Tour de France 2018
Thomas impeccabile, Sagan e Alaphilippe show, troppo poco dai Movistar e Bardet

Thomas impeccabile, Sagan e Alaphilippe show, troppo poco dai Movistar e Bardet

(foto: Bettini)

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Dopo tre settimane di emozioni non potevano mancare le nostre pagelle ai protagonisti del Tour de France 2018. Il voto più alto non può che andare a Geraint Thomas che si è preso la maglia gialla ma non è l'unico uomo copertina. Prestazioni encomiabili per Sagan e Alaphilippe, mentre deludono i Movistar e Bardet.

Geraint Thomas: 10 e lode- Tre settimane semplicemente perfette per il gallese che si è dimostrato il più forte dal primo all'ultimo giorno. Il vicecapitano della Sky è l'unico ad uscire indenne da inconvenienti nella prima settimana, ma appena arrivano le grandi montagne dimostra di meritarsi appieno i galloni di capitano. Sulle Alpi centra un'accoppiata di vittorie parziali (il primo nel post-Armstrong), poi sui Pirenei controlla senza troppi patemi gli avversari senza mai mostrare un cenno di cedimento. Un risultato meritato per un corridore che ha saputo reinventarsi più volte in carriera.

Lawson Craddock: 10 - Gli uomini copertina di questo Tour sono il primo e l'ultimo della generale. Lo statunitense della EF cade rovinosamente già nella prima tappa, ma con grande tenacia tiene duro e completa la propria fatica a Parigi meritandosi l'ammirazione di colleghi e tifosi. Da adesso potrà vantare un piccolo record, è infatti il primo a detenere la lanterne rouge dal primo all'ultimo giorno.

Peter Sagan e Julian Alaphilippe: 9 - I due campioni annientano la lotta per le classifiche accessorie facendo incetta di punti per la maglia verde e quella a pois. Lo slovacco si dimostra ancora una volta l'unico in grado di primeggiare in volata e fare corsa di testa anche in salita, andando a cogliere con un anno di ritardo la sesta maglia verde come Zabel. La caduta giù dal Val Louron gli impedisce di di andare oltre i 3 successi di tappa conquistati ma rende eroica la sua resistenza sulle ultime montagne. Il francesino accende i tifosi di casa con una serie di fughe a ripetizione in tutte le tappe che presentino almeno un cavalcavia. I due successi parziali assieme alla maglia a pois sono un degno bottino per un corridore dal talento cristallino.

Tom Dumoulin: 8.5 - Bis di argenti per il neerlandese, anche se il secondo posto del Tour ha un sapore più dolce rispetto a quello di un mese fa al Giro. Ancora una volta la costanza è la sua dote migliore, anche se paga in maniera esponenziale l'assenza di una squadra in grado di supportarlo e la mancanza di uno spunto veloce per mettere un po' di pressione in più agli Sky. L'impressione è che nel 2019 a partire dalla pole position sarà lui.

Primoz Roglic: 7.5 - La stella nascente di questo Tour è lo sloveno che al primo tentativo sulle tre settimane centra subito un quarto posto di prestigio. La debacle nella cronometro conclusivo non cancella quanto di buono fatto nelle 19 tappe precedenti in cui Roglic è stato sempre nel vivo della corsa senza mai perdere un metro dai rivali. Sui Pirenei poi assume un atteggiamento più garibaldino che gli vale anche un bel successo di tappa a Laruns.

Egan Bernal: 7.5 - Il colombiano chiude il primo GT in carriera con un anonimo quindicesimo posto, ma le sue doti hanno già colpito tutti. Nella prima settimana paga lo scotto del noviziato con qualche incidente di troppo che lo estromette dalla classifica, ma la sua prova su Alpi e Pirenei è un concentrato di classe e maturità assolute. Se il passato è di Froome e il presente di Thomas, il futuro non potrà che essere di Bernal.

