Stagione 2018
Le dure parole di Bugno sulla vicenda Serry

Le dure parole di Bugno sulla vicenda Serry

(foto: Bettini)

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C'è un caso che sta facendo molto discutere il mondo del ciclismo in questo autunno 2018: parliamo dell'accaduto a Pieter Serry. È di qualche giorno fa ormai la notizia che il corridore della Quick Step Floors è stato chiamato a svolgere un controllo antidoping durante una serata di gala in cui si stava festeggiando il ciclismo fiammingo. Non che siano una novità i controlli antidoping a sorpresa, da anni prassi consolidata nelle due ruote, ma le circostanze in cui è avvenuto il medesimo controllo hanno suscitato non poche perplessità: lo speaker della manifestazione avrebbe infatti richiamato il corridore ad alta voce per invitarlo ad effettuare il prelievo. 

Gianni Bugno, presidente del Cpa (Associazione Corridori Professionisti), si è espresso nelle ultime ore mettendo le cose in chiaro e segnalando all'Uci e alle associazioni competenti situazioni intollerabili in tema di mancato rispetto della privacy. "Il Cpa ha sempre appoggiato la lotta al doping e si è sempre schierato a difesa di un ciclismo pulito. Ora però, credo che sia giunto il momento di fare il punto anche su certi diritti dei corridori." questa la premessa d'obbligo dell'ex campione azzurro. 

La decisione di esprimersi con parole forti al riguardo di tali situazioni è emersa a seguito degli ultimi fatti: "Ci sono stati segnalati casi in cui i corridori sono stati controllati nel giorno del loro matrimonio, durante un funerale o nel primo giorno di scuola del loro bambino- continua Bugno- Ora leggiamo del caso di Pieter Serry, controllato fuori stagione, in orari non previsti e nel momento in cui doveva partecipare al festival del ciclismo fiammingo. Come un detenuto, al momento dell’ingresso al Galà tanto atteso, ha dovuto abbandonare la festa per sottoporsi ai controlli. Non possiamo più restare a guardare questo modus operandi che non tiene conto dei diritti della persona, come quello alla privacy. I corridori versano il 2% dei loro premi per rendere possibili questi controlli, sono gli unici atleti al mondo che pagano di tasca propria l’antidoping. I corridori rispettano le misure richieste per la lotta al doping, ma chiedono almeno in cambio il rispetto della loro vita privata."

Vedremo quali saranno le reazioni dei piani alti. Una cosa è certa: le regole ci sono e vanno rispettate da tutti. Quelle stesse regole però  non possono violare, calpestandoli, i più basilari diritti alla privacy e alla riservatezza personale. 





09/11/2018

Stefano Zago


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