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Maria Giulia Confalonieri in esclusiva: emozioni indelebili all'europeo di Glasgow, alla Valcar ho trovato un ambiente ideale

Maria Giulia Confalonieri in esclusiva: emozioni indelebili all'europeo di Glasgow, alla Valcar ho trovato un ambiente ideale

(foto: Bettini)

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Il ciclismo su pista azzurro ha motivo di sorridere anche grazie a Maria Giulia Confalonieri. La brianzola classe 1993 si sta affermando come una delle migliori interpreti internazionali della corsa a punti, specialità in cui ha conquistato il titolo di campionessa europea lo scorso agosto a Glasgow. Al trionfo in Scozia si è aggiunto anche quello di pochi giorni fa di Saint-Quentin-en-Yvelines, nella prima tappa di una stagione 2018/2019 Coppa del Mondo che assegnerà punti fondamentali per la qualificazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020. La portacolori della Valcar PBM ha raccontato in esclusiva ai nostri microfoni le sue sensazioni dopo quest’ultimo successo, parlandoci sia della sua attività nei velodromi, dove è una delle punte della nazionale in quasi tutte le prove endurance, che di quella su strada.

 

Ciao Maria Giulia e grazie per il tempo che ci hai concesso. Dopo l’oro continentale la Coppa del Mondo su pista è partita nel miglior modo possibile. Come valuti il tuo recente successo e la tua prestazione?

“Sinceramente è stata una vittoria inaspettata, ancor più di quella agli europei. A Glasgow avevo svolto una preparazione specifica per la corsa a punti, mentre in questa occasione con tutto il gruppo della nazionale ci siamo concentrate soprattutto sull’inseguimento a squadre, anche in ottica qualificazione a Tokyo 2020. L’allenamento con in quartetto ti dà senza dubbio un’ottima gamba, ma nel periodo di avvicinamento non c’è stata tanta possibilità di lavorare sulle prove di gruppo. Non sapevo inoltre che tipo di gara mi attendesse. Diverse nazionali hanno lasciato a casa le migliori e infatti c’è stato meno tatticismo del solito. La scelta di non curare troppo le volate e di muoversi all’attacco alla fine ci ha premiato, sebbene per poche lunghezze. Sono molto contenta di aver concluso il mio autunno in questo modo e di aver fatto una bella prestazione anche con il quartetto”.

 

Sul fronte endurance c’è grande abbondanza nella nazionale femminile, a partire dalla madison, dove in Francia è stata schierata la coppia inedita Paternoster-Barbieri. In questa specialità c’è già un tandem titolare o continuerete a mescolare le carte?

“Visto che questo inverno sono previste ben 6 manche di Coppa del Mondo ci sarà un po’ più di alternanza tra me, la Paternoster, la Balsamo e la Barbieri, in modo da capire quale potrebbe essere la coppia più competitiva. In Francia c’è stata l’occasione di provare per la prima volta insieme Letizia e Rachele, ma è facile che già dalle prossime tappe vengano riproposti degli abbinamenti più consolidati. Il CT sta cercando anche di capire quali siano i tandem più adatti per ciascuna impostazione di gara. Con Rachele ad esempio possiamo mirare maggiormente alle volate, mentre con Elisa abbiamo l’opportunità di giocare di più all’attacco, specie quando dobbiamo contrastare le titolari di Olanda e Gran Bretagna. Il punto fermo per i prossimi mesi rimarrà comunque il quartetto, fondamentale per strappare il pass olimpico nella stessa madison. Se riusciremo a dare continuità nell’inseguimento a squadre ci sarà modo di fare qualche esperimento in più anche nelle altre prove di endurance”.

 

Il gruppo della nazionale su pista sembra molto unito sia dentro che fuori i velodromi. Pensi che questo fattore sia uno dei segreti dei vostri ultimi risultati?

“Penso che dobbiamo partire dal presupposto che siamo atlete professioniste, chiamate a dare sempre il massimo indipendentemente da simpatie o antipatie personali. È fuori di dubbio però che negli ultimi anni sia cresciuta molto l’intesa e la compattezza tra di noi. Questo spirito ci sta dando una spinta in più soprattutto in gare come l’inseguimento a squadre e la madison, dove la sintonia gioca un ruolo chiave. Di recente ci sono stati anche tanti innesti di qualità dalle categorie giovanili, che hanno alzato molto il livello medio di tutta la nazionale. La presenza di tante ragazze di talento è uno sprone per tutte ed i risultati si stanno vedendo”.

