Stagione 2016
Niente imprese, siamo Classiche. Nel ciclismo 2.0 si vince con i dettagli

Niente imprese, siamo Classiche. Nel ciclismo 2.0 si vince con i dettagli

(foto: Bettini)

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Ora dell'aperitivo della domenica della Liegi Bastogne Liegi, punto esclamativo delle Classiche di inizio stagione. Si chiude un mese iniziato da Sanremo e, passando per ogni straducola del Belgio, finito qui ad Ans, sobborgo di Liegi.

Demare, Kwiato, Sagan due volte, Kittel e il carneade Hayman, fino al nostro Gasparotto, a Valverde e Poels. Un mese bellissimo che però lascia qualche considerazione da fare sorseggiando il nostro spritz.

Nel ciclismo 2.0 non esistono più le grandi imprese di un tempo. Tutte le vittorie sono arrivate, a parte forse Sagan, grazie a una selezione "da dietro" frutto di un estremo livellamento verso l'alto delle prestazioni.

Diciamocelo chiaramente: oggi la distanza tra campione e gregario è minore che nel passato e nei momenti cruciali si arriva in tanti. La vittoria ergo è frutto di un 1% in più che da solo non può più garantire lo spettacolo di un'impresa d'altri tempi.

Oggi un percorso durissimo e condizioni meteo al limite del praticabile hanno comunque portato 25 atleti a giocarsi la corsa, chiudendo in un fazzoletto di 15 secondi e con tanti ciclisti che hanno mollato solo negli ultimi 1500 metri perché avevano esaurito i compiti tattici in quella che è unanimemente riconosciuta come una delle prove più impegnative del circo. Nella Liegi vinta da Bettini, era il 2002, il 10° arrivo a più di un minuto.

A parte il pavé vero (non quello della Rue Naniot) in cui l'incidente meccanico, la caduta e la tecnica di percorrenza, rendono ancora possibili situazioni tattiche che generino tentativi prima dei -30 all'arrivo, troviamo arduo tentare di fare selezione. 

I big corrono coperti dai propri uomini fidati che devono giocoforza essere sempre più vicini come prestazioni al capitano che si trova nella situazione di dover "solo" finalizzare. Gli organizzatori aumentano le salite, si spremono le meningi per lo spettacolo e non riescono mai a trovare una formula vincente. 

Perché oggi si vince di dettagli e di tattica, correndo accorti fino a quando uno scattino, una volatina saranno sufficienti a portarsi a casa la "damigella". Nessuno rischia più niente o comunque molto raramente: Nibali al Lombardia lo scorso anno, ma a ottobre è molto più facile fare la differenza che a marzo, senza nulla togliere a uno dei pochi corridori che non ha paura di provarci. 

Soluzioni? Poche e decisamente fantasiose. Diminuire il numero di atleti in squadra potrebbe essere un sistema, ma non è detto che funzioni. Reinventare i percorsi? No, non è una soluzione. Aggiungere o togliere salite può snaturare le corse lasciando nell'eterno dilemma che un'ascesa in più vicino al traguardo possa effettivamente fungere da trampolino o spaventare definitivamente i coraggiosi.

E' uno spunto di riflessione, di risposte preconfezionate non ne abbiamo, ma è inevitabile che - soprattutto nell'ultima settimana - si ha la netta sensazione che le corse durino 3-4 chilometri e i restanti siano la famosa "attesa della felicità" del Piccolo Principe.





24/04/2016

Diretta Ciclismo


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