Giro d'Italia 2019
In 5 per una rosa, Dumoulin il primo favorito, l'Italia si aggrappa a Nibali

In 5 per una rosa, Dumoulin il primo favorito, l'Italia si aggrappa a Nibali
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Siamo ai nastri di partenza di un Giro d’Italia 2019 che, per quel che concerne la conquista della maglia rosa, si prospetta come un viaggio quanto mai avvincente affascinante. Un fascino che deriva innanzitutto dallo spessore del parterre dei pretendenti al “Trofeo Senza Fine”, oltremodo tarato verso l’alto ma privo di un potenziale padrone della corsa. Andiamo quindi a scandagliare i protagonisti di una sfida da vivere col fiato sospeso dalla partenza di Bologna fino all’ultimo metro del gran finale di Verona, a partire dai 5 corridori più accreditati alla vigilia.

 

Tom Dumoulin

 

 

Perché sì – Il doppio 2° posto al Giro e al Tour del 2018 è un biglietto da visita eloquente per un corridore che, nelle ultime due stagioni, è stato inferiore solo a Chris Froome per continuità di rendimento in questo genere di competizioni. L’olandese  incarna ormai il prototipo dell’atleta da GT di questa decade, capace di abbinare alla supremazia nelle crono una straordinaria solidità in salita. Stavolta avrà inoltre a disposizione ben 3 prove contro il tempo per smorzare sul nascere le ambizioni di molti dei suoi rivali, che per staccarlo non avranno vita facile neanche sulle vette alpine più impegnative. La sua mai celata predilezione per le strade italiane contribuisce a renderlo il favorito principe di quest’edizione, ruolo che non lo spaventa di certo.

Perché no – Al Giro inaugurerà il suo secondo tentativo consecutivo di double e non è affatto garantito che riesca a mantenere gli stessi standard dello scorso anno nella conduzione di un progetto così logorante. Ogni pedalata dovrà essere ponderata anche in funzione di quello che accadrà il prossimo luglio, con il rischio di doversi trovare giocoforza a concedere qualcosa a livello sia di applicazione mentale che di brillantezza. Dopo la crono di San Marino inizierà per lui una corsa strettamente di difesa, nella quale si ritroverà tanti, forse troppi, avversari da controllare. Per sostenerlo infine il Team Sunweb gli ha cucito addosso una selezione valida quanto giovane, che in alcune giornate potrebbe far fatica a rimanere arroccata intorno al proprio leader.

 

Simon Yates

 

 

Perché sì – Dietro al suo ritorno in Italia c’è la volontà di finire quel lavoro interrottosi sul più bello nella passata edizione e stavolta c’è da mettere la mano sul fuoco che non si smarrirà a pochi passi dal traguardo. Con la vittoria all’ultima Vuelta ha saputo lasciarsi subito alle spalle la batosta di Bardonecchia, esperienza dalla quale sembra aver davvero fatto tesoro. Quest’anno viene da una primavera meno dispendiosa ed appariscente in quanto a risultati, in cui ha comunque fornito dei chiari indizi sulla bontà del lavoro svolto in ottica Giro. Ad impressionare sono stati soprattutto i suoi miglioramenti contro le lancette, grazie ai quali ha completato l’ultimo step per diventare un atleta da GT a tutto tondo. Sa correre all’attacco come pochi altri e farà da spauracchio su qualsiasi tipo di salita, a partire da quelle più brevi che verranno affrontate nei primi 15 giorni.

Perché no – Comprendere i propri errori è un ottimo passo in avanti, ma la vera differenza sta nel non replicarli. Per indole e voglia di rivalsa il “folletto di Bury” sarà tentato spesso dalla possibilità di prendere di petto la corsa, a costo di esporsi al pericolo di cedere qualcosa alla distanza. Al cospetto di una 3° settimana davvero esigente il capitano della Mitchelton-Scott dovrà quindi essere bravo a centellinare le energie e a non farsi ingolosire troppo da alcuni arrivi decisamente adatti a lui, ma destinati a non spostare troppo gli equilibri della generale. La crisi di un anno fa potrebbe essere inoltre legata più di quanto immaginiamo a fattori strutturali anziché congiunturali, mascherati magari da un successo alla Vuelta giunto con condizioni ben più favorevoli, sia in quanto a tracciato che a freschezza dei rivali, di quelle che troverà nel prossimo mese. Solo questo Giro saprà quindi dirci se il vero Simon Yates è quello del Colle delle Finestre o della trionfale cavalcata iberica.

