Ciclocross 2018/19
Van der Poel spezza il sortilegio iridato a Bogense, three peat di Sanne Cant tra le donne

Van der Poel spezza il sortilegio iridato a Bogense, three peat di Sanne Cant tra le donne
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Gli astri del ciclocross sono finalmente tornati al loro posto e hanno restituito a Mathieu Van der Poel quella maglia arcobaleno che per lui sembrava ormai diventata una maledizione. Nella rassegna mondiale di Bogense il fenomeno di Kapellen ha infatti completato una rincorsa iridata durata oltre 3 anni e passata, dopo il trionfo di Tabor del 2015, per le cocenti sconfitte di Zolder, Bieles e Valkenburg. Si chiude quindi un cerchio per il dominatore assoluto delle ultime due stagioni, che stavolta non ha tremato di fronte al peso della posta in palio, sfornando una prestazione degna, sotto tutti i punti di vista, del suo nome. La rassegna danese ha invece decretato la fine, magari solo provvisoria, dell’era di Wout Van Aert, bravo comunque a lottare coi denti contro il rivale di sempre nella prima metà di gara e poi fortunato nella contesa per l’argento, arrivato per gentile concessione di un Toon Aerts sempre meno in ombra al cospetto dei due giganti della specialità. In un weekend mondiale che ci ha riservato più di una sfida ad alta intensità hanno lasciato delle belle tracce anche gli azzurri, davvero vicini al podio in entrambe le prove Under 23.

Più vento che fango per la gara regina della due giorni iridata, accompagnata da un timido sole e dalle costanti folate di grecale, trasversale rispetto alla marcia dei corridori per buona parte del circuito, provenienti dal mare di Baring Vig. Il primo giro scorre all’insegna del marcamento nelle posizioni di testa tra olandesi e belgi, intenzionati a giocare sulla propria superiorità numerica per mettere a giro Mathieu Van der Poel, tornato nei ranghi dopo una bella fiammata in partenza. Il fuoco incrociato della truppa diretta dal CT Sven Vanthourenhout si intensifica nella 2° tornata, quando è Toon Aerts a selezionare un drappello comprendente lo stesso Van der Poel, scortato dai connazionali Lars Van Der Haar e Corne Van Kessel, Wout Van Aert, le mezzepunte leonine Laurens Sweeck e Michael Vanthourenhout e “l’intruso” spagnolo Felipe Orts. Nel giro successivo però è proprio un’incertezza di Aerts nella contropendenza ad aprire le porte al primo attacco cattivo del campione orange, che va a guadagnare una manciata di secondi grazie anche ad un buco creato da Van Der Haar. Il tentativo di fuga di Van der Poel viene tuttavia sedato dalla reazione d’orgoglio di Van Aert, gettatosi all’inseguimento in solitaria una volta esaurita la disperata rincorsa di Aerts nel tratto in asfalto. Dopo un giro pieno spalla a spalla tra i due tenori è proprio l’olandese a proporre una nuova offensiva, scagliata lungo la contropendenza, che piega definitivamente la resistenza del defending champion. La parte conclusiva della corsa è tutta per Van der Poel, mentre alle sue spalle Van Aert subisce anche la rimonta di Aerts, tornato in assetto dopo aver accusato per qualche minuti il fuori giri precedente. Il finale è un vero tripudio per il fuoriclasse della specialità, che conclude alzando al cielo la sua bici in un urlo rimasto strozzato da ben 3 stagioni. Per l’argento Van Aert approfitta invece dell’harakiri di Aerts, scivolato in maniera maldestra sulla discesa dell’ultima rampa, quando sembrava ormai aver avuto ragione del rivale. In chiave azzurra 16° piazza per Gioele Bertolini, unico nostro rappresentante della categoria, costretto a rinunciare alle proprie ambizioni di top 10 per una caduta nell’8° giro.

