Ciclomercato 2019/2020
Van der Poel firma nel fango di Dubendorf la sua 3° opera iridata, Olanda mattatrice con 4 ori su 6

Van der Poel firma nel fango di Dubendorf la sua 3° opera iridata, Olanda mattatrice con 4 ori su 6
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La storia del ciclocross è scandita da sempre dai cicli vincenti dei suoi protagonisti e Mathieu Van der Poel, con il suo 3° titolo iridato Elite, ha senza dubbio toccato, almeno per ora, l’apice della sua personalissima età dell’oro. Dopo il trionfo della rivelazione di Tabor e quello della redenzione di Bogense il fenomeno della specialità ha centrato un alloro che sa di divinizzazione a Dubendorf, in un campionato del mondo dominato senza appello dalla prima all’ultima pedalata. Domenica il neerlandese è infatti riuscito a mettere le ali anche sul lento e soffocante terreno elvetico, travolgendo come non mai una concorrenza oltremodo tarata verso l’alto, vuoi per l’exploit di un Thomas Pidcock vestitosi con merito d’argento, vuoi per il definitivo ritorno in auge di Wout Van Aert, medaglia di legno alle spalle del roccioso Toon Aerts. In un weekend in cui abbiamo assistito a gare molto diverse, ma tutte a loro modo dure, per via del repentino cambiamento delle condizioni atmosferiche tra sabato e domenica l’Olanda è stata la vera protagonista a livello di medagliere. Oltre ai 4 ori conquistati spicca l’en-plein nella prova Elite femminile, vinta da Ceylin Del Carmen Alvarado al termine di uno spettacolare agone con le connazionali Annemarie Worst e Lucinda Brand.

 

Dopo una prima giornata di competizioni asciutta gli dei del cross ci mettono lo zampino, con una pioggia costante giunta, sin dalla nottata di sabato, ad appesantire un circuito piatto, eccezion fatta per alcune rampe sia naturali che artificiali ben congeniate, ma dal fondo già di suo tutt’altro che scorrevole. Lo stato del terreno raggiunge il picco di impantanamento proprio in corrispondenza della prova regina, che si trasforma quindi in una sfida di pura forza, per buona pace di chi immaginava, o sperava, di far leva anche sul tatticismo. L’unico schema percorribile è quello di aggredire il fango sin dallo sparo del via e Mathieu Van der Poel non si lascia certo pregare, siglando l’holeshot in partenza ed iniziando subito a martellare i rivali. L’unico a provare a restare aggrappato alla ruota del neerlandese è Toon Aerts, che viene tuttavia respinto già nella seconda metà del 1° giro. Una volta lanciata la sua cavalcata Van der Poel tracima rapidamente e arriva a guadagnare, nell’arco di un paio di tornate, la bellezza di 1’ nei confronti di Aerts, riassorbito nel frattempo da Thomas Pidcock e dai compagni di nazionale Eli Iserbyt, Michael Vanthourenhout, Wout Van Aert e Laurens Sweeck. La morsa dei belgi si sfalda però anche al cospetto dell’esordiente britannico, che con un secco cambio di ritmo nel 3° giro riesce addirittura ad isolarsi nello spot per l’argento, dopo aver letteralmente schiantato un Iserbyt che aveva abbozzato per qualche centinaio di m una risposta. In testa Van der Poel completa, cotanto di inchino finale sulla linea d’arrivo, uno dei monologhi più splendenti della sua carriera, mentre Pidcock contiene in maniera autorevole il tentativo di rientro di Aerts, bronzo ai danni di un Van Aert penalizzato oltremodo da una foratura nella lotta per il 3° gradino del podio e, considerando i trascorsi degli ultimi mesi, vero MVP della pattuglia belga. In una corsa più selettiva e complicata delle previsioni si sono difesi a testa alta anche i nostri Nicolas Samparisi e Cristian Cominelli, rispettivamente 30° e 31° dopo aver completato 5 dei 7 giri di gara.