 

Primoz Roglic

 

 

Perché sì – All’interno del lotto dei favoriti lo sloveno vanta per distacco il miglior percorso di avvicinamento al Giro. L’ex saltatore con gli sci è imbattuto nelle corse a tappe disputate quest’anno, ovvero UAE Tour, Tirreno-Adriatico e Giro di Romandia, nelle quali si è trovato a suo agio in qualsiasi tipo di terreno e situazione tattica. Nelle crono è tra i pochi che può reggere il confronto con Dumoulin e sulle grandi salite non ha ancora scoperto del tutto i propri limiti. Nonostante sia alla soglia dei 30 anni è un corridore in piena evoluzione tecnica e fisica, vista la sua carriera ancora piuttosto giovane, il che lo rende senza dubbio il contendente meno leggibile per gli avversari.

Perché no – A livello di GT vanta come unico risultato di rilievo il 4° posto al Tour 2018, in un’edizione oltremodo bloccata per gli uomini di classifica, forse un po’ poco per definirne la reale caratura in vista di un test stressante come quello della Corsa Rosa. Nelle prossime settimane dovrà far fronte a dinamiche molto più complesse di quelle delle brevi gare tappe, sua comfort zone naturale, ritrovandosi anche a gestire delle pressioni fino ad oggi mai sperimentate in simili contesti. Il fatto di presentarsi al via già al top della condizione potrebbe infine rivelarsi un boomerang in vista delle difficoltà che attenderanno la carovana negli ultimi giorni di corsa, in occasione delle quali graveranno diverse incognite di tenuta sull’alfiere del Team Jumbo-Visma.

 

Vincenzo Nibali

 

 

Perché sì – Non scende dal podio dal 2010, 2 vittorie, 1 secondo e 2 terzi posti nelle ultime 5 partecipazioni, è il più titolato dei big e conosce a menadito ogni segreto ed insidia del Giro. Sono in primis questioni di rango a sostenere il sogno tripletta in rosa, riuscita nella storia ad un club esclusivo di campioni, dello Squalo, sulle cui spalle ricadranno ancora una volta le speranze degli appassionati nostrani. Stavolta il messinese non si è voluto nascondere neanche negli appuntamenti di preparazione, lasciando intendere tra Tour of the Alps e Liegi di essere pronto a dare battaglia sin da subito. Grazie alla sua esperienza e alle sue capacità di lettura dei vari momenti di corsa potrebbe quindi provare a cogliere in fallo i rivali già nella prime 12 tappe, in attesa delle numerose montagne concentrate nel finale. Il disegno e i chilometraggi dell’ultima settimana sembrano infatti calzare a pennello con le sue doti di fondo, che lo porteranno ad interpretare la gara in crescendo.

Perché no – Una buona fetta delle sue possibilità di successo dipenderà dal suo comportamento nelle crono e in alcune tappe di montagna, come Anterselva, San Martino di Castrozza e Courmayeur, dove potrebbe soffrire lo scontro frontale con rivali dotati di maggior cambio passo. In un tracciato costruito in maniera così bipolare non ci saranno inoltre tante occasioni per bagnare le polveri altrui in vista della fase decisiva, nella quale bisognerà vedersela con un atleta altrettanto attrezzato sul piano della resistenza come Dumoulin, tra l’altro già uscito vincitore in un head to head con Nibali nell’edizione 2017. In caso di trionfo il frontman della Bahrain-Merida scalzerebbe infine Fiorenzo Magni nella classifica della maglia rosa più anziana di sempre, ma il fatto che questa impresa sia riuscita, una volta superati i 34 anni, soltanto al “Leone delle Fiandre” e all’elvetico Rominger ne certifica di suo la difficoltà.

 

Miguel Angel Lopez

 

 

Perché sì – Oltre ad essere uno scalatore sopraffino il colombiano ha dalla sua il pedigree più nobile tra le nuove leve dei GT. Dopo un 2018 chiuso con una 3° piazza sia al Giro che alla Vuelta è lecito attendersi un’ulteriore progressione da parte di un corridore che, a soli 25 anni, deve ancora svelare tutte le sue potenzialità. Quando si comincerà a fare sul serio sulle grandi montagne sarà il cliente da tenere d’occhio con maggiore attenzione, poiché sa esprimersi a livelli d’eccellenza sia sulle pendenze più aspre, che sulle distanze e, soprattutto, sulle altitudini più elevate. Come collettivo l’Astana sta vivendo inoltre una stagione stellare e anche al Giro presenterà a sostegno del proprio leader una selezione strutturata come nessun’altra per le tappe più dure, perfetta per giostrare anche degli attacchi a lunga gittata.