 

Ecco l’immagina destinata a diventare l’emblema del mondiale di Bogense. Mathieu Van der Poel scarica tutta la tensione sul traguardo alzando al cielo la sua bici. (foto Cyclephotos)

 

 

La gara elite femminile non ha invece tradito le attese in quanto ad emozioni ed equilibrio, grazie anche alla lieve pioggia caduta nel primissimo pomeriggio di sabato. Il fondo scivoloso ed un po’ appesantito, unito alla costante vento, ha fatto emergere il carattere e le doti tecniche di Sanne Cant, straordinaria nel fronteggiare ben 4 avversarie olandesi nella lotta per il successo. L’atleta di Anversa ha infatti stazionato sin dall’avvio nella pattuglia di testa, presidiata dalle maglie orange di Marianne Vos, Denise Betsema, Annemarie Worst e Lucinda Brand, piuttosto fallosa nella guida e ritrovatasi in più di un’occasione a fare l’elastico. La Cant è riuscita però a spezzare la morsa neerlandese nel penultimo giro, cogliendo con freddezza l’occasione concessa dalla Brand, finita a terra nella corsia dei box a causa di un gesto precipitoso del padre, assistente del meccanico, al momento del cambio bici. Prima di festeggiare il suo 3° titolo iridato consecutivo la leader della nazionale belga ha dovuto ingaggiare, per tutta la tornata conclusiva, un appassionante braccio di ferro con la stessa Brand, giunta seconda davanti ad una Vos non in giornata di grazia. La battaglia per le medaglie non ha coinvolto invece le azzurre Alice Maria Arzuffi ed Eva Lechner, rispettivamente 12° e 17° al traguardo. La brianzola ha provato una difficoltosa risalita dopo una partenza negativa, mentre la bolzanina non è mai entrata in ritmo, soffrendo anche l’umidità ed il cambio delle condizioni atmosferiche rispetto alla mattinata.

 

Terza maglia iridata consecutiva per Sanne Cant, qua sul podio tra Lucinda Brand e Marianne Vos. (foto Getty Images)

 

 

Per la nostra spedizione i risultati più rilevanti sono arrivati a livello Under 23, dove c’è da registrare anche un pizzico di rammarico per il doppio podio sfiorato. A strappare applausi è stata in primis Silvia Persico, che ha insidiato fino all’ultimo le rivali olandesi, ben più rodate in campo internazionale, in una gara tattica ed oltremodo affollata per le posizioni da medaglia. L’atleta bergamasca si è infatti ben districata nel folto gruppo di testa, cedendo nell’ultimo giro soltanto alle neerlandesi Inge Van Der Heijden, Fleur Nagengast e Ceylin Del Carmen Alvarado, giunte in quest’ordine sotto la linea d’arrivo. Grazie al proprio spunto veloce la Persico ha invece conquistato la 4° piazza, ad appena 9’’ dall’oro della Van Der Heijden e ad un’incollatura dal bronzo della Alvarado, sorpresa in negativo della giornata. Questione di secondi anche per Jakob Dorigoni, 5° in una prova maschile caratterizzata dall’assolo di Thomas Pidcock, straordinario nel seminare i rivali con un attacco di rara violenza nella 4° tornata. Dietro al britannico e ad Eli Iserbyt, isolatosi nel finale nella corsa all’argento, hanno concluso il francese Antoine Benoist ed il ceco Tomas Kopecky, che hanno beffato il nostro portacolori dopo aver improntato una condotta di gara più conservativa nelle fasi iniziali. Union Jack in trionfo anche tra gli Junior, dove Ben Tulett ha realizzato uno straordinario back to back, impartendo una sonora lezione ai favoriti belgi Witse Meeussen e Ryan Cortjens, rispettivamente 2° e 3°. Per quel che riguarda gli azzurri prestazione più che onorevole per il campione nazionale Samuele Leone e per Tommaso Bergagna, 11° e 13°, che hanno fallito di poco l’aggancio al trenino buono per la top 10.

