Stagione 2016
Kristian Sbaragli in esclusiva: non solo volate in futuro, un piacere correre alla Dimension Data al fianco di Cav

Kristian Sbaragli in esclusiva: non solo volate in futuro, un piacere correre alla Dimension Data al fianco di Cav

(foto: Bettini)

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Tra gli atleti italiani che sono riusciti a ritagliarsi uno spazio all’interno di una compagine World Tour straniera figura anche l’empolese Kristian Sbaragli. Il portacolori della Dimension Data, formazione in cui ha militato in tutti i suoi primi 4 anni da professionista, è balzato agli onori della cronaca in occasione della Vuelta Espana dello scorso anno, vincendo la tappa di Castellòn e proponendosi come uno degli sprinter resistenti più interessanti del nostro movimento. Il ventiseienne toscano ha fatto il punto del suo 2016 ai microfoni di Diretta Ciclismo, soffermandosi anche sulla sua evoluzione tecnica come corridore e sull’importanza di difendere i colori del primo team africano di livello internazionale, impegnato su fronti che esulano da quello prettamente agonistico.

Ciao Kristian, grazie per il tempo che ci hai concesso. Partiamo con un bilancio del tuo 2016. A differenza dello scorso anno non è arrivato l’acuto, ma hai comunque palesato una buona continuità di rendimento.

“Sì rispetto al 2015 quest’anno purtroppo è mancata la vittoria. La mia stagione non è iniziata nel migliore dei modi a causa di un infortunio al polso, che mi ha costretto a saltare le primissime gare che avevo in programma. Per questo motivo il mio 2016 è partito un po’ ad handicap, ma strada facendo ho ritrovato delle ottime sensazioni, anche se non è bastato per centrare un successo.”

Quest’anno hai anche preso parte per la prima volta al Giro d’Italia. Puoi raccontarci qualcosa sul tuo esordio nella Corsa Rosa?

“Come corridore italiano essere al via del Giro è un’emozione unica. Avevo improntato la stagione su questo obiettivo e mi sono presentato in Olanda con una buona condizione. Purtroppo dopo la cronometro del Chianti ho preso la bronchite e da quel momento in poi ho sofferto molto. Senza dubbio il mio desiderio è quello di ritornare il prima possibile sulle strade del Giro per mettermi in evidenza. Del resto vincere una tappa alla Corsa Rosa è sempre stato il mio sogno sin da bambino.”

Analizzando le tue prestazioni abbiamo notato che in questa annata ci sono stati dei miglioramenti da parte tua nella tenuta in salita, a scapito forse dei picchi di velocità negli sprint. Al termine della tua 4° stagione da pro’ che tipo di corridore ritieni di essere?

“In effetti negli ultimi tempi sono migliorato molto in salita, perdendo però un po’ di spunto, specie nei finali più semplici. Non mi reputo un velocista puro ed in futuro vorrei testarmi sempre di più su percorsi misti. Già a partire dalla prossima stagione vedremo come mi comporterò in gare maggiormente impegnative.”

Finita la tua esperienza da under 23 ti sei subito gettato in un’avventura da professionista con una formazione straniera. Col senno di poi faresti le stesse scelte?

“Ripensando a questi 4 anni mi ritengo molto fortunato ad aver trovato una squadra come la Dimension Data. Devo ammettere che il primo periodo con loro non è stato semplice a livello di ambientamento, ma mi hanno sin da subito messo nelle condizioni di crescere e fare esperienza senza particolari pressioni. Il team ormai figura tra i migliori a livello mondiale ed io fino ad ora non posso che essere soddisfatto del mio percorso professionale”.

Il Team Dimension Data sostiene sin dalla sua nascita delle iniziative per lo sviluppo del ciclismo nel continente africano. Rappresentare ad alti livelli una realtà portatrice di un simile messaggio è uno stimolo in più per fare bene?

“Difendere i colori della Dimension Data significa anche correre per QHUBEKA, un’organizzazione no profit che distribuisce bici per i bambini e per le popolazioni rurali sia in Sudafrica che in tutto il resto del continente. Essere ambasciatori di un progetto del genere rappresenta per tutti i membri del team uno stimolo extra per dare sempre il massimo, anche perché ogni anno durante il ritiro invernale abbiamo modo di entrare in contatto con i contesti in cui vivono queste persone, prendendo coscienza dei disagi che sono costrette ad affrontare”.

In queste settimane circolano voci sulla possibilità che la tua squadra perda la licenza World Tour per il 2017. È un’eventualità che ti preoccupa o non sarebbe un dramma per te tornare nella categoria Professional?

“Onestamente non è ancora ben chiaro cosa succederà il prossimo anno. L’UCI potrebbe ancora tornare sui suoi passi e mantenere il numero di formazioni World Tour a 18, senza così escludere nessuno. La speranza è indubbiamente quella di rimanere nella massima serie e spero che la conferma di atleti di altissimo livello come Cavendish e Boasson Hagen ci aiuti a conservare la licenza”.

Nel corso del 2016 hai avuto l’opportunità di lavorare e, in alcuni casi, di correre al fianco di Cavendish. Com’è stato trascorrere un’intera annata a contatto di un campione del genere?

“Avere un corridore del calibro di Cav in squadra è certamente positivo. Da lui c’è molto da imparare e mettersi al suo servizio in gara ti gratifica sia a livello sportivo che umano. Di lui mi ha colpito in particolare l’umiltà con cui, nonostante i suoi tanti successi, si approccia e si relaziona con i compagni”.

Anche se può sembrare prematuro quali saranno le tue ambizioni per la stagione a venire? Visto il tracciato del mondiale di Bergen potresti anche rientrare nel discorso per una convocazione in maglia azzurra.

“Il mondiale del prossimo anno in quanto a percorso è sicuramente molto interessante e mi piacerebbe davvero far parte della nazionale. Naturalmente per meritare un posto dovrò dimostrare sulla strada il mio valore. Più in generale per il 2017 intendo partire subito forte per provare a raccogliere qualcosa già nella prima parte della stagione, anche per invertire la tendenza rispetto a questa annata un po’ sfortunata”.





17/10/2016

Marco Bea


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