Giro d'Italia 2018
Braccio di ferro Froome-Dumoulin per la maglia rosa, Aru e Pinot pronti ad inserirsi

Braccio di ferro Froome-Dumoulin per la maglia rosa, Aru e Pinot pronti ad inserirsi
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Il countdown per il Giro d’Italia 2018 sta ormai per giungere al termine, con la carovana rosa che venerdì si metterà in moto per la crono d’apertura di Gerusalemme. Un’edizione destinata a fare storia non solo per l’inedita partenza in territorio extraeuropeo, ma anche per la caratura dei protagonisti annunciati per la classifica generale. La lotta per il simbolo del primato coinvolgerà corridori dai profili molto differenti, ma tutti fortemente motivati ad approdare a Roma da trionfatori. Andiamo quindi a pesare le ambizioni di tutti i pretendenti alla maglia rosa, analizzando sia i loro punti di forza che di debolezza.

 

Chris Froome

 

 

Perché sì – I numeri del keniano bianco parlano da soli e l’obiettivo “grande slam” potrebbe infondergli ulteriori energie in chiave vittoria. Un eventuale successo al Giro proietterebbe definitivamente il britannico nella leggenda del ciclismo, al pari di due campionissimi come Eddy Merckx e Bernard Hinault, unici ad aver vinto 3 GT consecutivi nell’arco di due stagioni. La ricetta per centrare l’impresa sarà quella di sempre e vedrà il portacolori del Team Sky muoversi in simbiosi con una squadra di assoluto valore, pronta ad imporre alla corsa i ritmi e le dinamiche più gradite al proprio leader. Oltre alla forza della squadra non bisogna però sottostimare quella del singolo, apparso in condizione tutt’altro che disprezzabile al recente Tour of the Alps. Il Froome 2.0 ammirato nelle ultime due stagioni ha inoltre arricchito il proprio bagaglio tecnico e tattico, dimostrando delle ottime capacità di adattamento ai vari terreni e di lettura delle varie situazioni di gara. L’andamento più irregolare della Corsa Rosa non dovrebbe quindi spaventarlo troppo, anche perché all’orizzonte non si intravedono tanti avversari dotati della personalità necessaria per attaccarlo frontalmente.

Perché no – Preparare un GT  con la “spada di Damocle” dell’affaire salbutamolo non deve essere stato semplice neanche per un corridore freddo e schivo come Froome, il cui percorso di avvicinamento a questo appuntamento non è stato di certo dei più sereni. Le polemiche, le tensioni, i sospetti e le pressioni mediatiche di questi mesi potrebbero aver lasciato delle scorie nella testa del britannico, che rischiano di presentargli il conto proprio in una corsa già di suo tra le più stressanti sul piano fisico ed emotivo. Non è un mistero poi che Froome gradisca uno spartito di gara il più possibile lineare e conservativo, non certo facile da garantire su strade come le nostre, che impongono anche nella giornate di trasferimento un certo grado di attenzione ed un certo dispendio di energie. La Corsa Rosa, al netto di una buona dose di sfortuna, è stata inoltre fino ad oggi un rebus indecifrabile per lo stesso Team Sky ed i fantasmi dei fallimenti passati saranno in agguato in ogni tappa. Il sogno rosa dovrà infine passare giocoforza per le cronometro di Gerusalemme e Rovereto, dove c’è comunque qualcuno più forte di lui, visto che le celebri frullate in salita fanno meno male rispetto ad una volta.

 

Tom Dumoulin

 

 

Perché sì – A differenza dei rivali sa come vincere un Giro e l’esperienza accumulata nella passata edizione giocherà senza dubbio a suo favore. Rispetto al 2017 troveremo infatti un corridore ancor più sicuro dei propri mezzi e, con tutta probabilità, ulteriormente migliorato in salita. Se al termine della crono di Rovereto dovesse ritrovarsi in vantaggio la partita si farebbe davvero difficile per gli altri, con l’olandese che potrebbe sfruttare, come lo scorso anno, il “ping pong” tra i restanti uomini di classifica, compresi quelli non direttamente in lizza per il successo finale. La buona prestazione offerta alla Liegi è inoltre un buon segnale di brillantezza per una atleta che, tra stage in altura ed un inizio stagione al risparmio, ha ragionato esclusivamente in funzione della Corsa Rosa, senza disperdere fino ad oggi un briciolo di energie.

Perché no – Se vincere è cosa ardua riconfermarsi lo è ancora di più. Il successo dello scorso anno comporterà infatti anche determinati oneri per il portabandiera del Team Sunweb, che per la prima volta in carriera si troverà a gestire la responsabilità di un GT da grande favorito. Gli avversari conoscono ormai le sue caratteristiche e proveranno sicuramente a lavorarlo ai fianchi sin dalle frazioni appenniniche, senza attendere la sentenza della crono di Rovereto. La sua tenuta su ascese come lo Zoncolan o nei tapponi dell’ultima settimana è inoltre tutta da verificare, anche perché la squadra a sua disposizione, seppur più valida rispetto al 2017, dovrebbe patire in alta montagna il fuoco incrociato di formazioni come il Team Sky, la Astana o la Mitchelton-Scott.