Per questa puntata mondiale abbiamo deciso di offrirvi le testimonianze dei nostri migliori rappresentanti per ciascuna categoria. Ecco cosa ci hanno raccontato al rientro dalla loro trasferta in Danimarca:

Gioele Bertolini: “Sono un po’ amareggiato, perché in tutta onestà speravo di raccogliere qualcosa in più di un 16° posto. Ero arrivato a Bogense al top della forma, ma purtroppo non sono riuscito a centrare l’obiettivo della top 10, pure per qualche mia sbavatura. In avvio ho perso un pedale proprio all’approccio della prima rampa ed anche per questo ho mancato l’aggancio al gruppetto di testa, mentre dopo metà corsa sono uscito anche dalla lotta per i 10 a seguito di una caduta. Il meteo è stato benevolo alla fine e purtroppo queste condizioni, unite ad un tracciato già di per sé privo di tanti punti dove fare la differenza a livello tecnico, non mi hanno agevolato. Speravo infatti in un fondo un po’ più pesante, che potesse darmi qualche vantaggio rispetto agli atleti più potenti e meno abili nella guida rispetto a me. I percorsi però non sono sempre uguali e in futuro intendo lavorare proprio sul fronte watt, per adattarmi meglio anche ai circuiti veloci. Più in generale devo dire che come nazionale non siamo stati molto fortunati nelle ultime edizioni e anche quest’anno, pur avendo ottimi elementi in tutte le categorie, abbiamo portato a casa meno di quanto meritassimo. Sono comunque contento dell’esperienza che abbiamo fatto il Danimarca e dello spirito che si è creato in questi giorni all’interno del gruppo azzurro. Anche gli Junior hanno risposto davvero bene in termini di atteggiamento e sono convinto che la loro generazione sarà quella che consentirà al nostro movimento di rilanciarsi in via definitiva. Adesso mi attendono le ultime due tappe del Superprestige, prima di iniziare subito con gli impegni internazionali in MTB, nello specifico Verona e Andora. Per il prossimo inverno invece non ho ancora pianificato nulla riguardo al ciclocross, ma molto dipenderà da quello che succederà in estate. Al termine della stagione in MTB tirerò le somme e, in base alla mia condizione, deciderò come impostare il calendario”.

Alice Maria Arzuffi: “Anche ora a mente fredda non posso ritenermi soddisfatta della mia gara. I miei limiti in partenza mi hanno penalizzato molto e, sebbene il gruppetto per le medaglie avesse un altro passo, con uno scatto migliore dai blocchi sarei potuta arrivare tra la 7° e l’8° posizione. La nostra gara è stata particolare non solo per la lunghezza, essendosi conclusa forse anche un po’ troppo oltre i 40’, ma anche per il terreno viscido e per il vento, che non favoriva certo chi, come me, si è ritrovata a fare una corsa di rimonta. Senza dubbio non avevo dalla mia neanche la forma di inizio stagione, più per una questione di testa che di gambe però. Dopo le prestazioni negative di fine anno ho cercato di capire cosa non andasse e dalle analisi del sangue è emerso un valore di cortisolo, l’ormone dello stress, oltre la norma. Da quel momento ho pensato soltanto a ritrovare tranquillità e a rimettermi in sesto per fare almeno una buona figura al mondiale, dove non puoi improvvisare nulla nemmeno se speri di entrare nelle posizioni a ridosso delle 10, specie in campo femminile. Alla fine ho poco da recriminare sul modo in cui ho gestito le ultime settimane, mentre col senno di poi avrei fatto delle scelte diverse ad inizio inverno. Da settembre a dicembre sono stata troppo sulla corda e credo sarebbe stato meglio trascorrere un po’ di tempo in più a casa, saltando magari il training camp a Mallorca di fine novembre. In quel periodo stavo attraversando un ottimo momento di forma e forse sarebbe stato meglio stare semplicemente qualche giorno in Italia. Quanto successo negli ultimi mesi mi sarà comunque d’aiuto quando andrò ad impostare la prossima annata, alla quale arriverò dopo la mia prima stagione su strada con la maglia della Valcar. Sono davvero entusiasta di essere con loro e non vedo l’ora sia di correre al fianco delle altre ragazze, che di lavorare a contatto col DS Davide Arzeni, che è pure il mio storico preparatore. Nel mio programma ci saranno sicuramente le prove delle Ardenne, il Giro, il campionato italiano e La Course by Le Tour, mentre a luglio mi concederò una breve fase di stacco prima di tornare a concentrarmi nel ciclocross”.