 

L’inagibilità del velodromo di Montichiari sta mettendo in seria difficoltà il nostro settore pista. Voi atleti come state vivendo questa spiacevole situazione?

“Fino alla prima settimana di ottobre siamo riusciti ad allenarci al Vigorelli, ma già per il ritiro in vista della prima tappa di Coppa ci siamo dovuti trasferire in una struttura al coperto in Svizzera. Temo che per almeno tutto questo inverno saremo costretti ad appoggiarci ad impianti come quelli di Aigle e Grenchen, con tutti i problemi logistici del caso. Il gruppo femminile è piuttosto numeroso e non si potranno portare ogni volta all’estero 10/15 ragazze. Purtroppo ci saranno dei tagli per quanto riguarda gli stage, che coinvolgeranno soprattutto le Junior. Noi elite dovremmo comunque riuscire ad allenarci in maniera discreta, approfittando anche delle trasferte ravvicinate di Coppa del Mondo”.

 

Riavvolgiamo il nastro ora e parliamo del tuo oro a Glasgow. A distanza di mesi cosa ti rimane ancora impresso di questo trionfo?

“Si è trattato di una giornata indimenticabile, che mi porterò dentro per tutta la carriera. Alla vigilia ero consapevole di poter fare una bella gara, ma per agguantare una medaglia, visto il livello delle avversarie, era necessario sbagliare poco o nulla. Sulla carta, pur avendo un ottimo spunto di base, partivo inoltre svantaggiata rispetto a delle big dominanti in volata come la Wild. Ho vissuto la corsa tutta d’un fiato e anche nelle fasi immediatamente successive alla conclusione non ero sicura della vittoria. Quando mi sono resa conto di avercela fatta per un solo punto ho provato una gioia immensa, seguita dopo appena 24 ore da quella per l’oro di Marta Bastianelli nella prova su strada. Penso davvero che le emozioni di quella settimana a Glasgow siano difficili da eguagliare”.

 

Passiamo invece alla tua stagione su strada. Dopo la chiusura della Lensworld-Kuota che ambiente hai trovato nel nuovo team della Valcar PBM?

“Avevo deciso di sposare il progetto giovani della Valcar ancor prima di sapere dello sfortunato destino della Lensworld. L’idea di essere, a 25 anni non ancora compiuti, l’atleta più esperta del gruppo mi affascinava molto e la proposta del presidente Valentino Villa mi ha convinto da subito. A conti fatti posso dire di non essermi pentita della scelta. È innegabile che siamo un gradino sotto rispetto ai top team, ma ci siamo fatte valere in tutte le gare a cui abbiamo partecipato, togliendoci anche delle belle soddisfazioni. A livello personale è mancata la vittoria, ma sono comunque contenta dei miei tanti piazzamenti e di aver partecipato ad alcuni successi di spessore di Elisa Balsamo in campo internazionale. Credo che il nostro gruppo abbia dei grandi margini di miglioramento per il 2019. Già nella seconda metà di questa stagione abbiamo capito come lavorare al meglio insieme e con un anno di conoscenza reciproca in più ci sarà la possibilità di crescere ancora in termini di risultati”.

 

La vostra sembra davvero un’isola felice nel ciclismo femminile italiano e non solo. Ci hai fatto capire che c’è grande fiducia e motivazione anche in vista della prossima annata.

“Credo sia difficile trovare un ambiente migliore di questo, soprattutto per le più giovani. Come team dobbiamo migliorare nella gestione di alcune situazioni di gara, ma in tal senso anche l’esperienza conta molto. La Valcar permette a tante ragazze appena uscite dalla categoria Junior o poco più che ventenni di disputare un calendario di livello World Tour. Misurarsi con costanza in certe corse è un incentivo alla crescita di tutte e resto convinta che già dalla prossima stagione raccoglieremo i frutti di quanto fatto negli scorsi mesi”.

 

Come procederà ora il tuo inverno e quali obiettivi ti sei posta per il 2019?

“Fino a marzo mi concentrerò soprattutto sulla pista. Prima della fine dell’anno parteciperò alle tappe di Coppa del Mondo di Berlino e Londra, nelle quali punterò a ritagliarmi un posto da titolare anche nel quartetto. Al tempo stesso non voglio perdere di vista la madison, altra specialità in cui la nazionale cercherà di ottenere dei risultati di rilievo già nel breve periodo. Per quanto riguarda la strada invece l’ambizione sarà quella di centrare almeno una vittoria





28/10/2018

Marco Bea


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