Fernando Gaviria e Dylan Groenewegen: 7 - Prestazioni analoghe per i due sprinter che spadroneggiano nelle volate ma poi vanno alla deriva sulle prime montagne. Il colombiano, al debutto sulle strade della Grande Boucle, si toglie lo sfizio di indossare la maglia gialla e vince due tappe in rapida successione. Il neerlandese ci mette un po' a carburare ma poi offre due sprint di assoluto valore tecnico. Il tappone alpino si rivela troppo arduo per entrambi che dovranno necessariamente migliorare nella resistenza se vorranno interrompere l'egemonia di Sagan nella classifica a punti.

Pierre Latour: 7 - Diviso fra il ruolo di gregario per Bardet e la ricerca della maglia bianca, il francesino salva capra e cavoli pur senza entusiasmare particolarmente. La classifica dei giovani finisce nelle sue mani più che altro per l'assenza di rivali, mentre la condotta di gara sua e dell'intera AG2R sembra a volte poco coordinata. Di sicuro deve ancora migliorare molto per puntare al podio di Parigi.

Steven Kruijswijk: 7 - Il neerlandese torna finalmente ai livelli del Giro 2016 che gli sfuggì di mano in vista del traguardo. Sulle Alpi fa divertire i tifosi con un'azione d'altri tempi verso l'Alpe d'Huez, e anche sui Pirenei non si accontenta della posizione acquisita con un atteggiamento poco consono alle logiche di squadra ma certamente spettacolare. Magari non è un vincente ma la sua presenza in corsa si nota sempre.
 
Chris Froome: 6.5 - Prestazione onorevole per il campione uscente che tenta fino all'ultimo di tenere in vita il filotto di vittorie ma poi non si impunta accettando il ruolo di spalla di Thomas. Probabilmente a causa delle fatiche del GIro non riesce mai a carburare a pieno, ma grazie alla propria metodicità evita di deragliare ed uscire la classifica.

Arnaud Démare e Alexander Kristoff: 6.5 - I due velocisti hanno il merito di passare indenni le Alpi, indigeste a molti dei loro avversari. Nonostante il forfait dei vari Gaviria, Cavendish e Groenewegen non riescono comunque a primeggiare scontrandosi con lo strapotere di Sagan, ma sul gong centrano un successo parziale per uno arrivando alla sufficienza piena.

Daniel Martin: 6.5 - Il nipote di Roche torna a casa con i risultati che si aspettava: un posto nella top ten (ottavo) e un successo parziale. Inoltre la giuria lo premia come Supercombattivo di questa edizione, riconoscimento abbastanza meritato per aver tenuto l'atteggiamento più combattivo fra gli uomini di alta classifica.

John Degenkolb: 6.5 - A Roubaix va finalmente in scena la rinascita del corridore tedesco, che già nelle prime tappe si era dimostrato nettamente più in palla rispetto al recente passato. Dopo la tappa del pavé non riesce più a centrare il bottino grosso ma siamo sicuri che la prova in queste tre settimane possa essere un trampolino di lancio per il prossimo futuro.

Sonny Colbrelli: 6 - Il bresciano ha offerto spunti migliori rispetto al debutto al Tour del 2017, anche se il sogno di vincere una tappa rimane nel cassetto. L'occasione più ghiotta è quella di Quimper dove fa tutto bene ma deve inchinarsi al marziano Sagan. Per lui era importante comunque di poter competere ad armi pari ai massimi livelli.

Mikel Landa: 6 - Alla fine il miglior risultato fra i tre capitani della Movistar lo porta a casa lui, ma Unzuè non potrà certo essere soddisfatto. Nelle prime settimane sembra correre senza un vero scopo, indeciso fra proteggere Quintana e Valverde e fare corsa per se. Dall'Alpe d'Huez in poi decide di abbandonare le logiche di squadra e cercare la gloria personale chiudendo in settima posizione, un risultato senza infamia e senza lode.