Jakob Dorigoni: “Alla vigilia puntavo ad entrare nella top 5 e sono contento di aver centrato l’obiettivo. Rivedendo la gara c’è comunque un po’ di rammarico, anche perché mi sentivo davvero bene. Pidcock era nettamente il più forte, anche in virtù del percorso pedalabile, ma quando ha sferrato il suo attacco da dietro non sono riuscito ad accodarmi per un’inezia. Sapevo che prima o poi avrebbe portato un’accelerazione secca e in quel frangente sono stato l’unico a capire che stava per muoversi e a cogliere l’attimo. Se lo avessi raggiunto prima della sezione tecnica avrei potuto sfruttare la sua scia almeno per un giro, guadagnano così terreno prezioso nei confronti dei miei rivali diretti per il podio. Credo che il risultato non abbia rispecchiato il valore effettivo delle forze in campo, visto che Benoist e Kopecky, prima dell’ultimo giro, hanno interpretato in maniera passiva tutte le fasi calde della corsa. Dal canto mio sono orgoglioso di aver dato tutto e di aver dimostrato di valere una top 5 al mondiale, sebbene con una medaglia al collo sarei tornato a casa con sensazioni completamente diverse. In un mondiale contano i dettagli e in 50’ ho commesso soltanto una sbavatura nel salto degli ostacoli, alla quale ho comunque reagito con lucidità e senza finire a terra. Si è trattato di un’imprecisione dovuta allo sganciamento di un pedale, che non ha inciso in negativo sulla mia gara. Adesso mi attendono le ultime due prove del Superprestige e poi comincerò subito con l’attività su strada con il Team Colpack. Farò il mio esordio alla Firenze-Empoli, dove trarrò anche delle indicazioni sugli aspetti da limare in vista degli impegni principali della stagione”.

Silvia Persico: “Questa stagione non è stata delle più semplici, specie nella prima parte, ma da Vittorio Veneto in poi ho ripreso il controllo della situazione. Ho raggiunto il picco di forma per i campionati italiani e per fortuna sono riuscita a mantenerlo fino a Bogense. Il 4° posto è stata comunque una piacevole sorpresa, visto che alla viglia puntavo in primis ad entrare nelle 10. Sin dall’avvio mi sono resa conto di poter salire anche sul podio e mi sono giocata il tutto per tutto, lasciandomi guidare dall’istinto e senza badare troppo al valore delle avversarie. Quando le olandesi hanno aperto il gas nell’ultimo giro però ero davvero al limite e, a causa anche delle mie lacune tecniche, ho perso la loro ruota tra la contropendenza e l’ultima discesa. Per rimanere con loro avrei dovuto imboccare quel settore nelle posizioni di testa, come avevo fatto nella tornata precedente per non correre rischi. Mi aspettavo che si andasse a sviluppare una gara tattica e, a maggior ragione, ho cercato di guadagnare le posizioni di testa sin dalla partenza, scegliendo di gettarmi sul lato destro per trovare un varco. Adesso ripartirò subito con la strada e dal prossimo weekend sarò in Spagna per la Vuelta Valenciana, prima di iniziare a lavorare in ottima campagna del nord. Riguardo al ciclocross non so ancora come mi muoverò per il prossimo inverno, anche perché fino a poco tempo fa ero orientata a chiudere con il fuoristrada. Visto il risultato di sabato credo sia il caso di riconsiderare la mia decisione, a patto però di fare un effettivo salto di qualità. Per crescere davvero c’è bisogno di correre con costanza all’estero e per proseguire sarà fondamentale trovare una realtà che mi possa garantire di svolgere un calendario prettamente internazionale”.