 

Un inchino al cospetto del pubblico e della sua Canyon. Mathieu Van der Poel festeggia così il suo 3° titolo mondiale Elite sul traguardo di Dubendorf. (foto Cyclephotos)

 

 

In termini di equilibrio ed intensità, anche emotiva, la prova iconica di questo mondiale è stata però senza dubbio quella delle Elite donne, monopolizzata per quel che concerne le medaglie dalle ragazze olandesi. Dopo essere scappate via nella fase embrionale della gara Ceylin Del Carmen Alvarado, Annemarie Worst e Lucinda Brand hanno inscenato una battaglia senza esclusione di colpi fino alla tornata conclusiva, tra sorpassi e continui ribaltamenti di fronte. Il tutto non poteva che risolversi in un serrato sprint, che ha premiato, a dispetto dei precedenti stagionali, una Alvarado quasi felina nell’infilare la Worst a pochi metri dal traguardo, dopo che quest’ultima aveva provato l’affondo del sull’ultimo muro naturale del tracciato. Alle spalle della Brand, costretta troppo spesso a fare l’elastico nei confronti delle due connazionali per essere davvero incisiva nel rush finale, ha concluso la sempreverde Katherine Compton, mentre la nostra Eva Lechner ha strappato un buon 7° posto. La bolzanina si è dovuta spendere in una faticosa gara di rimonta dopo aver rischiato una caduta in partenza, che le ha forse precluso un piazzamento nella top 5. In credito con la fortuna anche Alice Maria Arzuffi, 17° con il fardello di una foratura rimediata nei 300 metri iniziali, a causa della quale si ritrovata a riprendere la propria marcia, dopo il cambio bici, addirittura dal fondo del gruppo.

 

Ceylin Del Carmen Alvarado esplode di gioia sulla retta di Dubendorf, dopo aver piegato in volata un’Annemarie Worst inconsolabile anche durante la cerimonia di premiazione. (foto Cyclephotos)

 

 

Il festival orange nella giornata di sabato è stato totale grazie anche al trionfo di Ryan Kamp tra gli Under 23. Il classe 2000 neerlandese, forte alla vigilia di una striscia di imbattibilità aperta da 4 gare, ha piazzato la stoccata decisiva a 3 tornate dal termine, andando a regolare il beniamino del pubblico di casa Kevin Kuhn ed il connazionale Mees Hendrikx. A seguito della debacle di Jakob Dorigoni, sulle code dei migliori in avvio ma uscito anche sul piano mentale dalla contesa dopo una caduta nel 2° giro, il migliore dei nostri è risultato Antonio Folcarelli, 18° ed autore di una prova molto costante. Più scontato invece il tripudio dei tulipani tra le Junior donne, dove la favorita della vigilia Shirin Van Anrooij si è presa il primo storico iride della categoria, sopravanzando la compagna di casacca Puck Pieterse e la statunitense Madigan Munro. In chiave azzurra da sottolineare la prestazione generosa di Carlotta Borello, 19° al traguardo ed andata un po’ in debito di energie dopo una partenza in cui aveva accettato il guanto di sfida delle big, andandosi a collocare addirittura alla 4° piazza provvisoria.

 

Nel weekend mondiale a predominanza olandese hanno sorriso però anche Francia e Belgio. I transalpini sono andati a segno tra le Under 23 donne con Marion Norbert Riberolle, mattatrice di una corsa che ha visto salire sul podio anche l’ungherese Blanka Kata Vas, tra le scoperte più interessanti dell’inverno in campo femminili, brava a regolare al debutto nella categoria la più quotata britannica Anna Kay nel testa a testa per l’argento. Convincente pure la prova di squadra delle azzurre, con Francesca Baroni, Sara Casasola e Gaia Realini che hanno interpretato al meglio delle loro possibilità il terreno fangoso, attestandosi rispettivamente in 7°, 8° e 15° posizione. L’unico squillo per il Belgio è arrivato invece a livello Junior, con una tripletta capeggiata dal figlio d’arte Thibau Nys, che ha imperversato come da pronostici nei confronti di Lennert Belmans ed Emiel Verstrynge. Nella gara da rimarcare in chiave azzurra sia la 19° piazza del primo anno Lorenzo Masciarelli che la condotta di Davide De Pretto, rimbalzato appena fuori dai venti dopo aver provato nei primi giri un dispendioso aggancio, per via anche del forte vento, con il trenino in lotta per le medaglie.

