Trofeo Laigueglia 2020
Le parole del team Androni Giocattoli-Sidermec in vista del Trofeo Laigueglia

Le parole del team Androni Giocattoli-Sidermec in vista del Trofeo Laigueglia

(foto: Bettini)

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Si è svolta nel pomeriggio di venerdì 14 febbraio 2020, presso la sede del municipio della città di Alassio, in Liguria, la conferenza stampa del team Androni Giocattoli-Sidermec in vista dell'edizione numero 57 del Trofeo Laigueglia che si disputerà nell'omonima città domenica 16 febbraio. Alla presenza del sindaco di Alassio, Angelo Galtieri, e delle autorità sono intervenuti Gianni Savio, manager del team, Giovanni Ellena, direttore sportivo, e gli atleti Nicola Bagioli, Mattia Bais, Alessandro Bisolti, Mattia Frapporti, Davide Gabburo, Francesco Gavazzi e Simone Ravanelli. 

Chiare tanto le parole quanto le idee di Gianni Savio in merito alla corsa di domani: "Direi che ci sono tutti i presupposti per fare bene. Per noi parlano i risultati ottenuti in questo inizio stagione che restituiscono una squadra in forma e combattiva su ogni traguardo come è da sempre filosofia del team Androni Giocattoli-Sidermec. Inoltre credo sia interessante considerare la cronologia dei risultati ottenuti dai nostri ragazzi in questa gara: la vittoria ci manca da qualche anno ma siamo sempre lì, sul podio o ai piedi del podio. Vorrà pur dire qualcosa? L'anno scorso non è funzionato qualcosa ma quest'anno non ricapiterà. Potrei anche sbilanciarmi e dire che siamo fra i favoriti principali ma preferisco evitare. Siamo fra i favoriti ma dobbiamo mantenere la calma e usare la testa. È l'unica strada per portare a casa un buon risultato". 

Nel giorno in cui tutto il mondo del ciclismo e non solo ricorda Marco Pantani, prematuramente scomparso il 14 febbraio 2004, in sala stampa cala il silenzio nel momento in cui Gianni Savio, prendendo la parola, omaggia il Pirata: "Parlare di Marco Pantani significa parlare di un campione di massimo livello. Non c'è dubbio. Un uomo tanto forte in sella quanto, almeno in un certo periodo della propria vita, umanamente fragile. Ricordo quando lo andai a trovare in ospedale dopo la caduta alla Milano-Torino del 1995: era distrutto. Ancora forte mentalmente ma fisicamente distrutto. Uscendo pensai che sarebbe stato bello rivederlo ai livelli degli anni precedenti ma quell'infortunio non mi faceva presupporre niente di buono. Mi sbagliavo. Il suo ritorno fu spettacolare: uno scalatore ineguagliabile. L'accoppiata Giro-Tour 1998 è indimenticabile. Ogni sua impresa lo è. Quando Pantani vinceva tutti erano con lui. Il ciclismo intero stava dalla sua parte. E lui rappresentava il ciclismo difendendolo con le unghie e con i denti, diventando in certe occasioni anche portavoce dei colleghi. Marco non aveva paura. Se c'era da fare qualcosa per il suo sport era in prima linea. Purtroppo il mondo ciclismo non ha avuto lo stesso riguardo per il Pirata. La fine di Marco è in primis dovuta a un ambiente che lo ha abbandonato: dopo Madonna di Campiglio Marco Pantani era un uomo tremendamente solo. In molti lo hanno abbandonato, alcuni lo hanno anche osteggiato. Non si sono più ricordati di tutto ciò che lui stesso aveva fatto per il ciclismo. Non doveva andare così. Spiace davvero". 

I ragazzi del team sono troppo giovani per avere ricordi nitidi del Pirata ma anche nella loro memoria resta un segno, una traccia: qualcuno ricorda di essere stato in strada con i genitori ad aspettare il passaggio di Pantani quel 5 giugno 1999, passaggio mai avvenuto. Altri raccontano di aver visto e rivisto cassette e repliche di tappe del Giro d'Italia e del Tour de France e di essersi emozionato. Per qualcuno, invece, il ricordo di Marco Pantani è legato al salotto di casa, luogo in cui si vedevano le tappe del Giro da bambini. 

Un ricordo nitido lo ha Giovanni Ellena: "Ricordo benissimo quel giorno, il giorno della squalifica dal Giro d'Italia. Ero in Liguria. Proprio in queste zone. Ero stato fuori per gran parte della giornata e tornando in hotel mi ero fermato in un bar per vedere il finale di quella tappa del Giro d'Italia. In quegli anni, durante il Giro, le televisioni dei locali erano sintonizzate sulla gara. Entrai e trovai la televisione spenta. Chiesi spiegazioni, la risposta fu un fulmine a ciel sereno: "È inutile guardare. Pantani non c'è più. Cosa accendiamo la televisione a fare?" Capisci? Questo era Pantani. Senza di lui si spegnevano anche i televisori. Non interessava più nulla del Giro d'Italia se non c'era lui in corsa".





15/02/2020

Stefano Zago


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