è sta una vittoria: essere riuscita a motivare Giorgia Bronzini, ma poteva essere una qualunque mia compagna di squadra, vuol dire aver fatto bene il mio lavoro. Anche con le vittorie adotto lo stesso metodo: vedo il livello delle avversarie, il tipo di gara e le circostanze. A volte si è fortunate e si raccoglie di più di quanto si merita, altre volte invece di raccoglie meno ma si è fatto tantissimo. Se guardassi solo i risultati puri avrei più vittorie che sconfitte. Invece quando scendo dalla bici mi chiedo: "Oggi ho fatto qualcosa che mi ha divertito? Ho fatto bene il mio lavoro? Ho dato il massimo? Sono contenta?" Se la risposta è affermativa è una vittoria.

Mai pensato di mollare tutto?  
Forse ho pensato di mollare tutto quando sono caduto due volte di faccia a distanza di un mese nel 2011 da Junior secondo anno. Alla fine non ho mollato, seppur con paura, ho continuato perché continuo a pensare che ci sia qualcosa di bello in serbo per me nel mondo del ciclismo. Devo ringraziare tantissimo le persone che mi sono state accanto e i miei genitori in primis che mi hanno sempre appoggiato e mi avrebbero appoggiato qualunque scelta avessi fatto.

Idoli, obiettivi e sogni nel cassetto. Ci fai una panoramica? E "Quiero ser como tu" come si coniuga con la tua vita ciclistica? 

Una volta avevo tanti idoli nel ciclismo. Ora non li ho più. Una volta seguivo di più il ciclismo: i miei idoli erano da Boogerd, Bettini, Freire a Contador. Poi, forse anche perché ho iniziato a conoscere sempre più queste persone che sono cresciute con i miei fratelli non ho più avuto idoli. Preferisco dedicarmi a correre e farlo nell'ottica del psssato. Mettendo in pratica gli insegnamenti che ho raccolto da piccola seguendo le gare. Il mio prossimo obbiettivo sarà preparami per la prossima stagione. Tornare a divertirmi in gara e lottare per i miei sogni ed essere competitiva in tutte le gare, anche in quelle World-Tour in cui il livello è altissimo.  Non è facile. Non è per niente facile anche se sono arrivata terza al mondiale. Ma nulla è impossibile se ci credi davvero. Non so se ho sogni nel cassetto: sicuramente ho tanti obiettivi sia nel ciclismo che fuori. Dal punto di vista atletico mi piacerebbe moltissimo andare alle olimpiadi. Si lavora. Si lavora sempre per raggiungere i propri obiettivi e quindi i propri sogni. La canzone? È una storia lunga. Sin da allieva alle partenze cantavo sempre una canzone dei Mama Kids: Quiero ser como tu. È una canzone dedicata a Alberto Contador. Un fenomeno. La canto sempre nella speranza di avere le gambe e la forza di Alberto. Un auspicio che rinnovo ad ogni gara.

Rossella Ratto e l'orso: è un film o realtà? 

No è realtà. Noi ci ridiamo sopra ma è stato qualcosa di davvero spaventoso: l'incontro con l'orso nell'autunno 2016 al termine di una stagione al quanto rocambolesca. Mi stavo allenando in mountain bike a pochi chilometri da un paese quando mi sono trovata davanti un orso, che mi aveva già visto e quindi era già allarmato, in posizione eretta. Mi sono spaventata tantissimo, ancora oggi se ci ripenso mi vengono i brividi. Non è stato facile fuggire: ho dovuto risalire un tratto con la bici in mano e poi provare a cambiare sentiero. Che avventura! 


 





16/10/2018

Stefano Zago


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