 

Sforzo massimo per Marion Norbert Riberolle per uscire dalle sabbie mobili del tracciato di Dubendorf, inasprito oltremodo dalla pioggia caduta per tutta la giornata di domenica. (foto Cyclephotos)

 

 

Questa settimana abbiamo analizzato i temi emersi nella due giorni iridata in compagnia di Ilenia Lazzaro, voce tecnica di Eurosport ed inviata a Dubendorf per Scratch TV, striscia settimanale in onda il mercoledì su Canale Italia 84 dedicata agli appassionati di cross e fuoristrada. L’ex atleta padovana, ancora oggi impegnata a livello amatoriale sui campi di gara nazionali e non solo, ci ha riportato le sue sensazioni estrapolate direttamente dai bordi del tracciato, in primis in merito alla prova principe del weekend: “Quella di domenica è stata la miglior prestazione di Van der Poel da quando si cimenta in questa disciplina, come da lui stesso confermato in conferenza stampa. Mi sento di condividere appieno questa sua valutazione, anche perché il livello degli avversari alle sue spalle era davvero elevato. Pidcock ha tirato fuori un garone addirittura superiore a quello di Namur e lo stesso Van Aert è andato molto forte. Un discorso a sé stante lo merita Aerts, che ha tenuto botta in maniera egregia nonostante si sia ritrovato a dover rincorrere costantemente la miglior gamba nelle ultime settimane. Ritengo che, senza l’infortunio alle costole patito prima di Natale, sarebbe stato in grado battagliare spalla a spalla o quasi con Van der Poel per tutto il finale di stagione. Pur non essendo straordinario a livello tecnico e scenografico il percorso è stato poi un po’ sottovalutato. Le immagini televisive non rendevano infatti giustizia ai muri e agli stessi ponteggi artificiali, davvero ripidi sia in salita che in discesa, per non parlare del terreno, che risultava molto difficile in quanto a scorrevolezza anche con condizioni di asciutto. Senza la pioggia domenica avremmo assistito indubbiamente ad una corsa più tattica e controllata, ma il risultato non sarebbe cambiato. Magari avrebbe vinto con un distacco inferiore, ma contro questo Van der Poel c’era davvero poco da fare al di là di qualsiasi variabile”. Il focus, prendendo spunto da quanto successo a Dubendorf in campo femminile, si è spostato poi sui cambiamenti, non solo generazionali, che stanno ridisegnando le gerarchie nello scacchiere internazionale della specialità: “L’esplosione delle giovani olandesi ha davvero stravolto gli equilibri che si erano consolidati nel recente passato, con il Belgio che è stato scalzato in via definitiva dal trono di nazione faro del movimento femminile mondiale. In Olanda la spinta verso il rinnovamento è più forte che in altri paesi ed i risultati del mondiale, ma nel complesso di tutta la stagione, sono frutto di una programmazione che coinvolge tutte le categorie. Se il sorpasso è ormai tangibile tra le donne non si può dire altrettanto per gli uomini, dove Van der Poel, se prendiamo in considerazione gli atleti di vertice, sta in sostanza trascinando da solo l’intera nazione. Il Belgio dal canto suo continua invece a produrre un gran numero di talenti, non ultimo Thibau Nys. Nonostante stia facendo già adesso con gli Junior delle cose straordinarie penso abbia ancora dei notevoli margini di miglioramento. È un ragazzo cresciuto sui tracciati di cross e lo vedo davvero intenzionato a puntare su questa disciplina, a cui mi sembra si stia dedicando fino ad ora con grande naturalezza, senza quell’esigenza di spremersi troppo di tanti suoi coetanei su strada. Sarebbe davvero fantastico poter assistere prima o poi ad una sfida tra Van der Poel, Pidcock e Nys al massimo delle loro potenzialità, ma sappiamo già che, per ragioni anagrafiche, sarà molto difficile”. Il ricambio che sta avvenendo di recente nel cross sembra possa aprire anche le porte per un approccio veramente orientato alla multidisciplina, fortemente sostenuto dalla stessa Lazzaro: “Sono fermamente convinta che essere un campione nel cross sia meglio che arrivare esimo su strada, al di là di qualsiasi tornaconto economico. Parabole come quella di Lars Boom dovrebbero far riflettere tutti a riguardo e certificano quanto sia controproducente muoversi in direzione opposta rispetto alle proprie predisposizioni. Per fortuna fenomeni come Van der Poel e Van Aert stanno dimostrando che è possibile, nonché molto formativo, curare più discipline in contemporanea e sono contenta nel vedere che tanti giovani, a partire da Pidcock, sitano seguendo il loro coraggioso esempio. Quella di praticare il cross è innanzitutto una scelta di cuore e, proprio per questo motivo, penso che i corridori appena citati non molleranno facilmente questa specialità”.