Nairo Quintana: 5.5 - Il successo nel tappino pirenaico non può soddisfare il colombiano che prosegue nella propria spirale involutiva. I tifosi si domandano perché non assuma un atteggiamento più coraggioso ma la risposta è semplice: non ha le gambe per farlo. Al primo vero tentativo di affondo, sull'Alpe, rimbalza malamente ed in seguito rimane più abbottonato pagando infine anche una brutta caduta.

Romain Bardet: 5 - Anche gli uomini di ASO che continuano a disegnargli percorsi su misura dovranno iniziare a prendere coscienza che difficilmente Bardet vincerà mai un Tour. Oltre a pagare come prevedibile a cronometro e scontare un po' di fortuna, il transalpino cede il passo anche nelle ultime tappe di montagna finendo con un'anonima sesta piazza.

Bob Jungels: 4.5 -  Dopo qualche buona apparizione al Giro, il lussemburghese mirava a un posto nella top ten del Tour ma il suo tentativo è miseramente fallito. In nessuna tappa va veramente alla deriva ma sulle grandi montagne non riesce mai a stare con i migliori; l'undicesimo posto finale è il risultato più consono dopo tre settimane incolori.
 
Alejandro Valverde: 4 - Il murciano dice addio ben presto alle ambizioni di classifica, ma strada facendo si dimostra poco utile anche nelle logiche di squadra. Nelle tappe più dure cerca qualche fuga ma non combina nulla né in ottica successi parziali né come punto d'appoggio per i due co-capitani. Forse sarebbe stato meglio dirottarlo su altri obiettivi come il Giro...

Jakob Fuglsang: 4 - Libero da Nibali, libero da Aru, libero da Lopez, il danese ha potuto finalmente correre da capitano ma senza ottenere i risultato sperati. Fin dall'inizio rimane nel limbo, in dubbio se tenere duro per puntare alla top ten o uscire di classifica e lottare per una tappa. Alla fine torna a casa senza alcun acuto e con un 12° posto che non aggiunge nulla alla sua carriera.

Bauke Mollema e Adam Yates: 4 - Erano due dei possibili outsider per le posizioni ai piedi del podio ma non sono mai stati realmente in corsa. L'olandese viene frenato subito da una caduta, mentre al britannico mancano semplicemente le gambe per stare con i migliori. Nell'ultima settimana cercano invano il colpaccio con una fuga ma fra scivolate e errori tattici si ritrovano con un pugno di mosche.

Marcel Kittel: 3 - Da dominatore assoluto a spettatore non pagante delle volate, è questa la parabola del gigante teutonico. Gli attriti con la squadra e un treno che in realtà non esiste lo frenano e lui si perde, incapace di lanciarsi nei convulsi sprint senza l'ausilio giusto. Quello fra Kittel e la Katusha è un amore mai sbocciato e che presto sarà già all'epilogo.

André Greipel e Mark Cavendish: 3 - Tour de France da fantasmi per i due grandi vecchi dello sprint. Sia il britannico che il tedesco avevano centrato la propria stagione sulla Grande Boucle, ma sulle prime montagne finiscono fuori tempo massimo tornando a casa con un paio di top ten. 

Rigoberto Uran e Richie Porte: SV - La tappa del pavé respinge entrambi questi scalatori che alla vigilia vantavano fondate ambizioni di podio. Ma se al colombiano rimane in bacheca l'argento del 2017, l'australiano torna a casa ancora una volta a mani vuole lasciando l'eterno dubbio sulle sue potenzialità.

Vincenzo Nibali : SV - Quello di Nibali rimarrà il Tour del rimpianto per ciò che poteva essere e non è stato. Grazie a un buon avvio si era presentato sulle Alpi a pari tempo con gli avversari, ma uno sciagurato spettatore lo ha messo KO. L'andamento compassato della corsa e una Bahrain in grande spolvero fanno crescere la delusione, perché un posto sul podio sarebbe stato assolutamente alla portata del messinese.




30/07/2018

Matteo Pierucci


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