Stagione 2016
Davide Rebellin 45 primavere, ma l'obiettivo sono ancora le Ardenne

Davide Rebellin 45 primavere, ma l'obiettivo sono ancora le Ardenne

(foto: Bettini)

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Davide Rebellin è intervenuto ai microfoni di Diretta Ciclismo, spiegando tra l'altro il motivo della sua scelta di correre un'altra stagione tra i professionisti, nonostante i suoi 44 anni di età.

Ciao Davide, che cosa ti ha spinto a correre un'altra stagione, viste le tue 44 primavere?
Risento tanto entusiasmo, determinazione e consapevolezza di poter ottenere ancora dei bei risultati. Sono all'ascolto del mio cuore, che unito alla forza delle gambe mi spinge a continuare... allora avanti tutta per una nuova stagione.

Quali obiettivi ti poni per la prossima stagione?
Gli obbiettivi sono le gare di un giorno che disputeremo. Spero tanto che la CCC (la mia formazione) venga invitata alle classiche delle Ardenne per poter ritornare dopo tanti anni a gareggiare in quelle gare che amo tanto, e dove mi esprimo al meglio.

Ci parli un po' della CCC Sprandi, la tua squadra, come ti sei ambientato con la formazione polacca?
La CCC è una squadra in continua crescita e con un bel progetto futuro. Mi sono ambientato bene da subito, gran parte dei corridori e personale parla italiano, e questo ha sicuramente limitato anche i problemi di comunicazione.

Qual è il giovane che più ti ha impressionato all'interno della squadra?
Sono ragazzi volenterosi, seri e giovani promettenti. Ho notato che il vivaio dei ciclisti polacchi sta crescendo, il Team lascia maturare i giovani con pura tranquillità, facendoli correre in gare minori e molto nell'est europa. Vedo comunque un buon avvenire il ceco Cerny, volendo fare un nome.

Qual è la vittoria della tua carriere professionistica che ricordi con più piacere?
La vittoria che ricordo con più piacere è la Liegi del 2004. E' una gara che sognavo fin da piccolo, perché adatta alle mie caratteristiche, e veniva dopo le vittorie di Amstel Gold Race e Freccia Vallone, per un tris che definisco storico.

La tua corsa preferita?
La mia corsa preferita è proprio la Liegi Bastogne Liegi.

A che età hai iniziato a praticare questo sport, e che cosa ti ha spinto ad iniziare ad intraprenderlo?
Ho iniziato a gareggiare a 9 anni, ma avevo la mia prima bici da corsa già a 6 anni, e partecipavo ai cicloraduni con la squadra di mio padre, il quale mi ha trasmesso questa passione. Ovviamente ero più giovane, e partecipavo a tutti questi cicloraduni con persone più anziane di me, ma ci tenevo comunque a rimanere sempre davanti con loro, dando tutto me stesso ed arrivando stremato ad ogni corsa.

Ci dici come è cambiato il mondo del ciclismo, visto che sei il più esperto all'interno del gruppo?
Il modo di correre è un po' cambiato in questi ultimi 10 anni. C'è molto controllo della corsa da parte dei Grandi Team per i loro capitani; si parte sempre molto forte, quando invece una volta si aspettava quasi sempre gli ultimi 50-60 km per accendere la gara e fare corsa dura. Con l'introduzione delle radioline inoltre si perde un po' di fantasia da parte dei ciclisti, essendo "comandati" dalla ammiraglia del Direttore Sportivo.E' molto cambiata anche la tecnologia all'interno della bicicletta e questo facilita sicuramente le alte andature, soprattutto in pianura.

Hai già un'idea di che cosa farai una volta appesa la bicicletta al chiodo?
Una volta appesa la bicicletta al chiodo vorrei dedicarmi ad organizzare Stage per ciclisti, ho già iniziato a fare qualcosa in questo periodo invernale quando non ho avuto impegni agonistici, e vorrei farlo a tempo pieno una volta smesso di gareggiare. E' un progetto che mi entusiasma molto, dove posso trasmettere tutta la mia passione, esperienza ed essere in contatto diretto con tutti i ciclisti. Vorrei inoltre far si che non sia solo un semplice stage dedicato all'allenamento mentale, bensì anche motivazionale e di essere all'ascolto del proprio risento, proprio quello che mi ha spinto a correre per un'altra stagione.

Un'ultima cosa: se dovessi dare un consiglio ai giovani atleti che iniziano a correre, che cosa gli diresti?
Divertirsi! Per avere successo bisogna amare questo sport, e far si che la vita da atleta non diventi un sacrificio, ma un piacere ed una divertente necessita, che, se fatta correttamente, porta sicuramente i suoi buoni frutti.





02/12/2015

Niccolò Anfosso


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