Perché no – 60 km complessivi di cronometro non sono di certo l’ideale per chi, come “Superman”, patisce oltremodo questo esercizio. Un passivo pesante nelle pur atipiche prove di Bologna e San Marino costituirebbe una bella mazzata, soprattutto morale, in vista dell’ultima settimana, alla quale potrebbe approcciarsi con ambizioni troppo ridimensionate per spendere con convinzione sé stesso e i compagni in un tentativo di rimonta al vertice. Per raggiungere una dimensione vincente dovrà inoltre fare un salto di qualità non solo in termini caratteriali, a volte tende ad accontentarsi dei successi parziali invece che puntare al bersaglio grosso in classifica, ma anche di padronanza della squadra, fondamentale per tenere le redini di un gruppo in cui c’è il rischio di pestarsi i piedi.

 

Gli outsiders di lusso

 

Rimasta orfana all’ultimo minuto di Valverde la Movistar schiererà comunque due potenziali mine vaganti come Mikel Landa e Richard Carapaz, rivelazione dell’ultima Corsa Rosa con il 4° posto finale e il successo di tappa di Montevergine. Entrambi dovranno senza dubbio soffrire nelle prove contro il tempo, ma potrebbero recitare il ruolo di ago della bilancia nelle frazioni conclusive, specie se dovessero arrivarci con una buona posizione d’attacco in classifica. Andrà invece a caccia del rilancio con ambizioni da top 5 Ilnur Zakarin (Team Katusha – Alpecin), elemento che, cadute permettendo, cercherà di ritrovare il colpo di pedale della fortunata stagione 2017, in cui fu 5° al Giro e 3° alla Vuelta. Dopo una primavera di battaglia, con risultati sorprendenti, sulle pietre fiamminghe tornerà a cimentarsi coi GT Bob Jungels (Deceuninck – Quick Step), su strade che in passato ha già dimostrato di gradire, come testimoniato dalle due top 10 e dalle altrettante maglie bianche conquistate nel 2016 e nel 2017. Pur nelle vesti di luogotenenti ci saranno poi da seguire in casa Astana Ion Izagirre e Pello Bilbao, 6° un anno fa, atleti che ricoprirebbero il ruolo di capitani unici nella maggior parte delle restanti formazioni. Discorso analogo anche per Domenico Pozzovivo (Bahrain-Merida), ultimo uomo di Nibali per le grandi montagne,  che in avvio potrebbe però accusare gli strascichi della brutta caduta all’ultima Freccia Vallone, con annessa commozione celebrale e frattura nasale.

 

Le possibili sorprese

 

Per il primo GT della propria storia il Team INEOS si affiderà, in contumacia di Egan Bernal, a due giovani di talento come Pavel Sivakov e Tao Geoghegan Hart, che potranno vivere la prima esperienza da uomini di classifica senza particolari pressioni. Il più affidabile sulla carta dovrebbe essere il russo classe 1997, fresco di vittoria al Tour of the Alps, ma anche il britannico ha le qualità per farsi vedere a ridosso della top 10, senza disdegnare i successi parziali. Nella Bora-Hansgrohe partiranno alla pari Davide Formolo e Rafal Majka, con quest’ultimo che, in caso di naufragio nelle crono, potrebbe essere però dirottato sulle fughe da lontano. Per il veneto questo Giro rappresenterà invece l’ultima chiamata per testare le sue ambizioni nei GT, dopo una primavera in cui ha offerto dei bei lampi di classe con la vittoria nell’ultima tappa del Giro di Catalogna e la piazza d’onore alla Liegi. In una corsa adatta ai fondisti hanno tutte le carte in regola per stupire uomini di comprovata esperienza come Bauke Mollema (Trek-Segafredo) e Tanel Kangert (EF Education First), all’esordio nella veste di primattore dopo tanti km macinati sulle montagne al servizio dei capitani.

 

Il nostro borsino dei favoriti:

 Dumoulin

 Yates, Roglic

 Nibali, Lopez

 Landa, Zakarin, Carapaz, Jungels

 Izagirre, Sivakov, Bilbao, Formolo, Mollema, Majka, Pozzovivo, Geoghegan Hart, Kangert

 

Le quote dei bookmakers

Roglic, Primoz 2,75
Dumoulin, Tom 3,50
Yates, Simon 4,50
Nibali, Vincenzo 5,50
Lopez Moreno, Miguel 12
Landa Meana, Mikel 20
Carapaz, Richard 50
Zakarin, Ilnur 66
Hart, Tao Geoghegan 66
Majka, Rafal 75
Sosa, Ivan Ramiro 75
Formolo, Davide 75
Pozzovivo, Domenico 100
Sivakov, Pavel 100
Oomen, Sam 100
Jungels, Bob 100
Mollema, Bauke 100
Izagirre Insausti, J 150
Oconnor, Ben 250
Bilbao, Pello 250
Chaves Rubio, Johan 250
Ciccone, Giulio 350
Kangert, Tanel 350
Vuillermoz, Alexis 350
Gallopin, Tony 350
Altro 25





08/05/2019

Marco Bea


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