 

Spazio inoltre ad un bilancio sugli esiti della spedizione azzurra al mondiale, tracciato con la volontà di andare oltre il semplice dato dei piazzamenti: “Partiamo dal presupposto che, almeno a livello personale, preferisco ragionare in un’ottica più ampia quando mi chiedono di giudicare il rendimento di un qualsiasi atleta. Non si possono infatti condensare le valutazioni di un’intera stagione in una gara secca come il mondiale, dove entrano in gioco i fattori più disparati. Alcuni dei nostri non hanno mantenuto le attese della vigilia, ma prima di lasciarsi andare alle critiche o invocare addirittura gli assenti, tra l’altro già ampiamente annunciati nel caso di Gioele Bertolini, bisognerebbe sempre contestualizzare quanto accaduto. Lo stesso Dorigoni, a causa dei recenti sviluppi sul futuro del suo team su strada, veniva da una settimana tutt’altro che tranquilla e la caduta nel 2° giro, tra l’altro meno banale di quanto sia apparso in tv come impatto, gli ha tagliato le gambe anche in quanto a spirito e concentrazione. Gli stessi risultati raccolti con gli Elite vanno ponderati in maniera più attenta, poiché sia Samparisi che Cominelli sono arrivati comunque davanti o a ridosso di atleti di spessore internazionale come Michael Boros, Marcel Wildhaber e Lukas Fluckiger, quest’ultimo destinato anche a rappresentare una nazione non di secondo piano come la Svizzera nelle prove olimpiche di MTB a Tokyo. Nonostante abbiano raccolto poco in termini di risultato mi sono inoltre piaciuti molto in quanto ad atteggiamento sia Davide De Pretto che Carlotta Borello. In una rassegna iridata cambia poco tra un 4° ed un 20° posto e loro hanno preferito rischiare per ottenere qualcosa di importante, piuttosto che condurre un’anonima gara di rincalzo. La sorpresa in positivo della nostra nazionale a mio avviso è stata invece rappresentata da Antonio Folcarelli, che ha lottato a lungo, pur partendo piuttosto dietro in griglia, anche per entrare nei 10”. Il comportamento degli azzurri a Dubendorf ha fatto da ideale assist in chiusura per parlare dello stato dell’arte nel nostro movimento, i cui problemi, a detta della nostra ospite, gravitano su questioni ben diverse da quelle prettamente agonistiche: “I numeri ci dicono che il cross italiano, pur pagando lo scotto di non essere una specialità olimpica, è in salute e riesce, specie nelle categorie giovanili, ad attirare interesse e partecipazione. Tra i tanti praticanti ci sono senza dubbio diversi ragazzi di qualità, che hanno tutte le potenzialità per esprimersi già adesso su standard molto vicini a quelli dei coetanei fiamminghi, che hanno dalla loro dei mezzi e delle risorse superiori per praticare al meglio la disciplina. Più che sul fronte tecnico però siamo purtroppo molto indietro sotto quello comunicativo e di immagine, il che instaura uno stagnante circolo vizioso. Per dare nuova linfa a tutto sistema bisognerebbe ripartire dalla passione e dalle competenze di chi è veramente intenzionato a sostenere il ciclocross non solo come sport, ma anche come prodotto mediatico. Solo così ci sarebbe modo di orientare nella direzione giusta le scelte sia degli atleti, che delle aziende a cui piacerebbe investire su questo settore”.