Samuele Leone: “Sono arrivato a pochi secondi dal decimo senza mai vederlo per tutta la gara, visto che io stazionavo nel drappello in lotta per l’11° piazza. Purtroppo nel finale non avevo cognizione dei distacchi e, se avessi saputo che gli atleti davanti a me erano così vicini e in difficoltà, non mi sarei concentrato esclusivamente su quello che accadeva nel mio gruppetto. In verità penso comunque di aver perso il treno per la top 10 in precedenza, quando sono stato vittima di una scivolata nel tratto di lungomare, proprio quando eravamo appena rientrati sui primi. Anche nella nostra gara c’era un vento piuttosto fastidioso e infatti ho puntato prima di tutto a gestirmi, cercando di stare il più possibile al coperto. Con l’umidità il terreno era inoltre piuttosto appiccicoso e, ogni volta che si risaliva in bici da un tratto a piedi, era sempre molto difficile riagganciare i pedali. Nel complesso sono contento sia del risultato che dell’esperienza in generale. Quest’anno sono stato spesso all’estero per le tappe di Coppa del Mondo, ma a Bogense l’atmosfera era completamente diversa. Da questa trasferta mi porterò dentro il calore del pubblico ed il fatto di dover spingere a tutta fino all’ultimo metro. Quest’estate lavorerò in vista del passaggio tra gli Under 23, con particolare attenzione alla resistenza e alla guida. Nel frattempo cercherò di fare una buona stagione di MTB, sfruttando nel mese di marzo la coda lunga della condizione del ciclocross”.

 

Silvia Persico in azione sulle rampe del circuito di Bogense. L’atleta lombarda è stata la donna copertina di tutta la spedizione azzurra. (foto UCI Cyclocross)

 

 

 

ORDINE D’ARRIVO MONDIALE BOGENSE-GARA ELITE M:

1. Mathieu Van der Poel NED 
2. Wout Van Aert BEL  a 16’’
3. Toon Aerts BEL  25’’
4. Michael Vanthourenhout BEL a 50’’
5. Laurens Sweeck BEL  a 1’01’’
6. Lars Van Der Haar NED  a 1’10’’
7. Quinten Hermans BEL  a 1’24’’
8. Marcel Meisen GER  a 1’29’’
9. Jens Adams BEL  a 1’31’’
10. Gianni Vermeersch BEL  a 1’33’’
16. Gioele Bertolini ITA  a 2’31’’

ORDINE D’ARRIVO MONDIALE BOGENSE-GARA ELITE F:
 
1. Sanne Cant BEL  
2. Lucinda Brand NED  a 9’’
3. Marianne Vos NED  a 15’’
4. Denise Betsema NED  a 25‘’
5. Annemarie Worst NED  a 34’’
12. Alice Maria Arzuffi ITA  a 2’08’’
17. Eva Lechner ITA  a 2’48’’
 
ORDINE D’ARRIVO MONDIALE BOGENSE-GARA UNDER 23 M:
 
1. Thomas Pidcock GBR
2. Eli Iserbyt BEL  a 15’’
3. Antoine Benoist FRA  a 23’’
4. Tomas Kopecky CZE  a 31’’
5. Jakob Dorigoni ITA  a 35’’
34. Antonio Folcarelli ITA  a 3’28’’
40. Stefano Sala ITA  a 4’04’’

ORDINE D’ARRIVO MONDIALE BOGENSE-GARA UNDER 23 F:
 
1. Inge Van Der Heijden NED  
2. Fleur Nagengast NED  a 3’’
3. Ceylin Del Carmen Alvarado NED  a 8’’
4. Silvia Persico ITA  a 9’’
5. Anna Kay GBR  ‘’
17. Francesca Baroni ITA  a 1’04’’
43. Sara Casasola ITA  a 5’55’’

ORDINE D’ARRIVO MONDIALE BOGENSE-GARA JUNIOR:
 
1. Ben Tulett GBR
2. Witse Meeussen BEL  a 20’’
3. Ryan Cortjens BEL  a 27’’
4. Thibau Nys BEL  a 42’’
5. Pim Ronhaar NED  a 46’’
11. Samuele Leone ITA  a 1’06’’
13. Tommaso Bergagna ITA  a 1’13’’
26. Davide De Pretto ITA  a 2’20’’
38. Emanuele Huez ITA  a 3’02’’
44. Davide Toneatti ITA  a 3’43’’




05/02/2019

Marco Bea


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