 

Fabio Aru

 

 

Perché sì – Il sardo è al crocevia della propria carriera e non lascerà nulla di intentato pur di conquistare il gradino più alto del podio. Sulle salite del Giro ha già sfornato alcune delle prestazioni più esaltanti della sua carriera, mettendo alle corde anche avversari ben più quotati sulla carta. Tra tutti i contendenti il “Cavaliere dei Quattro Mori” è forse il più dotato sotto il profilo della grinta e della resistenza sotto sforzo, senza dimenticarsi del fatto che conosce meglio di chiunque altro le nostre strade. Tappe come quella di Bardonecchia e di Cervinia, traguardo dove ha già fatto la differenza in passato, sembrano inoltre ben sposarsi con le qualità dell’alfiere della UAE. Da sottolineare infine anche il capitolo squadra, visto che Aru avrà al proprio fianco un gruppo solido ed interamente dedito alla sua causa, in grado di metterlo nelle migliori condizioni possibili per andare alla caccia del bersaglio grosso.

Perché no – Il tallone d’Achille rimane quello della continuità nell’arco delle 3 settimane. Raramente Aru ha concluso un GT senza incappare in almeno una giornata storta e questo fatto rappresenta un handicap non da poco per un atleta che punte alla vittoria in questo genere di competizioni. La voglia di rivalsa dopo il forfait forzato del 2017 non deve poi trasformarsi in foga, visto che, al cospetto di avversari di questo tipo, bisognerà scegliere con accuratezza quando e come colpire. Molto pericolosa a riguardo la crono di Rovereto, che potrebbe metterlo, sia prima che dopo, nella scomoda condizione di dover attaccare ad ogni costo, per recuperare terreno nei confronti di un Froome o di un Dumoulin.

 

Thibaut Pinot

 

 

Perché sì – Tra gli uomini in prima fila è il meno gettonato, ma questo non rappresenta necessariamente uno svantaggio. Il transalpino avrà meno da perdere e meno da dimostrare degli altri, con la possibilità di nascondersi o di prendere la corsa di petto a seconda del momento. Al Tour of the Alps ha fatto capire di essere già molto vicino al top della forma e non sarebbe utopia vederlo viaggiare in zona podio già dopo l’Etna. Sembra piuttosto vaccinato alle crisi e la sensazione è che l’anno scorso abbia soltanto preso le misure ad una corsa che non ha fatto mistero di apprezzare.

Perché no – Oltre che delizia la costanza di rendimento è anche croce per il leader della Groupama-FDJ. Siamo infatti di fronte ad un corridore che di rado molla la presa in salita, ma che al tempo stesso non ha nel DNA i numeri per staccare tutti o per proporsi con attacchi di peso dalla distanza. Visti gli equilibri delle forze in campo per vincere dovrà infatti fare un salto di qualità caratteriale ed esporsi con forza in prima persona, cosa tuttavia non semplice per chi è più abituato ad agire di rimessa o sulle mosse altrui.

 

Gli outsiders di lusso

 

Tra gli uomini di classifica non in cima alla griglia quello più temibile a livello potenziale è Miguel Angel Lopez (Astana). Il brevilineo scalatore colombiano sarà una vera mina vagante sulle grandi montagne e, vista anche la qualità della propria squadra, ha tutte le carte in regola per dinamitare la corsa. Le aspettative devono tuttavia essere tarate sia sulla sua inesperienza, è al primo GT da capitano unico, che sui suoi limiti nelle prove contro il tempo, che potrebbero proiettarlo in una posizione troppo defilata per incidere concretamente nella partita per il podio. Collettivo di livello anche per la coppia della Mitchelton-Scott composta da Johan Esteban Chaves e Simon Yates, che condivideranno gradi e ruolo almeno fino ad indicazioni chiare dalla strada. Il primo vanta un certo feeling con il Giro e punterà a ritrovare fiducia dopo un periodo più di bassi che di alti, mentre il secondo si è messo in ottima luce nel corso della primavera e, in caso di situazione favorevole nella generale, potrebbe essere una pedina chiave per orchestrare azioni a lunga gittata. Dura poi immaginare una top 7 priva di Domenico Pozzovivo (Bahrain-Merida), già in grande spolvero al Tour of the Alps e vera e propria sicurezza quando si tratta di affrontare e di superare le difficoltà della Corsa Rosa.

 

Le possibili sorprese

 

Nel mazzo degli atleti desiderosi di curare la generale non mancano delle carte interessanti ed in grado di arrivare a Roma con un piazzamento ampiamente all’interno della top 10. Tra gli azzurri buone chance per Davide Formolo (Bora-hansgrohe), inseritosi col piglio giusto in un team che sembra più che mai deciso a valorizzarlo nelle corse a tappe. Atteso invece all’ormai abituale approccio da regolarista Louis Meintjes (Dimension Data), atleta coriaceo, è tra quelli che dovrebbero emergere nella terza settimana, quanto restio a prendere iniziative. Dovrebbe essere più frizzante e battagliera la presenza di George Bennett (Team LottoNL-Jumbo), cresciuto esponenzialmente nelle ultime annate ed ormai interprete credibile anche per quel che concerne i GT. Si infine divideranno tra tappe e generale Michael Woods (Team EF Education First-Drapac), nei 10 all’ultima Vuelta, Alexandre Geniez (AG2R La Mondiale), Gianluca Brambilla (Trek Segafredo), Richard Carapaz (Movistar) e Ben Hermans (Israel Cycling Academy).

Il nostro borsino dei favoriti:

 Froome

 Dumoulin

 Aru, Pinot

 Lopez, Chaves, Pozzovivo, Yates

 Formolo, Bennett, Meintjes, Woods





02/05/2018

Marco Bea


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