 

ORDINE D’ARRIVO MONDIALE DUBENDORF-GARA ELITE M:

1. Mathieu Van der Poel NED 
2. Thomas Pidcock GBR  a 1’20’’
3. Toon Aerts BEL  1’45’’
4. Wout Van Aert BEL  a 2’04’’
5. Laurens Sweeck BEL  a 2’32’’
6. Michael Vanthourenhout BEL a 3’12’’
7. Corne Van Kessel NED  a 3’52’’
8. Tim Merlier BEL  a 4’32’’
9. Quinten Hermans BEL  a 4’48’’
10. Eli Iserbyt BEL  a 5’11’’
30. Nicolas Samparisi ITA  -2 LAP
31. Cristian Cominelli ITA  -2 LAP
 
ORDINE D’ARRIVO MONDIALE DUBENDORF-GARA ELITE F:
 
1. Ceylin Del Carmen Alvarado NED
2. Annemarie Worst NED  a 1’’
3. Lucinda Brand NED  a 10’’
4. Katherine Compton USA  a 1’
5. Yara Kastelijn NED  a 1’26’’
7. Eva Lechner ITA  a 2’25’’
17. Alice Maria Arzuffi ITA  a 4’05’’
 
ORDINE D’ARRIVO MONDIALE DUBENDORF-GARA UNDER 23 M:
 
1. Ryan Kamp NED
2. Kevin Kuhn SUI  a 36’’
3. Mees Hendrikx NED  a 52’’
4. Antoine Benoist FRA  a 1’16’’
5. Pim Ronhaar NED  a 1’19’’
18. Antonio Folcarelli ITA  a 3’12’’
35. Davide Toneatti ITA  a 5’39’’
36. Samuele Leone ITA  a 5’55’’
40. Jakob Dorigoni ITA  a 6’45’’
 
ORDINE D’ARRIVO MONDIALE DUBENDORF-GARA UNDER 23 F:
 
1. Marion Norbert Riberolle FRA
2. Blanka Kata Vas HUN  a 27’’
3. Anna Kay GBR  a 40‘’
4. Katie Clouse USA  a 1’29’’
5. Manon Bakker NED  a 1’34’’
7. Francesca Baroni ITA  a 2’06’’
8. Sara Casasola ITA  a 2’29’’
15. Gaia Realini ITA  a 5’08’’
 
ORDINE D’ARRIVO MONDIALE DUBENDORF-GARA JUNIOR M:
 
1. Thibau Nys BEL  
2. Lennert Belmans BEL  a 31’’
3. Emiel Verstrynge BEL  a 38’’
4. Dario Lillo SUI  a 54’’
5. Tibor Del Grosso NED  a 1’08’’
19. Lorenzo Masciarelli ITA  a 2’57’’
21. Davide De Pretto ITA  a 3’13’’
29. Bryan Olivo ITA  a 4’13’’
38. Filippo Agostinacchio ITA  a 4’53’’
54. Ettore Loconcolo ITA  a 7’26’’
 
ORDINE D’ARRIVO MONDIALE DUBENDORF-GARA JUNIOR F:
 
1. Shirin Van Anrooij NED
2. Puck Pieterse NED  a 53’’
3. Madigan Munro USA  a 1’18’’
4. Millie Couzens GBR  a 1’43’’
5. Fem Van Empel NED  a 2’12’’
19. Carlotta Borello ITA  a 4’19’’
20. Nicole Pesse ITA  a 4’41’’
22. Lucia Bramati ITA  a 5’12’’




04/02/2020

Marco Bea


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